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1884.??.??.Panegirico di S. Giuseppe

Elaborato del Conforti Seminarista su S. Giuseppe.

"Nel volume «Andrea Ferrari e Guido Conforti nella Chiesa di Parma» (1983), avrebbe dovuto trovar posto il Panegirico di S. Giuseppe che il Rettore Can. Andrea Ferrari aveva assegnato al giovane Seminarista Guido Maria Conforti, e che questi recitò nella Cappella del Seminario nel giorno della festa.
Purtroppo allora non mi fu dato rintracciare il manoscritto (necessario per la datazione e per la completezza del testo) che invece sono riuscito a individuare solo recentemente.
Forse la composizione — in nitido e minuto manoscritto su foglietti di piccolo formato senza alcun margine — risale al 1884 quando Conforti, di anni 19, già frequentava la Teologia.
Forma, stile e contenuto risentono dello scolaro alle prime armi, e della formazione scolastica con gli esempi degli Oratori sacri di allora e dei «canoni» della scuola di Sacra Eloquenza.
Però si intuisce l'animo del giovane Seminarista ammirato per le virtù, la potenza e l’onore del Santo Patriarca per il quale sentiva grande devozione (all’età di 14 anni si era iscritto alla «Pia Unione di S. Giuseppe), e di cui da Vescovo, nella sua lunga vita pastorale, tornerà tante volte a parlare.
I miei ricordi nei 6 anni di ascolto della sua parola mi dicono che, pure se aggiornate nello stile, le argomentazioni e le effusioni di cuore verso S. Giuseppe ricalcavano gli slanci della sua anima candida di 45 anni prima.
Penso sia buona cosa che questo primo Panegirico di Conforti su San Giuseppe trovi posto nel volume su Ravenna, come Appendice del discorso che l’Arcivescovo pronunciò sul Patrocinio di S. Giuseppe nel raduno dei Lavoratori Cristiani della metà di Maggio 1903.
Nota Bene: nel manoscritto compare qualche lieve correzione di mano del Rettore Ferrari."

Teodori, FCT 12°, 1993, 380; trascizione del panegirico alle pp. 381-385.

  • ID
    4643
  • Cartella
  • Data
  • Editore
    CDSR
  • Luogo
    Parma
  • Collocazione
    CSCS
  • Pagine
    15
  • Viste
    642 volte

CDSR
Centro Documentazione Saveriani - Roma

Transcrizione

Esordio

Essendo a noi mostrato un uomo cospicuo per dignità, il quale vien dal pro­prio principe con ogni pubblica dimostrazione a tutti proposto, anzi messo a parte dello stesso suo potere, subito ci vien spontaneo il pensiero dover egli essere uomo di gran merito e virtù. Anzi tanto è persuaso l'animo nostro che la virtù anche dagli uomini non può non essere altamente ammirata, e con ogni studio cerca e premia­ta, che sogliamo generalmente dalle preminenze e gradi di uno, giudicare in un su­bito a loro riguardo del merito e della sua personale eccellenza. Eppure chi non sa quanto siano fallaci gli uomini? Quante volte non hanno nel modo più indegno re­tribuito il merito? Quante fiate l'ingiustizia non ha avuto su dell'equità le premi­nenze? Ma se bugiardi sono nel loro operare gli uomini, non lo è certamente Iddio, verità e giustizia per eccellenza, onde non può premiare e glorificare se non chi n'è meritevole. Che se però volete una prova di quanto Dio rimuneri a seconda delle opere i suoi servi fedeli, portatevi coll'immaginazione vostra a contemplare la cele­ste patria, ed i felici abitatori che in essa soggiornano. Mirate quegli spiriti beati cir­condati di gloria bearsi negli splendori del volto divino.

