
Madri
Anno 1946: una lettera di Primo Mazzolari
Certamente non è ancora la festa della mamma: ufficialmente dovremmo aspettare il mese di maggio. Tuttavia è giunta da poco la scansione di un testo di P. Pacifico Fellini sx da uno dei tanti luoghi saveriani sparsi per il mondo. Gli studenti di Kinshasha, guidati da P. Faustino Turco, forse un po' nostalgici delle loro mamme, hanno provveduto ad effettuare e inviare la scansione che trovate qui.
All'inizio del libro è riportata una lettera di Don Primo Mazzolari a proposito della "mamma".
Certo, a dire il vero, una certa resistenza mi s'impone, come sempre, davanti a questo linguaggio che all'orecchio di oggi può suonare "al rosolio", come diceva una mia professoressa di lettere tanti anni fa.
Eppure c'è dentro molto di vero. Quindi v'invito a leggerla, se possibile, con la mente sgombra da pregiudizi vecchi e nuovi e a raccontarvela come vi piacerebbe che suonasse alle vostre orecchie.
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La mamma non si presenta: tutt’al più dico all'ospite che viene dove si mangia e la trova che sta preparandogli il pane: - mia mamma! - E ognuno capisce. Il resto del nome è tutto nostro, unicamente nostro. Anche se lo pronunci, non va fuori: il modo di dirlo ne indica l'inalienabile appartenenza, e il sorriso che gli metti dintorno, gli fa da siepe e dice nostra la mamma che è nostra.
Colui però che ci ascolta e fissa la fragile creatura che gli presenti, un po’ se la porta via anche lui senza rubarci nulla. Se la porta via e se la mette nel cuore, dove c'è un vuoto o una presenza. E il vuoto si gonfia di pianto, e la presenza si ravviva e si fa una sola mamma.
Se non ci siamo ancora disfatti lo dobbiamo, noi poveri uomini, a questa parentela che c’è tra le mamme, per cui tutte le mamme sono le nostre mamme e noi siamo, buoni e grami insieme, dei figliuoli, i loro figliuoli.
Quanti delitti ha fermato il nome di mamma! Quante grazie ha compiuto questo nome benedetto! La Madonna che è la mamma del Signore, deve aver comunicato ad ogni mamma un po’ della sua “supplice onnipotenza”. E il miracolo si compie.
Non scorgo precisamente il volto di mamma Giulia, la mamma del Missionario: ma forse l’ho incontrata sulla strada che mena da Bozzolo a Spineda.
Non ha niente di speciale la mamma del Missionario: molti almeno non ce lo vedono. Ma chi ha l’occhio sul di là, ci trova quasi uno stile in ogni mamma. Esse sanno e ricevono, plasmano e si trasfigurano. La vocazione, d’accordo, non è del sangue, ma anche il sangue in essa si purifica e risponde ai misteriosi appelli dello spirito, che non viene generato dalla carne, ma che alla carne s’appoggia e in essa s’incornicia.
Ho visto certo mamma Giulia in ginocchio nella chiesa di Spineda. Le mamme pregano, come l’acqua disseta e il sole illumina e le allodole cantano. E ognuno gode della loro preghiera, anche se ognuna conosce un solo nome quando prega. Il cuore di una mamma non sta chiuso: è sempre in missione. È un convento con foresteria più larga del capitolo ove c’è sempre un po’ di posto, sempre un po’ di pane e una parola di pietà. Anche per chi gli ha ucciso il figlio.
Quand’è così - ed è proprio così - non soltanto dove è nata mamma Giulia, ma ovunque ella ha appoggiato il cuore, è un Belvedere.
Anche le tue pagine, o caro Padre Pacifico.
Bozzolo, Festa di S. Giulia 1946.
Sac. PRIMO MAZZOLARI

