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GALVAN Andrea

Andrea Galvan nacque il 17 giugno 1896 a San Giorgio di Perlena, frazione di Fara Vicentino, in provincia di Vicenza e nella diocesi di Padova. Frequentò il ginnasio e il liceo nel Seminario di Padova, ma nel novembre 1915 i suoi studi furono interrotti dalla mobilitazione per la Prima guerra mondiale. Prestò servizio militare fino al dicembre 1919 come alpino portaferiti, partecipando alle operazioni sul Pasubio, sull’Isonzo, sul Vodice e sul Monte Grappa. Le fonti saveriane gli attribuiscono anche una Croce di Guerra.

Concluso il conflitto, rientrò in seminario e maturò progressivamente la vocazione missionaria. Un incontro avvenuto a Vicenza con mons. Guido Maria Conforti lo orientò verso la Pia Società di San Francesco Saverio per le Missioni Estere. Entrò quindi nell’Istituto saveriano di Parma, dove emise la professione religiosa il 1º novembre 1924 e completò gli studi teologici. Fu ordinato sacerdote il 7 aprile 1928 dallo stesso mons. Conforti.

Nel marzo 1929 partì per la Cina insieme con p. Emilio Frattin, imbarcandosi sulla nave Romolo. Fu destinato al Vicariato apostolico di Cheng-chow, nell’Honan, l’attuale Henan, dove esercitò il ministero missionario in diverse residenze. Gli anni trascorsi in Cina furono segnati dalle difficoltà proprie della missione dell’epoca: l’apprendimento della lingua, una salute non robusta, l’insicurezza provocata dal brigantaggio e le frequenti calamità naturali.

Una testimonianza diretta della sua attività missionaria è conservata nel fascicolo del settembre 1931 de Le Missioni Illustrate. Da Yen-cheng, il 17 luglio di quell’anno, Galvan inviò una lunga corrispondenza dedicata alla grave inondazione che aveva colpito la missione e la popolazione locale. Nella lettera descrive il rapido innalzamento delle acque, il crollo di scuole ed edifici costruiti in terra battuta, l’evacuazione degli abitanti e l’organizzazione dei soccorsi. Rimasto nella residenza mentre un altro missionario si era recato a Cheng-chow, provvide alla celebrazione della Messa, alla messa in sicurezza delle specie eucaristiche e all’assistenza delle persone rifugiate nei punti più elevati degli edifici, predisponendo anche una zattera per le necessità più urgenti. Il testo, firmato «P. A. Galvan S.S.F.X.», costituisce una testimonianza diretta tanto della sua presenza a Yen-cheng quanto delle responsabilità pastorali e assistenziali da lui esercitate durante l’emergenza.

Nel 1936 Galvan fu richiamato in Italia dai superiori. Negli anni successivi svolse prevalentemente il ministero di direttore spirituale nella Casa Madre di Parma e in altre comunità saveriane. La successione completa delle sue destinazioni non è ancora ricostruibile sulla base della documentazione attualmente disponibile; è tuttavia attestata la sua presenza a Nizza Monferrato nel 1952. Da lì scrisse al superiore generale manifestando il desiderio di tornare nuovamente in missione e dichiarandosi disponibile anche per l’Indonesia, dove avrebbe potuto dedicarsi all’apostolato fra le comunità cinesi. La lettera testimonia la persistenza della sua vocazione missionaria anche molti anni dopo il ritorno dalla Cina.

Sempre nel 1952 fu destinato a Desio, dove rimase fino alla morte. Qui il suo ministero assunse una forte dimensione pastorale e sociale. Operò presso la casa saveriana e la Basilica e rivolse particolare attenzione alle numerose famiglie immigrate che, nel periodo dell’espansione industriale del dopoguerra, giungevano a Desio dapprima dal Veneto e successivamente dalla Sicilia e dalla Calabria. La sua attività si concentrò soprattutto nel rione San Vincenzo, noto anche come Spaccone, appartenente alla parrocchia di San Pio X. In favore della popolazione del quartiere promosse anche la cappella del Sacro Cuore.

Le testimonianze locali lo ricordano come confessore molto ricercato, assiduo visitatore degli ammalati e presenza costante presso le famiglie più bisognose. Il suo ministero non si limitò all’assistenza religiosa, ma contribuì concretamente all’inserimento umano e sociale delle persone giunte nella città durante gli anni della forte immigrazione interna.

Andrea Galvan morì nell’Istituto saveriano di Desio il 16 marzo 1971 e, secondo il desiderio da lui espresso, fu sepolto nella stessa città. La memoria della sua attività rimase particolarmente viva nel quartiere in cui aveva svolto il proprio ministero. Gli abitanti del rione Spaccone promossero in seguito la realizzazione di un monumento a lui dedicato, inaugurato nel 2017 in un’area verde presso il parco Ambrogio Mauri, tra via Majorana e via Romagna. Ancora negli anni più recenti la comunità locale ha continuato a ricordarlo con celebrazioni commemorative.

Per quanto riguarda la sua attività pubblicistica, è certa la corrispondenza L’inondazione a Yen-cheng, pubblicata nel settembre 1931 in Le Missioni Illustrate, continuazione in quegli anni della precedente testata Fede e Civiltà. Il contributo, datato Yen-cheng 17 luglio 1931, rappresenta allo stato attuale la testimonianza pubblicata attribuibile con sicurezza a Galvan nel patrimonio digitalizzato del CDSR.


Documenti dello stesso autore

Copertina di 28.1931.09.Fede e Civiltà, Missioni Illustrate

28.1931.09.Fede e Civiltà, Missioni Illustrate

Settembre 1931

N° catalogo: XIV.8629
Anno: 1931
Categoria: Fede e Civiltà
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