Ecco la schiera dei confessori che sempre si mantennero anche loro malgrado fedeli al loro Creatore; ecco quella dei martiri che suggellarono la loro fede col più acerbo supplizio; ecco quella dei vergini che conducendo in terra una vita angelica consacrarono a l'Agnello Divino la cosa più bella e preziosa; osservateli, essi a se­conda dei loro meriti posseggono un maggiore o minore grado di gloria. Ma porta­tevi più innanzi, collo sguardo dell'immaginazione vostra, al di sopra di tutte le An­geliche gerarchie, e vi verrà fatto vedere un personaggio, da tutti ossequiato che su­pera in splendore tutti gli altri Santi; siede su di un maestoso e rifulgente trono, alla destra dell'augusta Regina del Cielo. Chi sarà costui cui il Signore tanto onora e glorifica? Voi già l'avete ravvisato:

Egli è il santo fra i Patriarchi, il castissimo Giuseppe; colui cui il Signore ha co­stituito padrone della sua famiglia "Quem costituit Dominus super familiam suam". Ma di qual famiglia? Ah! che l'animo mio al riflettere a ciò è altamente compreso d'am­mirazione e di stupore e vado tra me discorrendo: Giuseppe dunque, capo della fa­miglia di Dio in terra, non composta di Angeli, né di Cherubini, né di Serafini, ma del Re degli Angeli e della Regina dei Santi? Al pensar quindi all'alta dignità a cui il Signore lo ha elevato, e al mirar la gloria incomparabile di cui ora è circondato, preso da meraviglia domando a me stesso: se Dio giustissimo e sapientissimo a tal sublime carica ha innalzato Giuseppe e con tanta gloria il glorifica a preferenza d'o­gni altro Santo, quanta non sarà stata eccelsa, esimia, singolare la santità da lui pos­seduta? Ed oh! aver potessi abbondante facondia e vorrei ad evidenza mostrarvi quanto grande esser dovea la virtù di questa sublimissima creatura cui Dio scelse fra tutti gli uomini a degno sposo di Maria, ed a Padre putativo del Verbo incarna­to. Ma conoscendo a quanto poco io valga, mi stimo inabile a conseguire questa gloriosa meta, onde invocando l'aiuto del Santo che spero vorrà essermi benevolo, e confidando che voi riguardando all'acceso desìo che ho di far conoscere le glorie di questo S. Patriarca, onde stimolarvi alla sua devozione, e non alla pochezza del­I'opera mia, mi sarete larghi del vostro compatimento.

♦♦♦

Se dunque la dignità è regola colla quale debbonsi misurare le eccellenze di uno, e conoscere le sue perfezioni, e con più uno è in alta dignità costituito merita maggiormente la nostra stima ed il nostro ossequio, qual stima adeguata concepir potremo di Giuseppe, elevato alla più alta dignità, che dopo la divina maternità im­maginar si possa? qual nobiltà ed altezza di virtù non esige questo sublimissimo uf­ficio? Se Iddio allorché per saggia disposizione elegge alcuno a qualche ministero, adorna ed arricchisce l'animo suo di tutte quelle doti e prerogative che all'adempi­mento di tal ministero si richiedono, di quante e sublimi doti credete voi non avrà a larga mano arricchito l'animo di colui che scelse fra tutti gli uomini a degno sposo di Maria ed a Padre putativo del Verbo incarnato? Ah! che l'animo mio si confonde e non può scandagliare e comprendere la grandezza e la sublimità della santità di Giuseppe.

Egli è come un vasto giardino di primavera coperto per intero dei più peregri­ni ed olezzanti fiori, come il firmamento i cui astri sono innumerabili, come un oceano le cui acque non hanno misura alcuna. Ed in vero, se un padre amoroso, il quale teneramente ama una propria figliuola, che altro non cerca se non il suo be­nessere, fosse in suo arbitrio il scegliere un consorte, qual'uomo credete voi sceglie­rebbe egli se non colui cui egli stimasse il più nobile, il più prudente, il più virtuo­so? colui in una parola che a lei più si confacesse? Se un principe assennato dar vo­lesse un aio al suo figliuolo primogenito, all'unico erede del suo potere, a qual uo­mo non lo affiderebbe? Certamente, voi già m'avete col pensier prevenuto, certa­mente al più saggio ed assennato che mai sapesse trovare. Ora Iddio providissimo che ogni cosa ordina e governa con ammirabile sapienza, chi potrà menomamente dubitare che a sposo della sua primogenita ed amatissima Figliuola, l'oggetto ai suoi oc­chi il più caro ed amabile, ed a Padre putativo dell'incarnata Sapienza non avrà egli scelto l'uomo il più santo ed il più giusto di quel tempo? ma che dico di quel tem­po? poco direi se di più non aggiungessi, ma non solo di quel tempo ma di quanti furono, né questo ancor basta, ma di quanti saranno ancora sino alla consumazione dei secoli.

