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Discepoli nella notte

| Marina Greco


Un brano di Silvestro Volta.

Introduzione: Silvestro Volta entrò nell'Istituto Saveriano nel 1927 e fu ordinato sacerdote a 24. Come medico fu inviato in Cina, Sierra Leone, Tanzania, Zaire e Brasile.Uomo pieno di interessi, arguto osservatore e abile narratore ci ha lasciato, tra l’altro, un libro intitolato Messia il figlio dell’uomo, pubblicato nel 1977 a Bergamo.
Da questo libro è tratto il brano che segue, preparato nel luglio del 2017 per la Direzione Generale dei Missionari Saveriani.
Si tratta di un commento alla storia di Nicodemo, che vediamo avviarsi nel buio della notte per andare a trovare Gesù.
Il buio, negli scritti giovannei, sta ad indicare il disorientamento.
Avviarsi e camminare nella notte rappresenta il desiderio di scuotersi di chi, normalmente ancorato alle abitudini del proprio quotidiano, sente di dover continuare a cercare e prova tuttavia timore a seguire con decisione le orme del Maestro.
L’età di Nicodemo, il suo essere un “buon uomo”, ma non ancora un “uomo buono”, gettano forse una luce su questa condizione media d’incertezza e irresolutezza che caratterizza la nostra umanità.
Il tono vivace è tipico di Silvestro Volta, che come seguendo il flusso di coscienza, s’immedesima ora in se stesso, ora in Nicodemo, ora in Gesù.

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Cominciano le visite notturne; gente che ha molti interessi da salvaguardare alla luce del giorno. Impegnarsi sì, ma sempre con prudenza. Può darsi che sia uno di quelli di cui non si fidava. Viene di notte; si chiama Nicodemo ed è un fariseo, membro del sinedrio... Però è colpito dai miracoli visti magari con i suoi occhi in Gerusalemme. Non può esporsi di giorno: il suo nome è certamente arrivato in sinedrio e non benevolmente. Se sanno che lui è andato da Gesù, può essere una colossale imprudenza... e non andarci potrebbe essere un diniego alla voce di Dio. Qualcosa bisogna pur salvare a questo povero Nicodemo che non ha il coraggio di tagliare con il passato, e nemmeno immaginare di tagliare il passato per avventurarsi in un futuro che pur sostenuto dai miracoli sente molto precario. In fondo Gesù è un uomo, piuttosto giovane, uscito da Nazareth, un villaggio nemmeno segnato sulla mappa, con un piglio da avventuriero... ha dello spirito, se volete. In psicologia capiamo bene che un Nicodemo non è fatto per Gesù: c’è un modo così diverso di vedere le cose e la vita. Nicodemo in fondo arriva ad essere un buon uomo, senza essere un uomo buono. L’uomo giusto come Giuseppe... anche lui era un silenzioso... e dirò l’uomo della notte di Nicodemo... ma le notti di Giuseppe erano differenti. Il dialogo di Cristo ne è la conferma: approderà a molto poco. « Vi era tra i farisei un uomo chiamato Nicodemo, uno dei capi dei Giudei. Egli andò a Gesù di notte... » Dove era Cristo? In qualche casa dei suoi ammiratori? Domani può far la spia o perlomeno propalare la notizia ‘Sai, è venuto Nicodemo... è venuto il presidente della repubblica...’ Si ripete sempre la storia... Ma Nicodemo non vuol restare nella tagliola; è troppo prudente. Sembra che Cristo sia solo. Gli disse: «Rabbi, noi sappiamo che sei venuto da Dio, come maestro, perché nessuno può fare i miracoli, che tu fai, se Dio non è con lui». L’introduzione può essere valida, benché sappia di orientale. Per tutti gli uomini l’incontro ha sempre un complimento, ed è anche per la natura delle cose... quasi un farsi dimenticare di non essersi conosciuti prima: quindi si vuol rimediare. In Oriente è qualcosa di più. I complimenti arrivano perfino a stomacarti tanto sono smaccati. Ricordo in Cina con i loro « tuo- pu-ci » che intercalano per abbassare loro e per alzare te... sempre che abbiano interesse. Nicodemo è un buon orientale: comincia con « Rabbi » professore, e di che università? Giustifica però il titolo che gli dà con quel «miracoli che tu fai». ‘Contra factum non datur argumentum’: si può ben tentare il «professore».

Gesù gli rispose: «In verità, in verità ti dico: se uno non nasce di nuovo, dall’alto, non può vedere il regno di Dio». Va subito all’osso senza tanti complimenti; pare perfino maleducato... e invece è definitivo. Il sinedrio viene dall’alto? La tua vita è veramente una vita?

Nicodemo para il colpo con un’ingenuità che arriva ad essere banale: «Come può nascere un uomo che è già vecchio? Può forse entrare nel grembo di sua madre una seconda volta e rinascere?» Gira l’argomento, non si è preparato al colpo. Cristo in definitiva gli dice: devi cambiar tutto... lasciare una vita che non è vita e ricominciare. È troppo per un vecchio e un vecchio sotto l’ombra del sinedrio; eppure Cristo è lì come dissezionatore; per non uccidere Nicodemo gli dice eufemisticamente: bisogna rinascere. Una risoluzione alla radice. Signore, ma ha un passato troppo impegnato per decidere su due piedi anche intellettualmente. Lui è venuto per incontrarsi col facitore di miracoli, e può essere una buona idea per incontrarlo. Nel fondo del cuore umano a decidere certa gente, c’è sempre l’interesse: qui come ammirazione... ma per conoscenza: ‘Come fai a far tanti miracoli e così validi? Devi essere dalla parte di Dio’. Questa è una conclusione abbastanza sicura. Nicodemo viene per una cosa, ma Cristo ne vuole un’altra. S’inoltrano in una discussione che potrebbe essere a carattere teologico: una specie di cassa da morto... Ora bisogna individuare chi sarà il morto. Gesù non accetta di essere un fossore o un becchino: «In verità, in verità ti dico: se uno non nasce dall’acqua e dallo Spirito, non può entrare nel Regno di Dio. Ciò che è nato dalla carne, è carne; e ciò che è nato dallo spirito, è spirito. Non ti meravigliare perché io ti ho detto: dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e tu ne odi il suono, ma non sai donde viene e dove va. Così è di chiunque è nato dallo Spirito». Nicodemo è come una preda del solco negli artigli di un gheppio. Gesù cerca di non fargli male... ma bisogna concludere qualcosa. Nicodemo è già vecchio e se non si decide a rinascere non c’è che una desolata tomba. Nicodemo pare che non sia deciso a rinascere, ma pare anche deciso di non andare nella tomba. Tenta una domanda-risposta che può essere del vecchio bagaglio. «Rispose Nicodemo: Come è possibile che questo avvenga?»

È l’ultima parola che l’evangelista riporta qui nei riguardi di Nicodemo. Gesù fa un lungo discorso per la penna di Giovanni. Certamente non è fatto per essere capito da Nicodemo. L’avrebbe potuto capire se non avesse portato dal Maestro troppo vecchio mondo con sé…