
La figlia del sole
La figlia del sole
Favola dei Mbundu - Angola
Riproponiamo qui la favola che dà il titolo alla raccolta di Lino Ballarin sx "La figlia del sole e altre favole africane”, pubblicata nel 1979 dalla Editrice Missionaria Italiana. Segue una possibile pista di lettura.
Kiatumba era il giovane più bello della sua tribù. Suo padre lo esortava a sposarsi: “Ci sono tante belle ragazze tra noi; scegli quella che ti piace di più.”
Ma il giovanotto rispondeva invariabilmente: “Tutte le donne del paese sono mediocri. Voglio la figlia del Sole.”
Tutti si meravigliavano di questo atteggiamento, ma poi finirono per lasciarlo in pace ritenendolo un maniaco.
Un giorno Kiatumba scrisse una lettera al Sole per domandargli la mano di sua figlia e pensò di affidare il messaggio all’antilope veloce. Ma quella dichiarò d'essere incapace di raggiungere il Sole. Allora Kiatumba domandò allo sparviero, poi all'aquila, ma inutilmente. Allora chiuse la lettera in una cassetta di legno prezioso e si rassegnò a restare celibe per tutta la vita.
Bisogna sapere che in quel tempo le ancelle del Sole scendevano ogni giorno sulla terra ad attingere acqua per il loro augusto sovrano e la rana le aveva viste più volte alla fontana. Un giorno la rana sentì parlare del giovane Kiatumba e del suo strano proposito. Si recò da lui e si offerse per la difficile missione di portare la lettera al Sole. Il giovane accettò, se non altro per curiosità. "Che cosa può fare una rana incapace di muoversi fuori del suo pantano?" - pensava tra sé e sé.
Quando le ancelle del Sole vennero alla fontana e vi immersero le anfore per riempirle d’acqua, la rana saltò dentro ad una di esse tenendo la lettera in bocca.
Ritornate in cielo, le ancelle deposero i vasi d’acqua in una grande sala e se ne andarono. La rana saltò fuori, mise la lettera sulla tavola e si nascose in un angolo.
Di lì a poco la lettera fu portata al Sole che domandò da dove venisse.
“Non lo sappiamo” - risposero francamente le ancelle.
La lettera diceva così: «Maestà, io Kiatumba, uomo dell'Africa, mi prostro davanti a voi, sovrano dell’universo, e davanti alla vostra nobile sposa la Luna, e chiedo umilmente la mano di vostra figlia».
Il Sole restò pensieroso. Chi dunque aveva potuto portare la strana lettera fino lassù? Ma non disse nulla.
La rana, quando le ancelle si accinsero a scendere sulla terra di nuovo, saltò dentro un'anfora a e tornò nell'acqua profonda della sua fontana. Poi si recò da Kiatumba per raccontargli l'esito della sua missione.
“E perché il Sole non ha risposto?” - disse il giovane mezzo incredulo.
“Non lo so.” - rispose la rana – “Ma se vuoi posso portare su un'altra lettera.”
Allora il giovane scrisse: «Nobile sovrano, perdonate la mia insistenza; io oso nuovamente domandarvi la mano di vostra figlia. Questa volta spero da voi una risposta favorevole».
Il messaggio arrivò al Sole per la solita via e quando il grande sovrano lo lesse, domandò alle ancelle:
“Chi di voi ha portato dalla terra questa lettera?”
Ma quelle risposero in coro di non saperne nulla. Allora egli fece scrivere una risposta e la lasciò sulla tavola. La rana la prese, si nascose ancora in un'anfora e portò il messaggio al giovanotto impaziente.
Egli lesse: «O sconosciuto abitatore della terra che desideri sposare mia figlia, sta bene attento: io sono disposto a dare il mio consenso a questo matrimonio ad una condizione, che tu stesso venga a portare un regalo alla tua fidanzata».
La gioia di Kiatumba non ebbe limiti. Scrisse la risposta e la chiuse, con uno splendido diamante, in un cofanetto di legno profumato che affidò ancora alla sua fedele messaggera. La lettera diceva così: «Nobile sovrano, ecco t'invio un piccolo regalo per la mia fidanzata. Domando scusa di non potere venire personalmente per questa volta; sono molto occupato nel preparare un dono di nozze degno della figlia del Sole.» Il messaggio raggiunse, come al solito, l'augusto destinatario.
Intanto però Kiatumba era molto angustiato dal difficile problema: come arrivare in cielo per le nozze? Quando confidò le sue ansie alla rana, quella sorridendo lo rassicurò:
“Se hai fiducia in me, io farò scendere in terra la tua futura sposa.” La proposta fu accettata e la rana partì ancora una volta.
Quella sera, quando il Sole andò a dormire le ombre della notte oscurarono i palazzi del cielo, la rana uscì dal suo nascondiglio e partì in cerca della stanza dove dormiva la bella fidanzata di Kiatumba. Si avvicinò al suo letto e le pose sugli occhi due foglioline magiche ed invisibili che costringevano le palpebre a stare chiuse.
