
L'astuzia del rospo
L'astuzia del rospo
Favola dei Lega - Zaire
Riproponiamo qui la seconda favola della raccolta di Lino Ballarin sx "La figlia del sole e altre favole africane”, pubblicata nel 1979 dalla Editrice Missionaria Italiana. Segue una possibile pista di lettura.
Un giorno il rospo si trovò in miseria e pensò di chiedere aiuto ai suoi amici. Si presentò allo scarafaggio e gli disse:
“Caro amico, ho bisogno del tuo aiuto, tu solo puoi tirarmi fuori dai guai. Mia moglie è morta e non ho niente da offrire a quelli che vengono a presentarmi le condoglianze. Non potresti prestarmi una capra?”
Lo scarafaggio, commosso, gli diede una capra. Congedandosi il rospo disse:
“Vieni da me lunedì prossimo alle nove; allora ti restituirò la bestia.
Poi si recò dalla gallina e le raccontò la storia pietosa domandandole in prestito una decina d'uova. Anche la gallina si lasciò impietosire e lo accontentò. Anche a lei diede l'appuntamento:
“Vieni da me lunedì alle nove e trenta e ti restituirò le uova”.
Andò poi dallo sciacallo e ripeté il racconto. Ottenne da lui un capretto. Invitò anche lo sciacallo ad andare da lui lunedì alle ore dieci per riavere il suo capretto.
Ma non era ancora contento. Andò a trovare il pitone e da lui ottenne il prestito di trecento franchi. Partendo gli raccomandò di andare lunedì alle dieci e trenta per riprendere il suo denaro.
Passando davanti alla casa del cinghiale, bussò anche alla sua porta. Questi gli prestò duecento franchi e fu invitato ad andare il lunedì alle undici per riprenderseli.
Finalmente si recò dall'uomo. Ripeté anche qui la sua storia:
È morta mia moglie e non ho nemmeno un soldo per comprarle la cassa per la sepoltura.
L'uomo, intenerito, regalò il legname per la cassa e prestò duecento franchi.
Così il rospone si trovò ricco. Andò a comprarsi un paio di cassette di vino di palma, si procurò banane, manioca ed altre vivande, arrostì un pezzo del capretto e si fece una lauta cena. Poi andò a dormire. E ripeté le gozzoviglie ogni giorno, finché giunse il tempo di restituire i debiti.
Giunse per primo lo scarafaggio alle nove del mattino, come convenuto. Lo accolse con grande premura, gli offrì un bicchiere di vino di palma e cominciò a chiacchierare amichevolmente con lui.
lntanto arrivò la gallina e bussò alla porta chiedendo di entrare. Udita la voce della gallina, lo scarafaggio si sentì gelare dallo spavento.
“Caro amico - supplicò - mostrami un angolo dove nascondermi perché se la gallina mi vede sano spacciato”.
Il rospo gli indicò un angoletto oscuro dove lo scarafaggio corse a nascondersi, lasciando a metà il bicchiere di vino.
La gallina entrò, accolta con mille cerimonie, sedettero chiacchierando dei fatti del giorno; poi il rospo invitò l'ospite a bere:
“Prima che ti restituisca il prestito, assaggia il vino che ha lasciato qui il mio amico lo scarafaggio.
“Come?” – esclamò la gallina, e gli occhi le si illuminarono di gioia:
“Hai detto che lo scarafaggio è stato qui? Dov'e andato ora? Se me lo dici ti condono metà del debito!”
Il rospo indicò l'angolo dove la gallina sorprese il povero scarafaggio e con una beccata lo ingoiò.
In quel momento qualcuno bussò alla porta e chiese di entrare. La gallina riconobbe subito la voce dello sciacallo, impallidì e corse a rifugiarsi nell'angolo scuro dove s'era nascosto lo scarafaggio.
Lo sciacallo entrò.
“Eccomi - disse – “sono venuto a cercare il capretto che ti ho prestato”.
“Bravo. - rispose il rospo - Ma prima siediti e facciamo quattro chiacchiere. lntanto bevi il vino che la mia amica gallina non ha voluta bere.
“La gallina? - esclamò lo sciacallo goloso - Dov'è?”
Il rospo indicò il nascondiglio, e lo sciacallo, trovata la gallina, se la mangiò in due bocconi. Poi, contento, si fermò a chiacchierare con l'amico.
Dopo una decina di minuti si sentì alla porta il pitone che chiedeva di entrare. Lo sciacallo si guardò attorno, pieno di terrore, vide la finestra e con un salto tentò di fuggire. Ma il pitone lo vide in tempo, lo ghermì e se lo ingoiò intero secondo l'usanza dei pitoni. Poi domandò all'amico rospo un po' di birra per digerire il grosso boccone.
Mentre chiacchieravano tranquillamente, giunse il cinghiale e chiese d'entrare. Al suono di quella voce il pitone corse a nascondersi, ma vi riuscì solo a metà perché era troppo lungo. Il cinghiale entrò e lo vide; gli saltò addosso e se lo mangiò a pezzi. Per la gioia del pasto inaspettato bevve tanta birra che si ubriacò e cadde in un sonno profondo.
