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Vocazioni e significati

| Marina Greco | Cordialmente Vostro


Cordialmente vostro III, La vocazione missionaria nel nostro contesto culturale.

Nella lettera ai confratelli che riproponiamo di seguito, Francesco Marini notava che oggi (ottobre 1993, valido a maggio 2017) “a livello socio-culturale ognuno ha diritto alla sua verità, alla sua autonomia […] la diversità non costituisce un problema sociale; caso mai è la pretesa della verità che è sentita come intolleranza e vista come minaccia contro la persona”. Ne consegue che “ognuno può costruirsi un suo privato sistema di valori”. La proposta per i missionari è quella di ritrovare l’identità nella fede, intesa come “cammino verso l’unità del sé” e fedeltà al proprio progetto, la vocazione.

Scorrendo il vocabolario Treccani, trovo al punto 4.a il significato attribuito al termine “valore”[1], nell’accezione adoperata da Francesco Marini.
Non mi stupisce che sia preceduto nell’ordine da altri significati legati all’utilizzo del termine in riferimento all’uomo (per esempio il possesso di doti intellettuali), al diritto tributario (per esempio l’Imposta sul Valore Aggiunto), alla produzione dell’uomo (per esempio le opere d’arte). Scopro anche che il punto 4.a (significato del termine in campo filosofico) fa parte del più ampio insieme relativo agli usi e significati scientifici e tecnici.

In mezzo a tante voci comprensibilmente dissonanti, s'ingrossa come un’onda anche il dibattito molto denso intorno alle religioni (è di questi giorni l’uscita di un numero monografico sulle religioni e le chiese della rivista Micromega).
Non posso fare a meno di osservare che ciò che manca nella nostra società globalizzata/digitalizzata non è soltanto un accordo sui valori, ma un accordo “preventivo” sul senso da dare o imparare nuovamente a dare alle parole e sul nome da dare ad ogni cosa. Per ciascuno è importante recuperare il senso della logica che mantiene unito il proprio sè. Questo vale non soltanto per i missionari, ma per tutti coloro che sentono di avere una vocazione specifica. Una vocazione non può essere confusa con un desiderio, sia esso di prestigio, di potere, di ricchezza o di altro. Al contempo una vocazione autentica nasce e si sviluppa sul terreno della libertà del pensiero.

 

[1] "4.Usi e sign. scient. e tecnici: a.In filosofia il termine non ha un sign. unico e universalmente accolto: è stato inteso come principio o idea di validità universale (i supremi v. dello spirito), o come principio, soprattutto di vita morale, dipendente da una valutazione soggettiva e pratica (tavola dei v.; rovesciamento dei v. o capovolgimento di tutti i v., espressioni di origine nietzschiana); giudizio di valore, in contrapp. Al giudizio di realtà (riferito a ciò che avviene o a ciò che è accaduto), quello espresso su ciò che deve essere. In partic., filosofia dei v., corrente della prima metà del ’900 che, reagendo alla negazione materialistica e nietzschiana, riafferma, indipendentemente dalla metafisica, la validità dei principî etici, politici, religiosi, estetici, ecc. Dal punto di vista dei comportamenti sociali, si tende a considerare come valore ogni condizione o stato che l’individuo o più spesso una collettività reputa desiderabile, attribuendogli in genere significato e importanza particolari e assumendolo a criterio di valutazione di azioni e comportamenti: i v. della giustizia, della lealtà, del bene, ecc.; si parla quindi, più genericam., di diversi sistemi di valori (le cui componenti possono essere differenti se non inconciliabili), elaborati e sostenuti da gruppi sociali e culturali nel corso della storia; così, in antropologia culturale e in sociologia, sono detti valori gli elementi costitutivi della struttura sociale sui quali si manifesta l’adesione collettiva di ogni comunità; crisi dei v., l’indebolirsi e il venir meno della fiducia nei modelli etici e comportamentali tradizionali, condizione evocata spesso come criterio interpretativo del disorientamento ideale delle giovani generazioni nella società occidentale contemporanea." (http://www.treccani.it/vocabolario/valore/).

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MARINI FRANCESCO
La vocazione missionaria nel nostro contesto culturale
in ComMix, 1993, 10, pp.3-4 e in Cordialmente vostro, I, pp.25-27.

