
Covid-19, economia e mondo saveriano
Intervento di Sergio Targa sx del 17/10/2020 - Sede di Via Aurelia, Roma
Pubblichiamo sull'Agorà Saveriana l'intervento tenuto da P. Sergio Targa sx, in occasione del “think tank” sul Covid-19, organizzato dalla Direzione Generale dei Missionari Saveriani.
Di rilievo la prospettiva, basata su una documentata analisi della situazione economica globale, e le conclusioni a proposito del "cambio di paradigma", che, secondo l'autore, toccano concretamente il mondo saveriano.
Sin dall’inizio devo ammettere il limite di questo piccolo intervento: è fatto in una prospettiva del tutto eurocentrica o comunque, occidentale. I dati che verranno presentati sono presi per lo più da fonti giornalistiche Italiane, dall’ultimo studio del FMI (Fondo Monetario Internazionale), dagli ultimi studi interni, settimanali e mensili, del gruppo Mediobanca e dall’ultimo Global Economic Outlook del NOMURA (Financial Holding Company). Per facilità di esposizione ho diviso il materiale in 10 punti.
- Tutte le analisi e considerazioni economiche su questa fase della pandemia concordano nel definire la situazione come estremamente volatile. In Inglese titoli comuni sono: A long and winding road to recovery; A bumpy road to recovery etc. (Nomura report). L’instabilità della situazione è data essenzialmente da due variabili:
- L’elezione del nuovo (si spera) Presidente Americano del mese venturo;
- La recrudescenza della pandemia, almeno in Europa.
Per queste ragioni, qualsiasi analisi è sempre e solo una proiezione, una previsione, una interpretazione. Un esempio: l’ultimo report del FMI (12-20-2020) è stato interpretato lo stesso giorno da due giornali in maniera del tutto diversa:
- Corriere della Sera: “FMI: il ritardo dell’Italia (peggiore del previsto) nelle stime del World Economic Outlook.” (13 Ottobre 2020)
- Il Fatto Quotidiano: “Crescita, il FMI migliora le stime dell’Italia per il 2020: -10,6%. Il governo prevede un -9%. “Recessione meno profonda, ripresa più lenta.” (13 Ottobre 2020)
- Alcune considerazioni sulla crisi economica causata dalla pandemia:
- La pandemia ha acutizzato un processo che vede il blocco europeo perdere posizioni (economiche) nei confronti dei due blocchi economici principali: gli USA e la Cina.
- La crisi è mondiale ed è grave: rispetto al secondo trimestre del 2019 lo stesso trimestre del 2020 presenta una perdita di equivalenti 400 milioni di posti di lavoro fisso.
- Il FMI per il 2020 prevede una contrazione del PIL (GDP) globale di 4.4%. Nel 2021 è previsto un rimbalzo del 5,2%.
- La stessa crisi mondiale si manifesta diversamente nelle diverse aree geografiche:
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Area |
2020 |
2021 |
|
Area Euro |
-8,3% |
-3% |
|
USA |
-4,3% |
-1.2% |
|
Cina |
+1,8% |
+10% |
Come risulta chiaro dalla tavola sopra, solo la Cina uscirà virtualmente indenne dalla crisi, segnando addirittura un segno positivo già a partire dal 2020.
- La crisi economica si è manifestata in maniera diversa anche all’interno dei vari paesi dell’area euro.
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Paese |
2020 |
2021 |
|
Germania |
-6% |
-1% |
|
Italia |
-10,6% |
-5,4% |
|
Spagna |
-12,8% |
-6,5% |
|
Francia |
-9,8% |
-3,8% |
|
UK |
-9,8% |
-3,9% |
Solo la Germania ritornerà ad un livello economico “normale” nella prima metà del 2022.
- Debito Pubblico. Per far fronte alla situazione economica causata dalla pandemia, i vari governi, a seconda delle proprie disponibilità finanziarie hanno letteralmente pompato soldi nel mercato per sostenere entrambe le aziende e l’occupazione. Questo ovviamente non poteva che risultare in un incremento esponenziale del debito pubblico. Si calcola che nel 2020 i deficit dei governi saliranno ad una media del 9% del PIL (GDP), così che il debito globale si avvicinerà al 100%!
