1887.10.02.Discorso sul Rosario
Discorso per la meditazione sul "Rosario" - IV Corso di Teologia.
"Nel 1886, il Rettore Andrea Ferrari, assegnando ai Seminaristi Teologi il compito dei discorsini da farsi nelle varie festività dell’anno, aveva riservato al Decano Guido Conforti il Discorso sul Rosario che doveva essere recitato alla prima Domenica di Ottobre nella Chiesa Parrocchiale di Carignano, dove si trovavano i Seminaristi in Villeggiatura.
Conforti verosimilmente lavorò attorno al discorso durante l’anno scolastico, completandolo poi in Agosto mentre era in Villeggiatura a Carignano e in Settembre quando si trovò in vacanza a Casa sua a Casalora per ragioni di salute.
Senonché alla fine di Settembre, quando già era tutto pronto per il rientro in Seminario e lui preparato e desideroso di tenere il discorso sul Rosario, fu colpito da una forma influenzale con alte febbri. Dovette scrivere al Rettore, il quale rispose che si dispiaceva della sua indisposizione «ma mi allieti della speranza che non ci mancherà il suo discorso» per la Domenica 3 ottobre 1886.
Invece Conforti non fece in tempo a ristabilirsi e, per quell’anno - come nota Ferrari nel quaderno disciplinare - «la predica del Rosario a Carignano (non vi fu per il) predicatore indisposto».
Fissando all’inizio del nuovo anno scolastico i predicatori, Ferrari assegnò a Conforti il discorso alla Festa del S. Cuore; ma gli conservò anche l’incarico del discorso sul Rosario a Carignano, che quindi Conforti pronunciò la Domenica 2 ottobre 1887, mantenendosi nel tema fissatogli, che doveva non tanto diffondersi in valutazione della struttura, contenuto e importanza della pia pratica mariana, quanto nel lato di lode e fiducia in Maria, e segno di potenza e di assistenza per la Chiesa e i suoi figli della Regina delle vittorie."
Teodori, FCT 6°, 1983, 430, trascrizione del testo alle pp. 430 - 439.
-
ID0013
-
Cartella
-
Data01 Ottobre 1887
-
EditoreCDSR
-
LuogoCarignano (PR)
-
CollocazioneCSCS
-
Pagine14
-
Viste781 volte
Transcrizione
Accipe Gladium Sanctum munus a Deo, in quo dejicies adversarios populi mei, Israel
Macc 2,15
I
Introduzione: la lotta contro Dio e l'arma del Rosario
Siamo in tempo di guerra, fratelli dilettissimi, siamo in tempo di guerra. Guerra a Dio ed al suo Cristo, guerra alla Chiesa ed alle sue istituzioni, guerra al dogma e alla morale. Faremo noi, gridano i moderni miscredenti, (noi faremo) che più non esista al mondo questa invincibile religione, affileremo contro di essa le armi della ragione, la urteremo da tutti i lati, la rovesceremo dalle fondamenta innalzandole di fronte il fantasma di una insussistente natural religione. Quindi il Capo visibile della Chiesa Cattolica spogliato del temporale dominio, relegato fra le anguste pareti del Vaticano; le vergini sacre scacciate dalle solitarie lor celle, inceppato il pubblico culto, e usurpate quelle sostanze che ne erano l'alimento. Quindi i Pastori legati nell'esercizio del sacro lor ministero, messi in giogo i dogmi più venerandi, screditata e coi libri e coi fatti la cristiana morale. Quindi le cose sacre, la fede, i riti, i documenti religiosi dei padri nostri, le venerabili tradizioni conculcate e distrutte: la gioventù allevata nell'ateismo succhiare col latte la corruzione e l'odio alla Chiesa ed ai suoi Ministri, ed ogni dì più propagarsi la peste dell'incredulità, ed ogni giorno guadagnar terreno, e moltiplicarsi ogni giorno il numero dei miscredenti.
Deh! chi salverà mai dalle lor mani la cristiana religione?
Dio Santissimo, Voi la proteggete nel terribile cimento. Sebbene, e a che mai paventare? La serie dei prodigi in pro della Chiesa non si è per anco chiusa, né si è accorciato il braccio dell'Onnipossente.
Siccome là sui campi di Sinaor nella orgogliosa intrapresa scese Iddio a contemplare il vano ardimento degli uomini e senza adoperare fiamme e saette la insana opera ed il temerario consiglio tutto in un punto decise ed annientò: così solo il guardo calando ora sovra di questi novelli giganti li confonde, li disordina, li abbatte, e mette al sicuro dai loro colpi la prediletta sua religione.