Se Giuseppe dunque fu da Dio scelto a sposo della Vergine SS convien con­chiudere che era la creatura che più si confaceva a questa diletta figlia del Signore. Sì sì, Giuseppe era l'uomo che più d'ogni altro era fatto per Maria, colui che sovra tutti la rassomigliava nelle maniere e nei costumi. Maria è tra le pure creature la più alta, la più santa che mai vi possa essere, talché può bensì Iddio creare un cielo più stellato, un mondo più grande, anzi innumerevoli altri, ma non suscitare altra creatura più grande della Vergine. Ora se Giuseppe fu l'uomo a lei più congiunto, l'uomo a lei più simigliante in virtù ed eccellenza, chi può comprendere nonché immaginare l'altezza della sua santità? chi enumerarne i pregi, chi condegnamente esaltarli? Ma a che varrebbero le umane lodi, mentre Iddio stesso verità infallibile ce ne ha tessuto il più mirifico panegirico quando appunto chiamò Giuseppe l'uo­mo giusto? «Ioseph autem vir eius cum esset justus>>. Vi par questa lode piccola? Non si racchiude forse in queste parole quanto mai possa esprimere l'umana favella? E Giuseppe fu chiamato l'uomo giusto per eccellenza, non perché fosse di mediocre santità, ma perché possedé nel modo più perfetto tutte le virtù, come dice il massi­mo Dottore della Chiesa: «Propter omnium virtutum perfectam possessionem».

E che può darsi di più, qual'elogio più sublime, qual'encomio più grande? Ne poteva essere altrimenti. Niuno di voi certamente ignora quanto la virtù d'un com­pagno, d'un amico, d'una persona che abbia su di noi autorità possa potentemente influire sull'animo nostro. Anzi al solo vedere una persona da noi tenuta in concet­to di santità, subito si desta nell'animo nostro i più gagliardi stimoli ad emularne le virtù. Così leggiamo di innumerevoli Santi la cui semplice lor vista bastava ad inna­morare della santità e a destare negli animi anche i più incalliti nel male i più santi desideri.

Ora Giuseppe che per tanti anni si ebbe dinanzi allo sguardo la Vergine San­tissima, come credete voi che la santità di questa castissima sua sposa, di questa Vergine purissima, la quale fu sì grande, sì eccellente, si traboccante non si sarà ad esuberanza diffusa anche nell'animo di Giuseppe? In Giuseppe d'indole così incli­nata alla virtù più di quello che non sia ogni grave al suo centro? In Giuseppe che era bensì suo sposo, ma aveva di essa la più alta stima e venerazione? Quali ardori di carità non doveansi destare nell'animo di Giuseppe, mentre aveva dinanzi agli occhi l'esempio di Maria? (Cancellato da Ferrari: con lui parlava, con lui si cibava, con lui suddivideva i travagli e le pene?) Ah! che al riverbero delle eccelse virtù di Maria, avrà sempre più avuto incremento la santità di Giuseppe.

Ma Giuseppe oltre ad essere sposo della Vergine Madre fu anche Padre putati­vo del Figliuol di Dio. E' dottrina leggiadra di S. Tommaso che quanto più ciascuna cosa avvicinasi al suo principio, tanto ancor più perfettamente partecipa delle pre­rogative e delle proprietà singolari del suo principio. Così quel chiarore che è più prossimo al sole è più folgorante, così qual chiarore dopo la sua Santissima Sposa, dar si poteva ad umana creatura? Chi dopo Maria trattò più familiarmente con Ge­sù se non Giuseppe? Chi più lo strinse affettuosamente al seno? Chi se non Giu­seppe poteva con ragione nominarlo figlio? Per la qual cosa io deduco con gran fondamento, che siccome nessun santo fu più di Giuseppe altamente onorato da Dio, così niuno fu più di lui santo. Ma che dico più santo? Non solo niuno il sor­passò, ma niuno l'eguagliò, anzi appoggiandomi all'autorità di più insigni teologi, posso con certezza asserire che Giuseppe sorpassò tutti nella santità. Oh! aver po­tessi l'affetto per lui e la facondia del dire di un Bernardino di Busto, di un Gio­vanni di Cartagena, di un Isidoro, di uno Suarez e vorrei nel modo più evidente mostrarvi, cogli argomenti più stringenti, quanto convenisse anzi necessario fosse che all'alta dignità a cui il Signore ha sublimato questo gran figlio della casa di Da­vide, corrispondesse la santità più esimia ed i privilegi più rari.

