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Categoria: Scritti del Fondatore
Pagine: 3
Biblioteca: CDSR-Archivi Digitali
Luogo: Parma
Anno: 1907
N° catalogo: I.1489
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Scheda informativa

1907, 25 Gennaio, Parma – Cappella Martiri
Omelia in occasione della partenza per la Cina di Vincenzo Dagnino e Disma Guareschi.

       Solenne è questo momento per me e per quanti vi circondano ora perchè il momento di un addio a voi dato in nome della fede, il momento di un addio che per voi deve segnare il principio di forti e gloriosi cimenti per la dilatazione del regno di Cristo.

       E che vi dirò dunque in questo momento pieno di speranze e di trepidazioni pel vostro avvenire? Allorchè il Signore destinò Giosuè alla conquista della terra promessa gli disse: su via, passa il Giordano e conquista il paese che io darò ai figlioli di Israele. Queste medesime parole parmi che in questo istante a voi rivolga il Signore. Son vostri il Giordano le terre ed i mari che vi separano dalla Cina, dall’Honan Occidentale affidatovi da evangelizzare dal Vicario di Cristo. Ivi come Giosuè avete da eseguire una conquista, non però di terre materiali, ma sommamente più nobili; la conquista dei cuori e delle menti di tanti poveri gentili brancicanti nelle tenebre dell’errore e nelle ombre di morte.

       Suvvia andate dunque poichè Dio stesso e non altri manda voi per mezzo della vocazione qui provata e coltivata, per mezzo della legittima missione a voi conferita di predicare il Vangelo di Cristo alle genti. Andate ad abbattere gli altari dei falsi numi a sgombrare dalle menti l’ignoranza, dai cuori il vizio l’infedeltà a formare a Dio un popolo accettevole dato alle buone opere.

       L’impresa è grandiosa sublime: l’impresa fortemente compiuta da Giosuè restò celebre nella memoria dei popoli d’Oriente e durò per secoli sino alla dominazione Romana, alla riprovazione e dispersione d’Israele; ma quella a cui vi accingete non verrà meno, lavorerete alla dilatazione di un regno che non vedrà tramonto.

       Il cimento è aspro, non avrete a combattere colle armi delle milizie terrene, contro popoli forti ed agguerriti, ma bensì cogli spiriti delle tenebre, col vizio colla superstizione coll’ignoranza.

       Ma donde vi verrà la virtù e la fortezza necessarie per rendervi superiori a tanti cimenti per superare tanti e sì formidabili nemici? Da quella croce che vi ho testè consegnata e che riassume il Vangelo che dovete bandire ai popoli, e che è la vittoria che vince il mondo. Da quel Crocifisso Signore che in tutte le contingenze dell'arduo vostro apostolato dovrà formare il vostro vanto e la vostra gloria e sopratutto il vostro duce e maestro. A lui tenendo fisso la sguardo a lui ispirandovi non dimenticherete mai che i pensieri e gli affetti le parole e gli atti di un Apostolo di G. C. non debbono aver nulla di terreno, di carnale, di mondano, di vile. Non dimenticherete mai che la vostra carità deve accogliere nei suoi santi amplessi, senza eccezione di sorta gli uomini tutti perchè in Cristo, al dir dell’Apostolo, non vi è nè giudeo nè greco, nè libero nè servo, ma tutti in lui siamo una sola cosa, per cui vi farete tutto a tutti per tutti condurre a Cristo.

       Non dimenticherete mai che voi siete stati eletti per essere la luce del mondo, il sal della terra, e che lo dovrete essere prima col fatto e poi con la dottrina ad esempio di lui che «coepit facere et docere». E per tal modo soltanto potrete ripetere ai popoli che genererete alla fede: siate nostri imitatori come noi lo siamo di Cristo camminate come da noi ne avete ricevuta la norma ambulate sicut habetis formam nostram. Non dimenticherete mai che l’Apostolo di Cristo deve a somiglianza del Suo divino maestro passare in mezzo alle genti beneficando tutti, prestando a tutti le sue cure soccorrendo ad ogni sorta di bisogni, e spargendo su tutti benedizioni celesti.

       E quando verranno a visitarvi le tribulazioni, quando proverete l’umana ingratitudine e l’abbandono, quando v’incalzeranno ben anche le persecuzioni in causa della vostra Fede oh allora guardando al Crocefisso da lui apprenderete la santa voluttà del patire per causa sì bella perchè sentirete risuonarvi nell’orecchio quelle consolanti parole: gaudete et exultate quoniam merces vestra multa est in coelis.

       Andate dunque fidenti in Dio vi dirò un’altra volta e l’angelo del Signore guidi i vostri passi felicemente alla meta sospirata, fecondo di frutti sia il vostro apostolato e l’eco dei vostri pacifici trionfi giunga pure fino a noi in lettere che scritte al lume ed al calore di Dio con semplicità e sentimento ci tornino di edificazione e ci siano in pari tempo di stimolo a lavorare a sacrificarci per la più santa delle cause.

       Addio, fratelli carissimi, tra pochi istanti lascierete questo Santo Cenacolo ove avete provata la pace ed il gaudio del divino servizio e vi avvierete al Getsemani e poscia al Calvario, ma ricordatevi che dal Calvario presto si ascende alle vette del Taborre e da queste alla trasfigurazione della gloria celeste.

      E voi qui accorsi per far onorata corona a questi generosi giovani che tutto sacrificano per la più santa delle cause pregate il Signore che su di essi (si) compiano i disegni di Dio e i disegni della Chiesa; pregate per la conversione di tanti miseri infedeli pregate per ottenere a questi cari giovani la perseveranza sino alla morte nei santi loro propositi. Il Signore vi rimeriti ad usura di quanto avete fatto per essi ed anche in questa vita vi conceda per questo quel largo guiderdone che io non posso che augurarvi di cuore.

Data di modifica: 30 Novembre -0001