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Querida Amazonia

| Marina Greco


Una riflessione sull' esortazione apostolica di Papa Francesco

L'esortazione "Querida Amazonia"[1], pubblicata il 12 febbraio, ha provocato reazioni contrastanti.
Alcuni hanno lodato il tono lirico e il forte impegno sociale, altri sono stati delusi dalla mancanza di progressi sulla questione dei ministeri: nulla vi è scritto sull'ordinazione di uomini sposati, nulla sul diaconato femminile, tracce tuttavia suggerite dal documento finale del sinodo.
Prima di andare ai temi principali dell'esortazione, alcune parole su quest'ultimo punto:
è scritto esplicitamente che l'esortazione non sostituisce il documento finale del sinodo, frutto di un'ampia collaborazione, e il Papa invita a "leggerlo per intero" (3).
I vaticanisti noteranno anche che il documento è firmato da San Giovanni in Laterano e non dal Vaticano, il che sembra renderlo più "modesto".

Uno sguardo favorevole – a me francamente è piaciuto – leggerà nel testo un invito a continuare la riflessione sulle questioni affrontate dal Sinodo, comprese quelle dei ministeri.
L'esortazione in effetti non chiude le porte. Anche se il Papa ricorda i punti dottrinali, non si può non notare un elemento stilistico originale: la voce della poesia che tesse il discorso.
Più che un semplice ornamento estetico, sembra testimoniare che "solo la poesia, con l'umiltà della sua voce, potrà salvare questo mondo" (46, citazione da un canto brasiliano di Vinicius de Moraes).

Detto questo, gli sviluppi sembrano mettere in evidenza una dialettica degli opposti:
da una parte, si ricorda l'importanza dell'Eucaristia che "fa la Chiesa" e il fatto che solo un ministro ordinato può presiederla (così come il sacramento del perdono); dall'altra, il Papa incoraggia lo sviluppo di una "cultura ecclesiale propria e marcatamente laicale" (94).
Il resto del testo contiene anche un invito ad osare: “le autentiche soluzioni non si raggiungono mai annacquando l’audacia […] la via d’uscita si trova per “traboccamento”, trascendendo la dialettica che limita la visione […] al fine di cercare vie più ampie e coraggiose” (105).

Quando ci imbattiamo in proposizioni contrarie o su posizioni opposte è possibile andare oltre "cercando altre vie migliori, forse non immaginate" (104).

Quali potrebbero essere questi "percorsi"? È una chiamata ad un rinnovamento dei ministeri? Il futuro ci dirà.

Dei quattro “sogni” che compongono l’esortazione, capitolo per capitolo, il "sogno ecclesiale" è l'ultimo.
È preceduto dal "sogno sociale", dal "sogno culturale" e dal "sogno ecologico".
Il primo e il terzo sono già stati affrontati in documenti precedenti, ad esempio nei discorsi ai movimenti popolari o nell'enciclica Laudato si’. L'Amazzonia è una terra di predilezione per affrontare questi temi, in quanto magnifica riserva di risorse ambientali, terribilmente sfruttata a beneficio esclusivo di pochi.
Il suo sviluppo dovrebbe essere promosso di concerto con le popolazioni locali e, ovviamente, non solo per loro, ma con loro. (27).

Il sogno culturale è forse il più originale: "la grazia suppone la cultura" (68).
Il Papa insiste non solo sull'inculturazione, anche in campo liturgico (il Sinodo ne aveva parlato), ma pure sulla pluralità culturale che è una ricchezza. Ritorna simbolicamente la figura geometrica preferita, il "poliedro": le culture tradizionali sono un tesoro da non perdere, perchè la comunità umana non venga corrosa, ma la difesa delle identità comporta relazioni con gli altri, improntate a criteri di giustizia.
Citando Giovanni Paolo II, l'attuale Papa scrive: “Una cultura può diventare sterile quando «si chiude in se stessa e cerca di perpetuare forme di vita invecchiate, rifiutando ogni scambio e confronto intorno alla verità dell’uomo» ... "(37).
Questo, forse, vale anche per la cultura ecclesiale. Sono proprio l'incontro e il dialogo che aiutano a progredire verso un'autentica scoperta di sé: “L’identità e il dialogo non sono nemici” (37).

Se possiamo leggere in questa prospettiva e la adottiamo non solo verso le culture tradizionali amazzoniche, ma anche verso le diverse culture del tempo presente, ci accorgiamo che il contributo dottrinale e ministeriale della Chiesa non è relativizzato, ma costretto al confronto per non rimanere sterile e distante; il dialogo sarà ineludibile.
Io credo che questo testo rappresenti un ulteriore progresso e non una parola finale.

 

[1] http://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20200202_querida-amazonia.html