Nacquero bensì Geremia e Giovanni già santificati fin dal seno materno, ma Giuseppe non solo fu mondato da ogni macchia innanzi al suo nascere, ma poi confermato in grazia, anzi di tal maniera esentato da malvagità, per non affermare d'ogni stimolo al peccato, ché non poteva con tanti favori non degnamente corri­spondere alle grazie del suo Creatore. Mai non macchiarono la candida stola di lo­ro innocienza ed un Luigi Gonzaga ed uno Stanislao Kostka ed un Filippo Neri, ma Giuseppe non solo mantenne sempre illibata la sua coscienza da qualsiasi neo, ma sempre colla maggior possibile perfezione corrispose ad ogni benché minima grazia del Signore.

Ah! che la sua vita non fu che un tessuto di virtù le più sublimi e di opere sante d'ogni maniera! Ah, egli sì che, giunto al termine dei suoi giorni, poteva giubi­lante esclamare: «Cursum consumavi, fidem servavi, reposita est mihi corona iustitiae». Ma se in tutto ha superato gli altri Santi, li avrà specialmente ecceduti nella carità, che è la regina delle altre virtù ed il vincolo della perfezione: «caritas vinculum per­fectionis». Egli fu il primo uomo cui fu noto l'eccelso mistero dell'incarnazione, il primo che vide ed adorò il figliuol di Dio, colui che presentollo al Tempio con Ma­ria, che il sottrasse dalla crudeltà dell'empio Erode, e fu testimonio, in una parola, di tutti i misteri della fanciullezza di Cristo.

Ed in questo tempo quante volte non avrà egli stretto al suo seno il Divin In­fante? Quante volte non avrà a lui rivolti i più infuocati colloqui? Quante volte non avrà impresso su di quell'adorabile volto i più innamorati baci? Ma perché oso io rammentare queste rare tenerezze con cuore sì freddo e linguaggio si languido? Il vecchio Simeone per una volta sola che ebbe la bella sorte di vagheggiare fra le sue mani il pargoletto Gesù, tanto fu il giubilo che provò in cuor suo da sembrargli di non dover più vivere dopo d'essersi meritato di vedere il vaticinato dai Profeti e l'aspettato dalle genti. Tanti Santi avendo per singolar privilegio mirata anche mo­mentaneamente la sacra umanità di Cristo, tanto furono accesi i loro cuori, da av­vampare quali ardenti fornaci del fuoco del divino amore; qual lingua o qual penna potrà spiegare, e qual'intelletto comprendere l'ardente fiamma che avrà acceso il cuor di Giuseppe, mentre non una sola volta vide e trattò col Figliuol di Dio, ma continuamente con lui in una sol casa viveva, ad uno stesso desco mangiava, e con lui parlava colla maggior confidenza ed affetto? Ah! che è gran meraviglia che Giu­seppe continuasse con simili ardori a vivere; che se non ne morì ciò fu, io penso, per singolare miracolo del Signore.