In particolare, rispetto alla situazione pre-pandemia (2019), il debito pubblico di Italia, Giappone, Spagna, Regno Unito e USA incrementerà tra i 20 e i 30 punti percentuali sul PIL. Brevemente:
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Paese |
2019 |
2020 |
2021 |
|
Italia |
134,8% |
161,8% |
158,3% |
|
Spagna |
95,5% |
123% |
|
|
Germania |
60% |
73,3% |
|
|
Francia |
98,1% |
118,7% |
|
|
UK |
80% |
108% |
|
|
Giappone |
240% |
266,2% |
|
|
USA |
106% |
131,2% |
Si consideri che il Regno Unito (UK) con un debito di gran lunga minore a quello Italiano, si considera in una situazione estremamente pericolosa. La BBC riporta il parere del IFS (the Institute for Fiscal Studies, un prestigioso think tank britannico) titolando un suo articolo nel seguente modo: “UK economy cannot be fully protected, says IFS” (BBC website, 13-10-2020). In nuce l’articolo considera che persistendo la pur estremamente favorevole situazione dei tassi di interesse (praticamente a zero), nella seconda decade di questo decennio sarà necessario incrementare le tasse di 40 miliardi di sterline… ma anche questo inevitabile stratagemma non potrà riportare il debito pubblico britannico entro la soglia psicologica del 100% del PIL! Uno si chiede che cosa ne sarà dell’Italia con un debito pubblico che è il 53,8% più grande di quello britannico! Checche ne dicano le destre populiste e sovraniste del Bel Paese, sarà estremamente difficile, se non proprio da suicidio, il tentare di abbassare le tasse in Italia!
- La disoccupazione. È questa forse la piaga più seria causata dalla pandemia. Qua sotto riporto i dati per la sola Europa e in essa di alcuni paesi, quelli più deboli.
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Paese |
2019 |
2020 |
2021 |
|
Eurolandia |
7,4% |
8,9% |
9,1% |
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Italia |
9,8% |
11% |
11,8% |
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Spagna |
13,7% |
16,8% |
16,8% |
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Grecia |
16,6% |
19,9% |
18,3% |
Con percentuali di disoccupazione pre-pandemia già alti, l’Italia esperimenterà un tasso di disoccupazione più alto di 2 punti percentuali; Spagna e Grecia incrementeranno invece il loro tasso di disoccupazione di addirittura tre punti percentuali! La disoccupazione si polarizzerà e quindi colpirà in maniera particolare giovani e donne.
- E i paesi cosiddetti in via di sviluppo? È difficile se non proprio impossibile rendere ragione delle situazioni prevalenti in questi paesi, anche perché ogni paese ha le sue caratteristiche. Qui mi limito a fare le seguenti considerazioni:
- In questi paesi solitamente l’informal sectoroccupa buona parte dell’economia. Conseguentemente, anche l’occupazione è cosiddetta informale, nel senso che è caratterizzata da impieghi giornalieri, al di fuori di contratti, previdenze, contributi, tassazione, pensioni ecc. Uno studio dell’ILO (International Labour Organisation) del Aprile 2018 valuta che il “93% of the world’s informal employment is in emerging and developing countries.”
- Se è vero quanto detto più sopra che i governi hanno cercato di sostenere le proprie economie con massicce iniezioni di contante, è anche vero che queste iniezioni sono state direttamente proporzionali alla sofisticazione/sviluppo delle economie stesse. Più un’economia è sviluppata e più ha richiesto un aiuto statale. Nei paesi in via di sviluppo interventi statali si sono essenzialmente situati a livello di macro politica monetaria, capitalizzazione di aziende, prestiti a industrie ecc. L’aiuto spicciolo con supporto monetario diretto a lavoratori, piccole imprese, pensionati, negozianti ecc. presumo sia stato, nella maggior parte dei casi, cospicuo per la sua assenza. Cercherò di esemplificare quanto appena descritto, rifacendomi ad un caso particolare, quello del Bangladesh.
