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Copertina di B. Sesboué e J. Sobrino: due soteriologie a confronto
Categoria: Tesi di laurea
Pagine: 331
Biblioteca: Archivio Saveriano Roma (ASR)
Luogo: Roma
Anno: 2015
N° catalogo: XIII.3542
Note: Dissertatio ad Lauream

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Scheda informativa

SESBOÜE’ E J. SOBRINO: DUE SOTERIOLOGIE A CONFRONTO

(Presentazione della tesi di Filippo Rota Martir)

     Oggetto della tesi: essa riguarda il tema cruciale della Salvezza dono di Gesù crocifisso e risorto. Ci chiederemo come egli, tramite la sua vita, morte e resurrezione salvi e liberi l’umanità, la storia, il creato, dando autenticità al nostro vivere. E ancora, ci interrogheremo su che cosa significhi per noi accogliere tale dono, offrendo la propria cooperazione.

     Motivi per cui ho scelto questo tema: Esso costituisce il cuore dell’annuncio e della missione ecclesiale, oltre ad essere di grande interesse e attualità. Ho scelto questi due Autori anche per motivi personali. Sono italiano e, ho attuato in questi due continenti, L’Europa e l’America Latina. Rifletteremo perciò sul tema tenendo presente questi due contesti (umani ed ecclesiali): europeo (Sesboüé) e latinoamericano (Sobrino). Queste due visioni rappresentano anche il limite della tesi.

     Metodo della ricerca: In un primo momento ho letto alcune opere dei due Autori, raccogliendo quegli elementi legati al tema. In seguito ho elaborato una sintesi delle rispettive soteriologie, evidenziandone i limiti e i pregi. Infine ho operato un confronto, con lo scopo di delineare qualche elemento abbastanza nuovo ed originale, che possa arricchire la ricerca.

     Punto di partenza: nel primo capitolo ho delineato il contesto (storico, filosofico, ecclesiale, sociale) in cui nasce il pensiero dei due teologi, presentando alcune caratteristiche generali delle loro cristologie. Per quanto riguarda il contesto di Sobrino la Chiesa latinoamericana prende coscienza (già a Medellín, 1968) che, per annunciare il Vangelo e la Salvezza, non si può più ignorare la grave situazione di schiavitù e ingiustizia istituzionalizzata. La fede va applicata alla vita e alla situazione ecclesiale e sociale (il metodo vedere-giudicare-agire). Per salvaguardare la vera fede in Cristo e per poter, in suo nome, trasformare tale scandalosa realtà, occorre partire dal Gesù della storia, più che dal Cristo della fede.

Sesboüé opera all’interno di un contesto filosofico e culturale (illuminismo e ateismo contemporaneo) più sensibile al problema del “senso” del vivere e dell’esistenza di Dio. Anche lui si propone di valorizzare la storia di Gesù, al fine di salvare (giustificare razionalmente) la nostra fede in Cristo (non è un “mito”), la quale fede rende il nostro vivere pieno e autentico.

  1. La soteriologia di Sesboüé  

     Egli si propone di rispondere all’ interrogativo “come Gesù ci salva”, compiendo un esame attento di ogni singola categoria soteriologicha (nove in tutto, tratte dal NT, alle quali ne sarà aggiunta una decima: la riconciliazione).

     Primo volume[1]: Sesboüé approfondisce le varie categorie che esprimono la Salvezza: illuminazione, redenzione, liberazione, divinizzazione, giustizia-giustificazione, sacrificio, espiazione sofferente e propiziazione, soddisfazione, solidarietà, riconciliazione.

     Secondo volume[2]: utilizzando il genere della narrazione, l’Autore riprende gli eventi fondamentali della storia della salvezza, partendo da Abramo e poi, via via, i vari mediatori dell’alleanza tramite i quali Dio fa di tutto per convertire e far ritornare Israele al suo amore: Mosè, il re Davide, i profeti (Osea, il secondo Isaia), il Servo Sofferente, Geremia. La lunga parabola della salvezza iniziata fin dai patriarchi si realizza nella vita, morte e risurrezione di Gesù. In lui (il suo nome: Jhwh salva) l’umanità è salva una volta per tutte. Così come avviene per i sacramenti che causano ciò che significano (significando causant), gli avvenimenti della passione di Gesù (il suo esempio) posseggono una potenza straordinaria capace di trasformare il cuore umano (causalità esemplare e simbolica, o sacramentale). Sta qui l’efficacia salvifica della croce, che non ha niente di “magico”.

     L’utilizzo di categorie esistenziali-personaliste. Sesboüé è convinto che il dono oggettivo della salvezza si realizza necessariamente come incontro tra persone (Cristo e noi). Egli unisce insieme efficacia della salvezza (aspetto oggettivo) ed esemplarità (aspetto soggettivo), parlando di causalità efficace esemplare. L’Autore si propone di approfondire di più che cosa concretamente il dono (oggettivo) della salvezza comporti (a livello soggettivo) per le facoltà umane.