O cuor di Giuseppe, qual fiamma ardente può compararsi a quella che entro di te arde? Quali fiumi o quali mari basterebbero ad estinguerla? Che se tanto era l'amore di Giuseppe, potete ora di leggieri comprendere quanto fosse amato da Gesù. Niuno ignora quanto abbia il Salvatore favorito una Maddalena penitente, quanta fosse la sua predilezione per una Teresa, alla quale affermò che se non aves­se creato il mondo, sol per essa il creerebbe; eppure queste prima furono peccatri­ci. Quale affetto poi non avrà avuto per coloro che sempre gli furono servi fedeli? e Giuseppe, credete voi, che non sarà stato di questi ultimi? Ah che egli non solo èvenuto mai meno in nessuna cosa al suo Creatore, ma sempre ha condotto una vita più serafica che terrena! Ed oh! chi potrà comprendere e con quali concetti espri­mere lo sviscerato amore portato da Cristo al suo Giuseppe, a quell'anima sì pura e sì santa, al custode della sua infanzia, al difensore de' suoi pericoli? Che se tanta era la dignità di Giuseppe, tanto l'affetto che a lui portava il Redentore, quale non sarà la gloria che ora gode in cielo e l'efficacia della sua intercessione? Sembrami veder questo eccelso Santo dall'elevato e luminoso suo trono a sé chiamarci tutti per colmarci delle sue grazie e favori. Laonde, fedeli alle sue chiamate, a lui fidu­ciosi corriamo e sperimenteremo il suo favore, come sempre hanno sperimentato i suoi devoti servi. Egli è potentissimo presso Dio, mentre ha accesso a Gesù come a Figliuolo, a Maria come a Sposa. Vogliamo mantenere illibato il bel giglio di nostra purezza? ricorriamo a Giuseppe che è il custode dei Vergini. Vogliamo umiltà, pa­zienza, obbedienza, carità? Calchiamo le pedate di Giuseppe, che ce ne ha dati i più luminosi esempi. Siamo oppressi dal peso dell'afflizione? ricorriamo a questo gran Santo, che tanto avendo sofferto nel corso di questa vita mortale, vorrà com­patirci e consolarci. Sempre in ogni occasione ci sia cara la sua devozione, pe­rocché se guardiamo al gusto di Dio, se consideriamo il desiderio della Vergine, se attendiamo alla dignità e santità di Giuseppe, se cerchiamo la nostra propria utilità, niuna devozione dopo quella di Maria è più onorevole, più vantaggiosa, che quella di questo Santo Patriarca.

.... Preghiamolo che ci dia grazia di imitare le sue virtù, poiché non minore santità in noi sarà richiesta di quella di Giuseppe, essendo l'ufficio a cui ci chiama Iddio non meno grande e sublime. Noi pure dovremo ogni giorno maneggiare l'U­nigenito del Padre, quanto pure dunque dovranno essere queste mani che dovran­no toccare le carni immacolate del Divino Agnello ed offrirlo all'Eterno in isconto dei peccati del mondo. Noi pure possiamo stringere al nostro seno il Figlio di Dio, anzi, di Giuseppe ben più fortunati, abbiamo la sorte incomparabile di riceverlo dentro del nostro cuore, immedesimarci con lui, vivere, come disse l'Apostolo, del­la vita stessa di Cristo.

Come dunque deve essere puro quel cuore che deve servire di stanza, di ta­bernacolo all'Agnello che si pasce tra i gigli e le rose. Noi pure ad imitazione do­vremo un giorno salvare in certo qual modo la vita di Cristo dalle insidie di tanti nemici, che in mille guise tentano di dar morte alle anime in cui egli vive ed in cui ha poste le sue delizie, zelando tra i nostri fratelli la sua legge e la sua gloria; quan­to ardente dunque deve essere la nostra carità per Iddio e pel prossimo. Dev'esser proprio quale ce la descrive l'Apostolo, forte come la morte, che nessuna cosa vale a smuovere, pronta a tutti i sacrifici, a tutte le privazioni, quando ciò richieda l'a­more di Dio e la salute dei nostri simili.

Le virtù di Giuseppe, in una parola, siano oggetto della nostra speciale imita­zione. Confidiamo molto nella protezione di questo gran Santo, a lui nelle nostre necessità, specialmente spirituali. Chiediamogli il trionfo sulle nostre tentazioni, il conforto nei nostri contrasti, il lume per conoscere la divina volontà, la grazia per uniformarci alla medesima. Preghiamolo anche per la conversione di tanti nostri fratelli, che lungi sen vanno dalla via della salute. Preghiamolo per il trionfo della santa Chiesa, di cui è l'universale Patrono. In ogni contingenza della vita interpo­niamolo a nostro intercessore presso il trono dell'Altissimo per averlo poi nostro aiuto e conforto nel punto della vita, e così sia.

Guido Maria Conforti
Seminarista