E non altrimenti che là sui gioghi alpestri della selvosa Samaria mandò già il profeta Geremia a consolare l'abbattuto Maccabeo gemente sulla desolazione della città santa manomessa dalla contaminazione delle genti. e col dono che gli fece di una prodigiosa spada, rovesciò tosto le nemiche falangi e la Siria fu vinta e Sionne salvata: così a noi manda per aiuto l'arbitra del suo Cuore, la dispensatrice delle sue grazie, quella Vergine invitta a cui sola sempre fu dato conquidere la procace empietà, più terribile che non un esercito schierato in campo, recante dal cielo spada prodigiosa sì, che al pari di quella veduta da Giuda, fu in ogni età l'umiliazione degl'inimici, e la gloria del popolo eletto; questa spada, o fratelli, si è il Santo Rosario. Accipe gladium sanctum, parmi dica ella a ciascuno di noi nell'atto di presentarci il Rosario, accipe sanctum gladium etc.. Si, colla virtù di questa spada saran superati tutti gli assalti, abbattuti tutti i nemici, riportata sempre completa vittoria.
Infatti se volgendo lo sguardo ovunque vi aggrada in questo solennissimo giorno al sentir risuonar per ogni angolo inni, cantici di lodi e sensi di benedizioni, di grazie, stupefatti per la gloria ricercaste qual sia la ragione di tanto tripudio, quale l'oggetto di tanta festa, sentireste un mondo riconoscente rispondervi con voci di rispetto, di tenerezza, d'amore che di sì universale commozione la sola cagione ed il solo argomento si è il Rosario di Maria, sorgente perenne di salute e di prosperità.
Caldo il cuore di felici speranze m'apparecchio a tenervi di esso parola mostrandovi essere il Rosario la preghiera più efficace ad impetrar grazie all'Augusta Regina del Cielo ed insieme l'arma più poderosa per abbattere quanti sono nemici del nome Cristiano, affinché onorando voi la Vergine con questo tributo di laude. prestiate così più favore al felice esito felice esito di un a causa che è pur causa vostra.
M'assista Maria etc.
II
La forza del Rosario di Maria
Nuovo non vi sembri, fedeli dilettissimi, alla spada del Maccabeo duce il Rosario sacratissimo paragonare, se tutto ciò che accade nell'antico patto, fu, come dice l'Apostolo, una figura del nuovo, e però se il brando di Geremia era segno della speciale protezione di Dio su del suo popolo, dite pure che il Rosario è del pari monumento prezioso della speciale predilezione di Maria per noi.
Non contenta d'essersi guadagnata da tutti i secoli e dalla penna de' Padri il glorioso nome di corredentrice dell'uman genere, aprendo obbediente il seno all'incarnazione del Verbo divino; conobbe quindi nello spazio de' tempi che noi sventurati per la nostra incostanza andavamo presso di Lei perdendo ogni riguardo d'amore, e rendendoci indegni della sua assistenza e protezione, se ella stessa non ci avesse forniti d'un mezzo efficace, per mantenerci in sua grazia ed impegnarla alla nostra difesa.
E che avremo potuto noi fare che fosse degno di tanta altezza?
Qual dono di nostra mano, qual lode di nostra lingua, quale ossequio del nostro cuore, che meritar potesse un favorevole suo sguardo? Ella sola era capace di proporzionare a sé medesima il proprio encomio e di pareggiare a' suoi meriti i doni e le offerte da presentarle. Ed il Rosario ne apprese, qual forte maniera d'orare a lei graditissima e decorosa, alla quale non potesse negare il favore di sua potente intercessione.
Alla scuola dell'Angelo è vero avea di già la Chiesa appreso, come in un breve saluto, divinamente restringere le più belle sue lodi ad averla propizia ne' nostri bisogni e nelle nostre strettezze. ma, o che l'angelica salutazione ne' secoli antecedenti fosse men che fuor d'uso, o che più attentamente volesse Maria che i suoi privilegi e le eroiche sue gesta fossero ricordate nei misteri della nostra riparazione, ordinò questa nuova efficacissima formula, perché per essa, interponendola noi mediatrice di pace e perdono appo il trono dell'Altissimo, mai ne riportassimo ripulsa o rifiuto di sorta.
- Misteri gaudiosi
E come no, uditori, se coll'offrire a Maria il suo Rosario le si rende quel maggior grado di gloria accidentale, che può ricevere da lingua mortale? Non può pensarsi rimembranza più dolce di lei, non può idearsi per noi più magnifica lode, che il decantarla nei primi misteri inondata dalla pienezza dello S.S. trascelta ad essere vivo tempio di Dio, giunta a compiere in sé tutte le precorse figure del Giudaismo, ed a vedere in sé terminati i focosi sospiri de' Patriarchi, de' Profeti e delle eroine di sua nazione: salutata dal celeste messaggiere piena di grazia, benedetta fra tutte le donne, ed eletta Madre del Salvatore del mondo, erede della sede di Davide, possessore eterno della casa di Giacobbe. Ah! fu pur questo l'angelico canto di divina armonia, che ebbe forza di cavarle di bocca quel fiat che dovea sottrarci all'antico servaggio.
E se per fare acquisto di tanta grandezza, vo' dicendo fra me, che tanto di pene le dovea costare, non rifiutò Maria di sciogliere per noi la pietosa sua voce; perché sol dubiteremo, che Ella onorata della dolcezza di queste note, e mossa dalla memoria di sì alti misteri, ricusi ogni volta che il chiegga ragione d'impegnarsi al divin Tribunale per liberarci non una volta ma mille fiate dai rigori di sua giustizia, mentre non è per costarle che un cenno del suo volere?
