Connessioni, verità, ricerca
Cordialmente vostro I, Lettera ai Confratelli.
Riproponiamo la lettera di Francesco Marini indirizzata ai Saveriani nel settembre del 1990, in apertura al bollettino saveriano interno ComMix. Seguiva la pubblicazione della Lettera della Direzione Generale del mese precedente. Ci sembra tesa a promuovere una riflessione intercomunitaria ancora attualissima. Il 24 maggio 2017 sarà già passato un anno dalla scomparsa di Francesco Marini, ed è riproponendo i suoi scritti periodicamente, che il CDSR intende rendergli omaggio e ricordarlo.

MARINI FRANCESCO, Lettera ai Confratelli, in ComMix, 1990/09 e in Cordialmente vostro, 1998, p. 9-10.
Glicine al Parco di Ashikaga Tochigi JP, foto archivio personale P. F. Marini.

Carissimi fratelli,
come apparirà subito già ad un primo sguardo, il nostro tentativo è di puntualizzare delle tematiche, precisare concetti, richiamare verità, porle in connessione e in ordine, insomma è un tentativo di riscoperta della propria identità, attraverso la "scoperta della verità", sia pure con il metodo dello scambio e della ricerca comune.
Noi ci rendiamo conto del contrasto di questo intento con la mentalità corrente, che è tutta invece conciliativa, sincretista, relativista, e secondo la quale ognuno si inventa la sua verità, si sceglie di volta in volta i suoi valori e soprattutto si guarda bene dal proporre ad altri qualcosa di obiettivo da riconoscere e da accettare. Lo esprimono molto bene alcuni autori moderni.
"Ci si vuol far credere che il mondo d'oggi ha bisogno di uomini identificati completamente con la loro dottrina e che perseguono dei fini definiti attraverso la sottomissione totale alle loro convinzioni. Credo che questo genere di uomini, nello stato attuale del mondo, farà più male che bene...Occorre un altro genere di uomini, attenti a preservare le sfumature leggere, uno stile di vita, la chance della bontà, l'amore, l'equilibrio difficile..." (Camus). E commentando l'esito del comunismo, uno scrittore "laico" come E. Biagi sentenzia: "Tutti i possessori di dogmi e della verità che annunciano e promettono il paradiso, si è visto, rendono obbligatorio un passaggio per l'inferno".
Certo, c'è del vero in queste parole. Ma a pensarci bene, non è la identificazione con una verità, la dedizione ad un ideale, l'atteggiamento di attenzione e di proposta agli altri ciò che sbilancia la propria vita e rovina la convivenza umana. Ciò da cui guardarsi è il fanatismo, l'imposizione, la strumentalizzazione dell'altro, l'identificazione del proprio pensiero con la Verità.
Diceva Bonhoeffer: "La profonda diffidenza, di fronte a tutto ciò che è solo parola, spesso soffoca la parola che dovremmo rivolgere al fratello. Che cosa vi è di più pericoloso che pronunciare la parola di Dio più del necessario? E chi, d'altro canto, si assume la responsabilità di aver taciuto dove dovrebbe aver parlato?".
Non c'è contraddizione tra identità e rispetto, affermazione del valore e umiltà della proposta, verità offerta e ricerca comune verso una più grande verità. Anzi, è solo sulla base di una propria chiara identità che si rende possibile un fruttuoso incontro tra persone diverse. Dove tutto è uguale, tutto è indifferente; e che senso ha allora la comunicazione? Cosa si può mai dare o ricevere? È necessario evitare sia l'assolutismo (della propria posizione) che il relativismo (di una Verità che non è nostra). La ricchezza del Messaggio deve coniugarsi con le nostre povertà: è il senso della nostra vocazione.