Fu allora che l'uomo, passando di là per andare a caccia, si ricordò che doveva ritirare il suo danaro presso il rospo e andò a bussare alla porta. immaginate la sua sorpresa quando vide il magnifico cinghiale là addormentato. Disse al rospo:
“Se me lo dai ti condono tutto il debito, anzi ti darò una ricompensa. Il rospo accettò senza difficoltà, l'uomo legò il cinghiale e se lo portò a casa.
Così il rospo si trovò libero da ogni debito e con una buona provvista di viveri grazie alla sua astuzia.
È così finiscono gli incauti che fanno prestiti a persone che non conoscono.
UNA PISTA DI LETTURA

Dicevamo già a proposito della “Figlia del sole”, che gli animali delle favole rappresentano alcune caratteristiche dell’uomo. Questa volta non abbiamo a che fare con una capacità utile e bella come l’intuito la volta scorsa, ma con un mucchio di istinti oscuri.
La figura del rospo astuto potrebbe parzialmente sovrapporsi all’immagine del "rinnegato", colui che rifiuta un’idea di natura etica, filosofica, politica o religiosa, comunque fondante per la cultura di appartenenza, e viene considerato da tutti gli altri come “traditore”.
Dire a qualcuno “Sei un rinnegato” suonerebbe oggi come un insulto arcaico, con l’aggravante del moralismo intenzionale.
Cionondimeno, sarebbe un aggettivo appropriato per il nostro rospo astuto.
Elizabeth Harding, psicoanalista di scuola junghiana, adoperando e analizzando lo stereotipo del “rinnegato”, intendeva delineare le caratteristiche psicologiche di una persona regredita allo stadio della primissima infanzia, sempre in attesa di cibo e cure da altri proprio come un bambino; questo tipo di persona s’impegna ad usare tutte le proprie energie per ottenere il massimo grado di soddisfazione con il minimo sforzo, ignorando e calpestando del tutto i bisogni e i diritti del prossimo.
Cosa rinnegherebbe allora il rospo, per essere qui considerato un rinnegato?
Il rospo rinnega il diritto alla vita di altri animali, a favore del proprio benessere, per giunta scegliendo accuratamente le proprie vittime, e non tra gli anfibi, cioè non tra quelli della sua stessa specie.
Il rospo è un vero animale e per definizione non sa quello che fa, ma se un essere umano agisse come il rospo, frodando e causando guerre ed altri disastri tra altri uomini di altre nazionalità, sarebbe gravissimo: rinnegherebbe il legame sociale e ogni forma di solidarietà e onestà nei confronti di tutti i propri simili.
Il rospo della fiaba, infatti, non esita a sfruttare altri animali per saziarsi bel bello, oltre il necessario, e agisce con la chiara intenzione di far divorare avidamente l’uno l’altro tutti i suoi creditori.
Naturalmente se un essere umano agisse come il rospo della fiaba, non sarebbe solo un rinnegato, ma un autentico criminale.
Passiamo agli altri animali; sono vittime dell’avidità del rospo furbo e senza scrupoli, ma non ci fanno una figura di molto migliore; sono definiti “incauti”, perché fanno prestiti - e condonano debiti – fidandosi di chi non conoscono, eppure non sfuggirà ad alcuno che la loro "generosità" nel condonare i debiti si rivela poi essere solo moneta di scambio per la soddisfazione dei più bassi istinti predatori.
L’incoscienza dello scarafaggio, della gallina, dello sciacallo, del pitone e del cinghiale e la loro mancata lungimiranza rispetto alla frode e al destino di cui saranno vittime, è un chiaro esempio d’inconsapevolezza animale.
Il problema è che anche gli uomini e le donne spesso ignorano, non vogliono conoscere o non sono in grado di comprendere la realtà in tutta la sua complessità, e insieme alla cecità rispetto ai loro propri istinti animali, si ritrovano sempre pronti a tirarsi addosso guai d’ogni tipo.
C’è un ultimo “eroe” nella nostra favola: un uomo!
Anche l’uomo è frodato - ma non divorato, perché non ci sono altri personaggi più potenti di lui in questo racconto. Tuttavia, l’uomo, cacciatore, contento di avere il suo bel cinghiale, senza rendersene conto, collabora affinché il rospo porti a compimento il proprio malevolo piano.
Non leggerei questa favola ad un bambino piccolo prima del sonno notturno, per non causargli incubi, ma non posso fare a meno di pensare che quando tra gli esseri umani prevalgono avidità, egoismo e cieco istinto di sopravvivenza, non tutti dicono la verità e non tutti sono come sembrano; talvolta, a ben guardare, diventiamo complici - insipidi o, peggio, in malafede - di qualche grave misfatto.
Il rospo è astuto e perfido, ma gli altri non sono così bravi, buoni e innocenti.