- Nel momento di inizio della pandemia (Marzo 2020) il Bangladesh, secondo statistiche ufficiali (BBS), aveva un tasso di disoccupazione del 2,3%. Questo è poi cresciuto al 22,23% a Luglio 2020 per essere praticamente riassorbito al 4% nel Settembre scorso. Questo “miracolo” non può che spiegarsi col fatto che il crollo dell’occupazione avviene nel momento in cui il governo del Bangladesh cerca di implementare una serrata sociale ed economica (lockdown). La ripresa dell’occupazione coincide col momento in cui la serrata viene tolta. Questo è stato possibile perché la maggior parte dell’occupazione perduta al tempo della serrata è costituita in massima parte da lavoratori a giornata: portatori, guidatori di rickshaw ecc. ecc. Di fatto il recupero quasi repentino dell’occupazione, avviene in contemporanea ad un’erosione delle entrate e a un aumento vertiginoso dei generi di largo consumo (questo probabilmente determinato dalla riduzione del commercio con l’India in seguito alla chiusura delle frontiere, da un disastroso ciclone nel Maggio 2020 e dalle inondazioni ancora in corso causate dal Monsone stagionale) specialmente di quelli alimentari (si veda l’articolo del quotidiano bangladeshi, The Daily Stardel 13 Ottobre 2020, “Job recovery gains momentum”). Di fatto il 63,42% delle famiglie in questo periodo ha dovuto diminuire l’assunzione di cibi di qualità per compensare la perdita di potere d’acquisto di salari e entrate varie. Per sopravvivere l’8,89% delle famiglie ha dovuto dipendere dalle social safety nets governative. Il 6,52% delle famiglie è dipesa dalle vendite agevolate di alimentari (riso, lenticchie, olio) del governo. Il 17,93% delle famiglie è ricorsa a prestiti privati. E il 43,11% è sopravvissuta dipendendo da aiuti tra networks di parenti. Di fatto il 46,22% delle famiglie in questo periodo ha dato fondo ai pochi risparmi accumulati, mentre l’11,26% o ha venduto la proprietà o l’ha ipotecata.
- Ovviamente, mentre la situazione del Bangladesh non può essere generalizzata senza le dovute contestualizzazioni, presumo essa sia sufficiente a dare un’idea del tipo di problemi che la pandemia ha causato ai popoli di paesi economicamente simili.
- Mentre non è facile capire la direzione che l’economia sta prendendo, e le soluzioni prospettate per la risoluzione di questa crisi, sembra che al momento non si riesca a pensare all’economia come a qualcosa di diverso da come ci si è abituati a pensarla nell’ultimo secolo. Al punto che si pensa e si parla in termini di recovery, ritornare… al passato, a come si era prima della pandemia. Il futuro dell’economia è, di fatto, un ritorno al passato! Detto questo però si avverte la necessità di un paradigma economico nuovo. E questo non solo negli ambienti sinistroidi (se ne esistono ancora!) ma anche a livello istituzionale, dove il capitale e la sua ideologia, hanno da sempre regnato sovrani. Mi riferisco alle raccomandazioni del FMI fatte nello stesso documento di cui sopra. Si veda l’articolo del Fatto Quotidianodel 14 Ottobre 2020, “Fondo Monetario: ‘Gli stati non riducano gli aiuti economici. Tasse più alte sui ricchi per pagare servizi essenziali come la sanita.’” In questo il FMI raccomanda:
- Che gli stati non ritirino prematuramente gli stimoli all’economia ma continuino con essi almeno fino a tutto il 2021, nonostante l’ingigantimento del debito che questo causerà. Questo è estremamente significativo perché la raccomandazione sottintende l’importanza e necessità di una politica economica non più lasciata alla supposta libertà accomodante del mercato, secondo la qual ideologia il mercato si aggiusta per conto suo. Il piano Marshall del dopo guerra infatti fu guidato da tale principio, che però al momento attuale NONsembra più in grado di garantire sopravvivenza ed equità di distribuzione dei beni per tutti.