Il mattino seguente, quando la figlia del Sole si svegliò, ebbe paura e chiamò aiuto: non riusciva ad aprire gli occhi. Il Sole e la Luna accorsero e restarono stupiti. Che cosa fare? Mandarono subito le ancelle sulla terra a consultare un famoso stregone. Dopo lunga riflessione, quello rispose così:
“La mia esperienza mi dice che la figlia del nostro potente sovrano è stata scelta come sposa da un abitatore della terra. Egli l'ha avvolta con una forza magica contro la quale c'è un solo rimedio: se la fidanzata non scende presto sulla terra resterà cieca e morirà.”
Il Sole e la Luna si consultarono a lungo e la rana dal suo nascondiglio sentì i loro propositi. Appena poté corse da Kiatumba a portargli la grande notizia.
“Coraggio!” - gli disse – “La tua fidanzata domani verrà.”
“Ma come è possibile?” - rispose il giovane incredulo e insieme pieno di speranza.
“Perché non mi credi?” - insistette la rana – “Ti ho forse ingannato una volta? Ho sentito il Sole dare ordine al ragno di preparare una corda così solida e lunga da permettere alla tua fidanzata di scendere sulla terra.”
La sera del giorno seguente la rana vide scendere sulla fontana una corda luminosa come un raggio di sole. Di lì a poco vide la figlia del Sole scivolare giù in compagnia delle sue ancelle. Allora uscì dall'acqua, si avvicinò alla giovane e le disse:
“Non temere. Io conosco il segreto per guarire i tuoi occhi. Ti ridarò la vista e poi ti condurrò dal fidanzato che ti aspetta.”
Così detto, tolse con delicatezza le foglioline invisibili dalle palpebre della giovane che subito riacquistò la vista e fu piena di gioia.
Si avviarono alla casa di Kiatumba, che trovarono ornata di fiori, e bussarono alla porta. Quando il giovane vide la meravigliosa creatura che gli stava davanti, circondata dal corteo delle sue ancelle, non voleva credere ai suoi occhi. Per un istante credette di sognare. Anche la figlia del Sole restò incantata davanti a quel giovane così bello e forte. Poi si abbracciarono.
Il giorno seguente furono celebrate le nozze con grande solennità.
E i due sposi eccezionali vissero insieme felici per molti anni.
PISTA DI LETTURA
Gli animali delle favole sono universalmente considerati rappresentazioni di caratteri umani.
Nel caso dell’eroe protagonista in "La figlia del sole", Kiatumba, veniamo subito a sapere quali sono gli atteggiamenti che senz’altro non lo aiuteranno a raggiungere l’ambizioso proposito di sposare la figlia del sole: né la velocità della gazzella, né la regalità dell’aquila e neanche l’audace rapacità dello sparviero.
gli sarà utile, invece, una caratteristica tutta umana da lui sottovalutata, e qui rappresentata dalla rana.
Potremmo chiamarla “intuito”?
La rana vive normalmente nei pantani ed è incapace di muoversi fuori dal suo ambiente, eppure proprio la sua dimestichezza con l’acqua e l’abitudine a muoversi nell’oscurità tra acqua e terra, la rendono capace di sopravvivere e, nella favola, le permettono di raggiungere addirittura il palazzo del sole e di aiutare Kiatumba a realizzare il suo obiettivo.
Effettivamente, quando l’intuito funziona non solo si attiva in senso lato la capacità di conquista dell’uomo, ma anche la capacità della donna di emanciparsi dagli stereotipi culturali che la limitano in quanto “territorio di conquista”.
Seguendo un percorso di questo genere, sia la donna che l’uomo raggiungono la maturità che consente loro di vivere serenamente o, come dice la favola, insieme, felici per molti anni.
Nella cultura occidentale, le nozze non sono solo simbolo del matrimonio vero e proprio, ma anche di quella ideale e felice condizione di crescita interiore, che permette alle persone di vivere in salute, senza eccessive contraddizioni esistenziali e in pace con le proprie aspirazioni.
La facoltà intuitiva è di grande aiuto in questo processo di sviluppo personale e relazionale, perché proprio mentre sembra velare la chiarezza del ragionamento razionale, basato sugli aspetti concreti ed evidenti del mondo, fornisce la possibilità di un “salto” qualitativo nell’esperienza e nella conoscenza.
Spesso, scoperte scientifiche, dimostrazioni matematiche, soluzioni di problemi tecnici e capolavori artistici sono il frutto di improvvisi “salti”, di istanti di vera e propria “illuminazione”, sopraggiunti dopo anni di tentativi, studi e ricerche.
L’habitat naturale delle facoltà intuitive è proprio quello della vita di tutti i giorni - il pantano brulicante di vita della rana - e le soluzioni improvvise sembrano essere quasi “magiche” o provenienti da chissà dove: veri e propri miracoli.
Spesso siamo non-vedenti come la figlia del sole, alla quale la saggia rana aveva piazzato due belle foglioline sugli occhi, ma c’è sempre lo “stregone” di turno (medico, psicologo, sacerdote o semplice amico), pronto a dare una mano per aiutarci a risolvere la cecità.