     Aspetti deboli della sua soteriologia: il mancante contesto sociale di certe categorie. La storia concreta degli uomini è ancora abbastanza assente. Sono scarsi i riferimenti allo Spirito Santo.

  1. La soteriologia di J. Sobrino [3]

     La croce è segno credibile dell’amore e solidarietà del Padre che si avvicina all’umanità per salvarla. L’efficacia salvifica della croce si manifesta più come esempio (causa esemplare) che non come causa efficiente. Non ci sono stati ostacoli né limiti (nemmeno la vita del Figlio Dio ha risparmiato!) al manifestarsi del suo amore per gli uomini. La croce non fa cambiare idea a Dio, semmai a noi, convertendoci.

     La croce è dovuta al peccato e alla malvagità del mondo, non certo a un disegno arbitrario di Dio. E’conseguenza della scelta divina di farsi carne, addentrandosi nel mondo reale del peccato e delle tenebre (conflittualità).

     Il Dio crocifisso è una espressione diversa per dire il Dio solidale. Sulla croce le vittime scoprono che Dio è debole, impotente, solidale con la loro condizione. Proprio perché è “come loro” infonde fiducia, speranza, coraggio, volontà di liberazione. Dio ci salva in modo umano, mostrando vicinanza con noi. È un Dio con noi e per noi perché è anche un Dio alla nostra mercé, che si lascia trasformare in un Dio “in nostra balia”. L’impotenza rende credibile il suo potere. La crocè già in se stessa è salvifica, poichè è espressione di incarnazione, di massima affinità con le vittime, le quali possono sperare nella loro liberazione (e resurrezione).

     Le ombre. Sobrino si sofferma poco sulla efficacia salvifica della redenzione in se stessa (le categorie soteriologiche tradizionali non vengono neanche approfondite) e più sulla credibilità dell’amore di Dio che appare nella vita-croce di Gesù. C’è il rischio di chiudersi in una prospettiva meramente umana. La salvezza non è solo prendere coscienza di tale amore, è anche un “avvenimento” reale che cambia realmente la nostra situazione.

  1. Confronto tra le due soteriologie

     3.1. Punti in comune

     La realtà e la storia di Gesù di Nazareth, la sua vita, missione e destino, il “Gesù storico” è il punto di partenza della cristologia-soteriologia. Bisogna vedere Cristo a partire da Gesù e non viceversa.

     I due Autori sottolineano che non è la sola croce o la sola incarnazione che salva. Tutta la sua vita esercita un influsso benefico, è realtà gradita a Dio, sacrificio interiore, esistenziale. In lui infatti (Sobrino) è apparso l’uomo vero e completo (homo verus) che passò tra di noi facendo il bene e usando misericordia. In lui (Sesboüé) c’è un dono di amore puro e santo, contagiante, che fa passare, lui e i discepoli, al Padre.

     Sobrino e Sesboüé assegnano all’evento della croce anche una “causalità esemplare” e una “causalità simbolica”, che si basano però (ciò che gli conferisce forza di attrazione) sulla vicinanza e solidarietà di Cristo con chi soffre. La croce possiede una forza di seduzione. Amore esige solidarietà, incarnazione, capacità di condividere e assumere la situazione di sofferenza dell’altro.  

     La Chiesa offre all’umanità vicinanza, solidarietà, misericordia. La Salvezza compiuta da Cristo si prolunga nell’ “oggi” della Chiesa. I due Autori operano il passaggio da una soteriologia cristologica ad una ecclesiologica. La Chiesa è chiamata, dentro e fuori di sé, a vivere la comunione, la misericordia, ad essere carezza di Dio, ospedale da campo; una Chiesa missionaria (“in uscita”). Ma tutto parte dall’iniziativa gratuita (discendente) di Dio che si è avvicinato a noi.

     3.2. Differenze tra le due proposte soteriologiche    

     Il contesto differente. In America Latina si parte da ciò che è più urgente (“dal basso”, dalla realtà) per risalire verso il trascendente. In Europa si preferisce partire “dall’alto”, dalla salvezza trascendente (intesa come liberazione dal peccato) per poi volgersi verso le concrete liberazioni storiche. In America Latina c’è un’impostazione più pratica.

     Stesso punto di partenza metodologico e diverso punto di partenza pratico. Entrambi, dal punto di vista metodologico, partono dal basso, dalla storia e dalla vita di Gesù di Nazareth. Ciò che però li distingue è la diversa motivazione che li guida: per trasformare la realtà e rispondere a un’indignazione (Sobrino); per rispondere a un dubbio (demitizzare) e dare senso all’esistenza (Sesboué). Per Sobrino non basta de-mitizzare il Cristo (Europa), occorre de-manipolarlo e de-pacificarlo: far sì che egli non ci lasci in pace davanti ad ogni forma di ingiustizia.

     Due diversi interlocutori: In America Latina l’interlocutore principale della teologia è il non-uomo, che rischia di perdere la fede. In Europa l’interlocutore principale è il non credente.

