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La cultura si fa dialogo

| Marina Greco | CEM Editoriali Storici


Gli Editoriali Storici di Cem Mondialità (1972/1), La cultura si fa dialogo.

Introduzione: dopo la digitalizzazione delle prime 8 annate di Cem Mondialità nasce l'idea di ripercorre la storia delle idee che hanno animato la rivista, riproponendone gli editoriali sulle pagine del CDSR. Rileggendo l'editoriale del primo numero (ottobre 1972) abbiamo notato che senz'altro "l'internazionalità" - o "l'internazionalizzazione" come diremmo oggi - ha fatto grandi passi in avanti nella scuola e nelle università.

Basti pensare alla cosiddetta "Generazione Erasmus", che ormai è coinvolta in progetti ben oltre l'Europa, e all'enorme sviluppo dei mezzi di trasporto e di comunicazione nell'era delle nuove tecnologie.
Questo però non ha mutato alla radice l'etnocentrismo europeo e l'Europa non è la sola a soffrire di un proprio "centrismo". Molti stati nazionali moderni stanno diventando o ritornando "propriocentrici". Ogni popolo può vantare una quota di "propriocentrismo". È anche da questo tipo di riflessione, forse, che nascono i neologismi.
"Mondialità" era un neologismo all'epoca della fondazione della rivista saveriana e oggi ci troviamo ad usarne un altro ("propriocentrismo") per dare un nome ad un fenomeno che è l'esatto opposto di quel che i saveriani avevano inventato più di 40 anni fa.
Ci chiediamo se non sia proficuo avviare un confronto di idee, osservando più da vicino questo fenomeno nelle sue connotazioni storiche ed economiche per avviare una prassi rinnovata, che non voglia nè internazionalizzare, nè globalizzare, laddove i tempi sarebbero ormai maturi per accorgersi di essere già cittadini del mondo. Tardare ad accorgersene, dalla nostra prospettiva di cristianità, potrebbe essere un errore grave di cui dover rendere conto presto alla generazione dei nostri figli e dei nostri nipoti. Non meno di quanto le generazioni degli anni venti e treanta del novecento hanno svelato al giudizio della storia le loro responsabilità nel non saper evitare una catastrofe incalcolabile. 

 

DOMENICO CALARCO, La cultura si fa dialogo, in CEM Mondialità 1972/01, p. 3.
Sotto: Pubblicità Convegno internazionale "Io sono cittadino del mondo", Firenze, novembre 1972.

io sono cittadino del mondo
A coloro che giustamente si interessano del ridimensionamento, a respiro universalistico, della scuola e del suo mandato educativo, non può sfuggire l’importanza della missione della cultura nella storia e nella vita degli uomini, considerati sia individualmente sia collettivamente. È mediante la cultura che si può raggiungere un livello di vita veramente e pienamente umano: la cultura, infatti, mira “alla perfezione integrale della persona umana, al bene della comunità e di tutta la società umana”.

La cultura, essendo un carattere essenziale della nostra esistenza umana, non può non essere un avvenimento che appartiene all’uomo ed è per l’uomo; non può non costituire “un bene ed una funzione dell’uomo”: quanto più egli è colto, tanto più grande e più preziosa sarà la sua opera nel mondo.

Da qui l’aspetto antropologico e, come conseguenza di esso, l'internazionalità, ma che non è “unicità”, della cultura, che ne manifestano il valore pedagogico e ne spiegano l’evoluzione storica. Una cultura, come la nostra, che fosse schiava dell’etnocentrismo — la storia di ogni tempo insegna che qualsiasi “ismo” è stato sempre una pericolosa e dannosa remora al progresso integrale della umana società, — mortificherebbe, renderebbe sterile il vero processo educativo nella scuola. La scuola, come la cultura, perché sia dell’uomo e per l’uomo, deve poter superare i limiti angusti di un indirizzo etnocen­trico; deve rinunciare, nell’azione pedagogica, al nazionalismo egocentrico, riconoscendo e attuando la pluralità delle culture: pluralità, questa, che non impedisce, ma facilita e perfeziona la realizzazione “propria” delle diverse civiltà. Se questo non avvenisse, la scuola italiana si ridurrebbe, di conseguenza, a un nuovo tipo di “apartheid” pedagogico, ben più funesto di quello politico o sociale.

Ora, perché la nostra scuola ritorni ad essere vera palestra di cultura — e ciò comporta un supera­mento dei pregiudizi razziali, una comprensione dell’altro, un incontro con l’altro e, quindi, una dispo­nibilità verso l’altro -, è necessario che essa diventi “aperta”, si faccia responsabilmente “dialogo”: essa deve, cioè, favorire la mutua comprensione e l’armonia tra gli elementi formativi della propria cultura e quelli delle altre culture, siano esse europee o extra-europee; deve confrontare la propria cultura con tutte le altre culture; non deve acuire la opposizione - del resto innaturale - tra le varie culture umane, ma facilitarne la composizione; deve, in ultima analisi, incrementare gli scambi e la comunione tra le diverse culture nelle loro particolarità specifiche, così da aprire “più ampiamente a tutti e a ciascuno i tesori delle diverse forme di cultura” e da preparare gradualmente “una forma più universale di cultura umana”.

È in questo tentativo di rendere la nostra scuola “aperta” ai valori originali e ai nuovi apporti formativi delle altre culture che si situa, e quindi si giustifica negli obiettivi che intende perseguire, la nostra nuova rivista CEM-MONDIALITÀ.

Abbiamo voluto questa rivista didattica, perché abbiamo sentito l’esigenza viva di ricoprire quello spazio del processo di unificazione delle culture non coperto da altre riviste.

Ad alcuni potranno, forse, sembrare ambiziosi i nostri propositi. Del resto, noi abbiamo la co­scienza — nel presentare ai nostri lettori la rivista Cem-Mondialità — di assumerci di fronte a loro una grave responsabilità e di correre un grosso rischio.

Abbiamo però fiducia di riuscire a portare avanti con costanza — anche perché confidiamo nella responsabile collaborazione dei nostri lettori - lo scopo fondamentale della nostra rivista: fare della nostra scuola come un “crocevia di sentieri” — causa e condizione del suo rinnovamento, del suo arricchimento e della sua continuità come azione educativa ad ogni livello — per facilitare, mediante il dialogo con le altre culture e la fedeltà alle rispettive tradizioni culturali, il suo inserimento realmente operativo nella comunità nazionale e mondiale.

NB: l'immagine di copertina riproduce graffiti ritrovati in Africa meridionale ed è ispirata alla rubrica "Pinacoteche della preistoria" in CEM Mondialità 1972/01, documenti d'incontro.