Formare alla reciprocità
Gli Editoriali Storici di Cem Mondialità (1973/1), La civiltà del dono.
"È proprio all'Africa - afferma il noto filosofo e paleontologo Teilhard de Chardin - che bisogna fare riferimento per meglio capire il formarsi e l'ingrossare, il fluire e il rifluire della grande onda dei popoli, delle tecniche e delle idee".
Con questa citazione si apre l'editoriale del primo numero del 1973 di CEM Mondialità, nel quale, da una prospettiva interreligiosa d'avanguardia, si cerca d'individuare "il contenuto del messaggio spirituale"africano.
L'occidente afflitto da consumismo, tecnicismo, solitudine, incomunicabilità, secolarismo ed egocentrismo - ci sembra di capire leggendo -potrebbe guardare al messaggio di solidarietà, libertà e celebrazione della vita insito nella tradizione spirituale africana, secondo la quale la vita "trae la sua origine dalla Forza vitale suprema".
In questi decenni il panorama mondiale è completamente cambiato; nuovi modelli religiosi, nuovi stili di vita, purtroppo nuovi conflitti si sono imposti anche in Africa, pur lasciando intatte alcune specificità di quella società. Ovunque parte delle odierne generazioni ha maturato punti di vista diversi e, in alcuni casi, più vasti rispetto alle proprie tradizioni. Una riflessione sulle sfide poste dalla contemporaneità, sia nel mondo occidentale che in Africa, e sui moderni flussi immigratori, dovrebbe portare ad un impegno rinnovato sul piano di una sempre possibile formazione alla reciprocità.

DOMENICO CALARCO, La civiltà del dono - editoriale, in CEM Mondialità 1973/01, p. 3.
“È proprio all’Africa — afferma il noto filosofo e paleontologo Teilhard de Chardin — che bisogna fare riferimento per meglio capire il formarsi e l’ingrossare, il fluire e il rifluire della grande onda dei popoli, delle tecniche e delle idee”.
La cultura negro-africana sintetizza, infatti, il patrimonio culturale di un continente plurimillenario, culla dell'uomo, delle culture e delle civiltà.
Ci domandiamo pertanto se questa cultura abbia un suo messaggio “spirituale” da comunicare alla società occidentale, vittima del consumismo e del tecnicismo, della solitudine e della incomunicabilità, del secolarismo e dell’egocentrismo.
A noi sembra che a questa domanda si possa rispondere in maniera positiva, proprio per quei valori morali e religiosi che sono insiti nella civiltà negro-africana. La quale può essere considerata come la “civiltà del dono”. E in quanto tale, essa si contrappone a quella individualistica ed egoista del nostro mondo tecnicizzato.
Infatti il Negro-africano ha capito con singolare intelligenza che “dare non significa avere da lanciare nel mercato del mondo l’oro della ricchezza, il progresso della tecnica e l’orgoglio micidiale di una società meccanicisticamente organizzata”. Il dono che vale, quello di cui ha veramente bisogno il nostro mondo, è l’uomo in ogni sua dimensione: dimensione fisica e morale, dimensione sociale e religiosa.
Così, la civiltà negro-africana intende mettere a disposizione della nostra civiltà della incomunicabilità il suo profondo senso della vita e della responsabile solidarietà nella gioia e nel dolore; la sua stima della libertà e della saggezza; il suo richiamo alla difesa e all’accrescimento del senso del sacro e della innata attitudine religiosa nell’uomo di ogni continente.
Alla luce di questa “civiltà del dono”, il contenuto del messaggio spirituale della cultura negro-africana potrebbe essere così sintetizzato:
- — un messaggio di ‘solidarietà’: — alla nostra società ammalata di solitudine egoista, la cultura negro- africana propone la legge della solidarietà. La quale comporta una responsabilità sia collettiva sia individuale. Il valore forse più originale della cultura negro-africana è il senso comunitario, la comunione, la solidarietà. L ’isolamento è sempre un darsi nelle braccia della morte. Da qui la necessità per il Negro-africano di vivere in armonia con l’umanità e con la natura, con il mondo visibile e con il mondo invisibile.
La solidarietà esige essenzialmente una vita interpersonale. Senza mai separare nell’uomo la dimensione individuale da quella sociale, ma rispettando l’una e l’altra, la solidarietà in seno alla comunità aiuta ciascuno a trovare il senso della esistenza, a conoscere la propria ragion d’essere. La quale per il Negro-africano consiste nella verità che l’essere umano “è qui per avanzare sulla via della conoscenza e per aiutare i suoi simili a camminarvi con lui”.
- — Un messaggio di ‘libertà’: — alla nostra società schiava della tecnica, la cultura negro-africana suggerisce l’amore alla libertà. Non è infatti nel dominio disordinato delle ricchezze della natura, nella capacità egoista dello sfruttamento del proprio simile o nella soddisfazione del proprio egocentrismo a danno della società che l’uomo salva o perfeziona la sua libertà.
La schiavitù degli altri è sempre una diminuzione, un impoverimento, una svalorizzazione della propria libertà. È nel partecipare alla difesa degli interessi e dei diritti altrui che si salvaguarda la propria libertà.
Il Negro-africano può insegnarci che la vita, di natura sua, è crescita nella libertà; ma è una crescita che comporta una lotta contro le forze avverse e soprattutto contro la morte, la quale non è soltanto fisica. Nel trionfo della vita sulla morte, del servizio sull'egoismo, dell’amore sull’odio, è l’affermazione più alta della libertà.
- — Un messaggio di ‘vita’: — alla nostra società che, sposando unicamente la tecnica, le ha sacrificato tutta la sua esistenza, la cultura negro-africana offre la visione di una vita che, pur svolgendosi in seno al mondo sensibile tra tante difficoltà, è radicata nella realtà di un mondo sovrasensibile, nel quale trova dimora la vera libertà da ogni costrizione sia fisica sia morale.
Per il Negro-africano non esiste infatti valore più alto e più degno di essere difeso e custodito che quello della Vita. La quale trae la sua origine dalla Forza vitale suprema, si attualizza in seno al mondo visibile della comunità e della natura, e trova il suo definitivo compimento nel mondo invisibile dell’Essere Supremo.
La Vita diventa allora il rendez-vous dello spirituale e del materiale; è il punto d’inserzione dove lo spirito incontra il reale nella sua unità; è un’ ‘apertura’ all’individuo, alla società, al mondo nella sua totalità.