     Il movimento discendente e ascendente della soteriologia. Sesboüé priorizza il movimento discendente della soteriologia (tutto è dono di Dio), complementare rispetto a quello ascendente. Anche Sobrino mette al centro del discorso l’iniziativa discendente, gratuita del Dio solidale e misericordioso. Ma questi, rispetto a Sesboüé, dà molta più importanza all’aspetto esemplare e simbolico dell’evento della croce, al punto da lasciare in ombra quello della causalità efficiente. Sesboüé cerca un maggiore equilibrio tra efficacia della salvezza ed esemplarità, parlando di “causalità efficace esemplare”. Le prospettive dei due Autori si arricchiscono vicendevolmente, correggendo i limiti dell’altra proposta e aprendola a nuovi orizzonti.

  1. Nuove prospettive cristologiche e soteriologiche

     Salvezza come riconciliazione. Sesboüé parla di salvezza come riconciliazione, dono di Dio all’umanità che suscita la sua risposta. Oggi giorno è sempre più urgente creare riconciliazione: tra popoli, culture e religioni differenti, con il creato. Ogni riconciliazione è sentita come un inizio di salvezza.

     Salvezza come accoglienza, sia in senso passivo (apertura, disponibilità alla grazia, facendo spazio all’amore divino) che attivo. Il Padre ci trasforma donandoci la capacità di amare come Lui ama, avvicinandoci agli altri per farli scendere dalla croce, stando al fianco delle vittime. Partire dai poveri, ma a partire da Dio (come primato) per poi risalire a Lui di nuovo. “Dio sta vicino o lontano da noi se ci preoccupiamo di loro, di tutta questa carne che soffre” (Romero).  

     È Dio che ci salva, ma attraverso di noi, rifacendoci dal di dentro. Le due categorie soteriologiche (espiazione e soddisfazione) sono così poco conosciute che potrebbero costituire qualcosa di nuovo. L’ espiazione ha come fine la conversione dell’uomo che, lentamente, abbandona il male. Pur perdonato, egli deve ugualmente fare la sua parte. Soddisfazione: ci vuole un altro che aiuti l’umanità ad uscire dalla fossa del peccato. Dio (dice Anselmo) anticipa il peccatore e gli va incontro per liberarlo, senza però sostituirsi a lui.

     La soteriologia storica: la salvezza si realizza dentro la storia umana. In particolare, l’umanità oppressa è chiamata a mediare e a prolungare l’azione salvifica di Gesù nel presente. Le vittime (i popoli crocifissi) sono continuazione storica del Servo. Come questi e come Gesù crocifisso, esse portano su di sé il peccato e la malvagità del mondo, soffrendo ingiustamente. Non solo, ma i popoli crocifissi, nonostante i loro peccati, con i loro valori (perdono, gratuità, umanità, attenzione alla persona) sono un potenziale evangelizzatore ed umanizzatore. Essi indicano a tutti la strada per “uscire dal tunnel” e salvarsi: farsi solidali con gli ultimi, condividere i beni, il lavoro, la dignità.                   

     La compassione e la misericordia del Buon Samaritano condizione della salvezza della Chiesa e del mondo. L’atto di compassione del Buon Samaritano è ciò che lo salva. Cristo è il Buon Samaritano che si abbassa, prende il male su di sé, cura le ferite. Ciò che Dio fa nel suo Figlio diviene imperativo per noi: sii per l’altro ciò che io sono stato e sono per te. La misericordia dono di Dio ci trasforma e ci spinge ad assumere la sofferenza del fratello. Quando questo accade entra “un nuovo spirito” nella Chiesa, ma anche nel mondo. Senza pietà, compassione e perdono la società cade facilmente nella disumanizzazione e nell’ imbarbarimento delle relazioni. È urgente creare un nuovo umanesimo che s’ispiri anche alla sapienza della compassione.

 

 

Preghiera del Beato Romero

 

Signore,
per ogni uomo hai fissato
un appuntamento d’amore.
Rendimi capace di non perderlo,
di non rimandarlo,
di non arrivare in ritardo, di non renderlo vano.
Che io sia giovane o adulto,
uomo o donna,
laico o consacrato, poco importa.
Donami di amare senza misura.
Fa’ che io sappia mettermi in ascolto
della tua parola e della voce dei poveri,
perché possa uscire dal mio piccolo mondo
e farmi dono per tutti.
Sono solo un filo d’erba tremante,
ma soffia sulla mia vita e strappami alla terra.
Non metterò radici, ma porterò frutti:
come te, come i martiri, come l’amore.
Amen.

 

[1] Cf. B. Sesboüé, Gesù Cristo l’unico mediatore, 1, Ep, Milano, 1991.

[2] Cf. Ibid, Gesù Cristo l’unico mediatore, 2, Ep, Milano, 1994.

[3] Cf. J. SOBRINO, Cristologia a partir da América Latina, Vozes, Petrópolis, 1983; Ibid, Gesù Cristo Liberatore, CE, Assisi, 1995; Ibid, Gesù in America Latina, suo significato per la fede e la cristologia, Borla, Roma, 1986; Ibid, La fede in Gesù Cristo, saggio a partire dalle vittime, Cittadella Editrice, Assisi, 2001.

Data di modifica: 30 Novembre -0001