- Che gli aiuti statali siano più selettivi, e cioè che pensino meno a salvaguardare i vecchi posti di lavoro e si impegnino di più a riqualificarli e a trovarne di nuovi, cercando di sviluppare nuove competenze.
- Al fine di non mettere sotto pressione i conti pubblici (cfr. il debito), che gli stati migliorino la lotta all’evasione fiscale cercando di tassare di più aziende e gruppi più ricchi. E questo contro sovranisti, populisti e fascisti di sorta che tutte le volte che sentono parlare di patrimoniale vanno in fibrillazione!
- Che salute ed istruzione della gente siano messe in primo piano ovunque.
- Che paesi con vincoli di bilancio diano priorità alla protezione dei più deboli, eliminando spese dispendiose ed inutili.
- Indubbiamente queste raccomandazioni danno adito a speranza, non per la loro novità ma per il pulpito da dove provengono! Il FMI positivamente auspica un intervento statale nell’economia e questo è davvero una novità… è forse l’inizio di un nuovo paradigma economico? Un articolo, interessante più per quello che non dice che per quello che dice, del Manifesto14-10-2020 titola così: “Quel cambio di paradigma che tutti invocano e nessuno mette in pratica.” Qui si auspica come inizio per una tal novità di mettere in moto centri intellettuali e le parti sociali, in primis, il sindacato, il tutto in un quadro europeo. Due gli obbiettivi minimi: la piena occupazione e un reddito di cittadinanza universali. Da notare: occupazione e reddito devono andare di pari passo! Solo il lavoro salvaguarda la dignità umana. Un reddito di cittadinanza universale separato da un impiego sarebbe controproducente. Significativamente, queste tematiche sono già state toccate ripetutamente in tempi recenti anche e soprattutto da papa Francesco.
- E noi, come Saveriani, come ci poniamo in questo contesto di pandemia? Come minimo, presumo, dobbiamo ripensare il nostro modo di porci economico. Questo non può che revisionare le due grandi voci di ogni rendicontazione economica: gli introiti e le spese.
- Per quanto riguarda gli introiti. Non possiamo non tenere presenti le precarietà di colui che dona. I nostri donatori tradizionali sono persone di una certa età, tra le categorie più tartassate di questa crisi. Questo significa che dobbiamo stare attenti a chiedere e soprattutto a cosa chiediamo. Il nostro chiedere deve essere contestualizzato al recipiente della nostra richiesta. Io mi vergogno a chiedere a colui che sta peggio di me. Siamo noi a dover aiutare loro e non viceversa. Non possiamo chiedere soldi a chi si priva del necessario cosicché noi si possa usufruire del superfluo. Questo è assolutamente immorale!
- Le spese. Progetti e aiuti devono davvero corrispondere alle necessità dei recipienti, cioè di coloro che sono i soggetti delle nostre cure. Il fine di un progetto non può essere la soddisfazione di un nostro sfizio o sogno personale, ma deve corrispondere ad esigenze e necessità della gente. Basta con progetti faraonici voluti dalle nostre manie di grandezza! Basta con cattedrali nel deserto. Basta con spese folli fatte coi soldi di altri!
- Mi viene da pensare: quanto detto sopra circa occupazione e reddito di cittadinanza, non potrebbe o non dovrebbe essere applicato anche a noi Saveriani? Intendo dire che forse più che pensare ad offerte e ai modi moderni per ottenerle, dovremmo cominciare a pensare ad impieghi ed occupazioni. Niente di nuovo, se ricordiamo che anche Paolo, per non essere di peso alle sue comunità, svolgeva l’attività di tessitore di tende (si veda At 18,3; 20,34; 1 Ts 2,9; passim). L’idea è che anche noi missionari si lavori per mantenerci e mantenere altri (1 Cor 9,15-18). A quanto pare, potrebbe non essere solo l’economia che necessita di un nuovo paradigma!