Carissimi fratelli,
iniziamo la considerazione dell'altro aspetto della nostra vocazione: la dimensione teologale. Mi pare utile notare il contesto spirituale nel quale ci troviamo a vivere la nostra vocazione.

Il tempo moderno ha raggiunto dei grandi traguardi: per la prima volta nella storia, le masse (anche se non ancora la maggioranza dell'umanità) hanno raggiunto la libertà dal bisogno e quella di scegliersi la vita. Ne è venuto però come effetto negativo, da una parte la caduta nel materialismo pratico e dall'altra una grande frammentarietà: a livello di cultura e a livello personale.
A livello socio-culturale: Ognuno ha diritto alla sua verità, alla sua autonomia. Il soggetto genera i valori e solo esso è normativo. Il criterio di fondo che regola il tenere o il lasciare qualcosa non è quindi né la verità né alcun altro valore (il concetto stesso di valore appare troppo esterno e quindi una minaccia alla persona). Il criterio è dato dalla convenienza, dal gusto, dal sentimento: decisamente siamo nel mondo delle sensazioni... "Bene è venuto a significare ciò che ci piace o ci è utile in un dato momento, male ciò che contraddice i nostri desideri soggettivi. Ognuno può costruirsi un suo privato sistema di valori" (Giovanni Paolo II). Abbiamo così una molteplicità di idee, proposte, visioni... La diversità non costituisce un problema sociale; caso mai è la pretesa della verità che è sentita come intolleranza e vista come minaccia contro la persona.
Abbiamo qui l'esito finale di una eccessiva affermazione del soggetto caratteristica del moderno. Se la vita è "una passione inutile" (Sartre), se essa è quindi emozione ma senza senso, l'ideale non è attuare un progetto, costruire qualcosa, diventare qualcuno, cercare un valore... l'ideale è semplicemente avere il massimo di esperienze e con la massima intensità: proibito avere rimpianti. E la conseguenza del passaggio dal valore all'individuo, dalla verità alla passione. Il simbolo ideale di ieri era il santo, il simbolo reale di oggi è la droga.
A livello personale non esiste più l'esigenza della coerenza: né quella temporale nella propria storia, né quella interiore, all'interno di se stessi; pur di "star bene" ad ogni momento. Oggi si è una cosa, domani un'altra; ci si accontenta di avere delle schegge di verità, magari contraddittorie con altre... Ognuno ha le sue e forte di quelle va per la sua strada, pronto a lasciarle se ne incontra altre egualmente attraenti... Questa frammentarietà tocca tutte le età e tutti gli strati della società. É come una condizione atmosferica: ci siamo dentro e non possiamo non sentirne l'influsso e in qualche modo esserne segnati.
Le conseguenze: ci è resa più diffìcile sia la convinzione di fede, come la sua esperienza e la sua trasmissione... Nasce il problema della propria identità... Ma il problema non è tanto la identità culturale come spesso si dice (abbiamo oggi il rischioso privilegio di poter scegliere tra le contrastanti proposte culturali), quanto quella personale. Viviamo tutti nella contraddizione e ci è diffìcile scegliere e impegnarci. Vorremmo sempre conservare il massimo delle possibilità per poter diventare ad ogni momento qualcosa d'altro. Ma se si può diventare qualunque cosa vuol dire che non si è niente e nessuno. La diversità di visione, di orientamento, di scelte, di vita... è a portata di mano e per chi non è consistente, diventa fonte di capriccio, relativismo, ricerca di sempre nuove esperienze; di fuga, in una parola.
Da questo clima spirituale di proposte contrastanti e provocanti, sorgono varie difficoltà: una tensione continua, una persistente incertezza personale, una grande difficoltà ad affrontare altre culture, a proporre qualcosa... La stessa fedeltà rischia di diventare opportunismo: per non affrontare difficoltà maggiori.
La proposta: l'identità oggi non può venire che dalla fede. Il cammino verso l’unità del sé e la fedeltà ad un progetto ideale (la vocazione), è il problema del nostro tempo, anche per dei missionari. E possibile difatti diventare mestieranti, invece che credenti. É possibile addirittura continuare a esercitare il ministero, senza avere la fede, o con grosse contraddizioni interne ad essa. Un semplice sguardo attorno a noi e in noi stessi ci può convincere facilmente del fatto che la fede non si può pre-supporre, ma è incessantemente da pro-porre: prima di tutto a noi stessi.