
Liberazione
L'uomo protagonista della storia - 1974/5
In che misura può essere protagonista della storia un uomo simile? Quale speranza può animarlo? Cosa significa per lui "gioia di vivere"?
Se poi questo uomo, proprio quello che ha scritto queste parole, è stato chiamato Santo dalla tradizione della Chiesa e le sue Lettere fanno parte del Canone del Nuovo Testamento, la questione diventa ancora più inquietante. Urgono lumi.
Forse "l'uomo asse e freccia dell'evoluzione" è solo un'immagine incoraggiante?
A meno che evoluzione non sia sinonimo di liberazione dall'illusione di poter fare qualcosa senza la grazia.
La grazia, chissà perché, di magari cominciare a mettere insieme brandelli di senso che emergono da anni o secoli di schiavitù.
Esiste una Legge antica perché sia svelata la banalità della schiavitù.
Un passo più in là, scritta, rivelata, gridata ai quattro venti, la Via che spezza la catena. Come è possibile che non l'abbia vista prima? Chi può dire in tutta sincerità di non averne mai sentito parlare?
Tutto quello che posso fare è mantenere salda la lanterna e non permettere che si affievolisca.
Ed è liberazione. Permanente. Ogni giorno. Mai raggiunta una volta per tutte.
_________________________
DOMENICO CALARCO
L'uomo protagonista della storia - editoriale, in CEM Mondialità 1974/05, p. 3.
Non è per seguire una certa moda del linguaggio, in parte scaduta in demagogia, che abbiamo pensato di indicare agli insegnanti un tema-base: "Il dinamismo della liberazione dell'uomo nella storia", come progetto di lavoro da costruire insieme per l'anno scolastico 1974/75.
L'educazione e la scuola dovrebbero promuovere quella facoltà critica che porta a riflettere intorno alla società e ai suoi valori.
Proprio questa facoltà può affrancare dal peso delle alienazioni che grava sulla possibilità dell'espansione di sé, e suscitare il senso acuto della responsabilità verso gli uomini e la storia.
Giudizio critico e senso morale non possono maturare senza imparare a leggere e ad interpretare in concreto l'esigenza di liberazione come dimensione esistenziale dell'uomo.
Esistono i paladini dei sistemi socio-economici e politici che opprimono l'uomo nella dignità e nei diritti e sono abili nello screditare il termine "liberazione", come se fosse una parola mitica, un sogno, o peggio, un'invenzione diabolica. Ma questo non basta per annullarne il senso, oggi come ieri. La parola liberazione ha un'energia propulsiva, che sostiene il cammino sulle vie della storia.
Il processo di liberazione è personale, esistenziale e permanente; consiste nel mettere l'uomo nelle condizioni di realizzare la propria dignità. La dignità comprende ogni dimensione umana, si estende in ogni campo: nel sociale, nell'economia, nella politica, nella cultura, nella religione. Sarebbe un errore considerarne solo gli aspetti materiali e temporali, sottraendole la dimensione spirituale ed escatologica.
Il processo di liberazione dell'uomo non è astratto e disincarnato; si attua nel corso della storia. Quella autentica, che non è fatta solo di eventi che si susseguono cronologicamente, ma di dinamismi del pensiero culturale, religioso, sociale ed economico.
La storia non è puro accadimento, effettualità bruta, realtà esteriore ed indipendente dall'uomo: la storia porta con sé gli sforzi, le sconfitte e le vittorie degli uomini.
Nelle sue varie "stazioni", come una Via Crucis, rappresenta una progressiva liberazione dai condizionamenti del bisogno, dell'ignoranza, del timore, dell'oppressione, dell'etnocentrismo e del nazionalismo.
L'uomo - ogni uomo, tutti gli uomini - non è l'oggetto in balia della storia, ma ne è il protagonista.
L'uomo è non solo il costruttore della storia, ma anche l'artefice principale e il responsabile della riuscita della sua stessa liberazione.
L'energia liberatrice, provocando il passaggio da uno stadio meno umano a uno più umano, fa perno proprio sulla coscienza, sulla dignità, sull'uomo, che non si appaga mai di ciò che ha raggiunto, perché ha un modello inesauribile; sull'uomo, "non già centro statico del mondo - come egli per molto tempo ha creduto di essere -, ma asse e freccia dell'evoluzione: il che è assai più bello" (P. Teilhard de Chardin).

