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Bollettino naviganti

| Marina Greco


Pensieri  di una prof. nella rete

Trascrivo su questa piazza qualche piccola riflessione  dedicata agli studenti dei miei corsi musicali in conservatorio e ai miei colleghi più prossimi.
Il testo è stato originariamente pubblicato qui.

La nostra logica esistenziale conserva un forte legame con i modelli e i valori della comunità cui apparteniamo, e si esprime attraverso concetti, giudizi, atteggiamenti, sentimenti e azioni.

Esistono delle categorie mentali che determinano il modo in cui ci poniamo rispetto agli altri e all’interno delle quali la percezione di noi stessi come soggetti autonomi delimita automaticamente lo spazio, la collocazione e la percezione delle altre persone.
Si tratta di un meccanismo generale, le cui leggi e dinamiche sono state e sono indagate dalla filosofia e dalla psicologia.

Non v’è dubbio che si tratti di un meccanismo favorevole allo sviluppo personale, biologicamente teso all’affermazione e alla sopravvivenza dell’individuo.
Come ogni meccanismo psicologico, per poter continuare a funzionare nel tempo a vantaggio dello sviluppo personale, deve sottostare ad una legge di necessità imprescindibile: il singolo individuo deve riconoscere che lo stesso meccanismo funziona in modo identico in tutte le altre persone.
In altri termini tutti vogliamo vivere, in base al concetto che ciascuno di noi ha del miglior modo di vivere possibile. Questa è un’aspirazione legittima, eppure in questi giorni è chiaro come il sole che non soltanto non è possibile sempre, ma in casi estremi diventa impossibile per tutti.

Come si fa a fronteggiare questa situazione in modo da salvaguardare lo sviluppo personale del singolo e della comunità? Si rinuncia a qualcosa? Cosa si può fare e cosa non si può fare? A quale livello l’etica personale d’integrazione nelle comunità può essere giudicata debole o forte in relazione alle condizioni attuali?
Queste e molte altre potrebbero essere le domande che lascio aperte alla riflessione di ciascuno.

Nel contesto di questo scritto prendo in considerazione, a livello del tutto personale, un solo aspetto della questione che mi chiama in causa come cittadina italiana, investita di una funzione pubblica: l’insegnamento.

Ieri abbiamo letto la circolare redatta dal presidente della comunità accademica cui appartengo; cito qui in particolare la parte che più m’induce alla riflessione e che sto sottoponendo all’attenzione degli studenti dei miei corsi.

“Fermo restando che i periodi di assenza dal servizio dei docenti derivanti dai provvedimenti di contenimento del contagio di cui sopra costituiscono servizio prestato a tutti gli effetti, si fa altresì presente che le assenze degli studenti maturate nel periodo di sospensione della didattica non verranno considerate ai fini del computo del numero minimo di lezioni alle quali è necessario prender parte per poter sostenere gli esami; in pratica esse saranno conteggiate come presenze.      
Il personale docente è pertanto invitato a ricorrere a tutte le forme di didattica a distanza ritenute idonee a seconda delle discipline; sarà possibile utilizzare tutte le più consuete piattaforme di messaggeria (Skype, Whatsapp, Messenger, Facebook). L’Istituto sta provvedendo ad attivare piattaforme per e-learning a distanza (G-suite o simili) utili soprattutto all’effettuazione delle lezioni collettive. Il ricorso alla didattica a distanza è comunque da considerarsi volontario e non obbligatorio, anche se fortemente auspicato. I docenti pertanto sono pregati di comunicare ai loro coordinatori di Dipartimento le forme, i modi e le eventuali difficoltà nell’adottare le varie forme di didattica a distanza.”

Penso che queste indicazioni siano di totale buon senso, per il semplice motivo che salvaguardano i diritti di ciascuno, degli studenti e dei professori.
Insieme alla salvaguardia della salute e del diritto allo studio, la possibilità di fruizione delle nuove tecnologie per la didattica a distanza, “volontaria, non obbligatoria, anche se fortemente auspicata”, contempla e non nega le implicite “eventuali difficoltà nell’adottare le varie forme di didattica a distanza.”
Si creano così le condizioni perché il processo di insegnamento/apprendimento non venga bloccato, marginalizzato e depresso dalla grave emergenza sanitaria che affligge il nostro Paese e sempre più il mondo intero.
Allo stesso tempo vengono riconosciute le possibili difficoltà, che non è complicato identificare in due componenti, l’una di carattere disciplinare, l’altra di carattere professionale:

  • la prima è legata al fatto che, allo stato di sviluppo attuale delle tecnologie di cui disponiamo, nessuna didattica a distanza, soprattutto nel caso delle discipline pratiche individuali quali le lezioni di strumento, può sostituire la lezione in aula;
  • la seconda è legata alle effettive abilità di docenti e studenti nell’utilizzo delle tecnologie, chiamate nuove, ma utilizzate in molti casi da più di vent'anni.

Di conseguenza riesco a individuare due bisogni del sistema di formazione musicale accademica, inserito nel settore dell’Alta Formazione Artistica e Musicale:

  • dotazione quantitativamente sufficiente di hardware, software e collegamento alla rete, aggiornati, condivisi e specificamente commisurati all’insegnamento di tutte le discipline musicali;
  • formazione e aggiornamento del personale docente (e amministrativo) sull’utilizzo di tecnologie specifiche vecchie e nuove.

Detto questo, sono lieta di essere in grado di offrire agli studenti che frequentano i miei corsi, oltre al consueto gruppo Whatsapp di comunicazione interna, il gruppo privato Facebook aperto il 9 marzo 2020, al quale hanno già aderito 20 studenti su 20.

Nel ringraziare gli studenti, che, come sempre, si manifestano all’altezza della situazione, mi metto eventualmente a disposizione dei colleghi del conservatorio che richiedessero delucidazioni in merito a come ho deciso di procedere.

Aggiungo che, al momento, la tristezza per l’emergenza sanitaria nei reparti di rianimazione, lo sgomento di fronte all’inasprimento delle misure di sicurezza contro il contagio da Coronavirus e lo spettro della recessione economica non mi inducono a tralasciare o a trascurare, nei limiti del mio possibile, tutto ciò che ha reso fino ad oggi significativo il mio presente, allievi compresi.
L’acume, l’audacia e la forza del pensiero scientifico e umanistico, dell’arte, della musica e della tradizione culturale europea in generale non scompariranno certo a causa del Coronavirus.
Si tratta solo di esserci e di esserci responsabilmente.


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