- Misteri dolorosi
Che se dai primi diamo passo alla considerazione dei secondi Misteri, maggior forza il Rosario ancora ci scopre, per insinuarsi nel cuore di Maria. Esso non la previene soltanto col suono lusinghiero delle sue lodi; ma la muove non meno e la intenerisce col ricordarle la serie di quei dolori, pei quali ella comparve trafitta nel seno ai piedi della croce del proprio Figlio. E comecché la gravezza di questi affanni fosse opera dei nostri peccati, che, crocifiggendole l'amato suo bene, seco lui la crocifissero amaramente, pure non può rammentarsele cotali dolori, che, ella non sentasi tutta struggere per noi di quel tenero amore, per cui combattuta allora da due differenti affetti tra il Figlio ed il mondo, tolse di perdere il Figlio piuttosto che perdere il mondo.
Vittoria sì malagevole ad un cuore materno che ben la fece conoscere degna madre di quel Dio che per la salute nostra diede a morte se stesso, ed alla quale ella deve tutta la sua grandezza. La Vergine riconosce nel nostro peccato i profondi decreti di Dio, pei quali fra pene inenarrabili fu condotta ad essere arbitra e dispensatrice delle celesti grazie, onde niente più brama per venire a nostro favore commossa, che la devota ricordanza dei suoi dolori nel presentarle il Rosario. Allora vestendo essa quell'aria di tristezza e d'affanno onde già fece di sé spettacolo compassionevole sul Golgota, si prostra al trono del divin Verbo e ricordandogli le pene che nella sua morte ebbe per noi a soffrire, parla, sospira, ci difende, ci scusa, cerca la nostra felicità e salvezza.
Che se la bella Ester in quel misterioso deliquio, in cui presentossi al trono d'Assuero, poté sifattamente intenerire il di lui animo, che tosto revocò il decreto fatale sterminatore del popolo Ebreo, Maria che là sul Calvario tal fece di sé compassionevol comparsa agli occhi del Figlio come non otterrà dal medesimo quanto dimanda? Come potrà egli negarle la benedizione d'un popolo che a lei confida la propria salute, potrà contrastarle il dono di quelli che divoti del Rosario la supplicano qual Madre ed Ella glieli chiede in premio de' suoi dolori quai figliuoli?
Ma fosse ben anco la Vergine insensibile ai suoi dolori, trascurasse ancora d'impiegarne i meriti ineffabili per la nostra protezione, dovrebbe ciò non pertanto, riverita col Rosario, accorrere in nostro aiuto pel decoro della propria sua gloria.
Quando l'antico popolo Ebreo trovavasi stretto da' suoi nemici, od afflitto da qualche calamità, con un linguaggio piamente audace si volgevano ben sovente al Signore così supplicandolo: Dio potentissimo de' padri nostri, volgete uno sguardo alla nostra afflizione, e non permettete che noi siamo il ludibrio de' nostri nemici. Se questo accade li vedreste insuperbire contro di voi, né ascriveranno la nostra caduta al meritato castigo de' nostri peccati, sì bene alla vostra impotenza. Derideranno quel Dio che noi adoriamo e narreranno per favole le nostre venerabili tradizioni. Ah! fate che nella nostra difesa vi riconoscano per quegli che siete; e se non vi muovono i nostri mali, preservate almeno l'onore del vostro nome.
- Misteri gloriosi
Così gridavano quelle schiere compunte, ed animate dall'ultimo sforzo della loro fiducia, e così fu veduto ben spesso Iddio sorgere, dimentico delle loro colpe, difenderli per sostenere la propria gloria.
Ora dite come avverrà che Maria si nieghi a chi la ricerchi d'aiuto, quando ben conoscendo la nostra indegnità, c'insegnò negli ultimi gloriosi misteri la medesima formola del popolo ebreo per pregarla? Le ricordiamo in essi la sua ammirabile assunzione all'impero del cielo e della terra, la sua incoronazione a Signora dell'universo, a Regina degli Angeli, e confessandola per tale noi pure veniamo a dirle in cuor nostro: Se voi abbandonate alle sventure coloro che onorano il vostro nome, qual baldanza non prenderanno i vostri nemici di bestemmiarvi: Andate, diranno una volta che ci veggano oppressi, andate a riporre la fiducia nel suo favore, a chiedere soccorso alla sua potenza. Se Ella è figlia dell'Altissimo, Madre del Verbo, Sposa dello S.S., Porta del Cielo, se l'universo a lei s'inchina ed obbedisce, perché non vi salva?
Udite, vergine eccelsa, la loro jattanza? Fate per l'onor vostro, per la vostra grandezza, che nella protezione di chi onora il vostro Rosario, resti confusa l'infedeltà di chi lo dispregia. E che, fedeli dilettissimi, siete ancor persuasi dell'efficacia di un tal pregare per liberarvi d'ogni afflizione e per mandare in dispersione ed in ruina quanti nemici interni ed esterni possono insorgere ed insidiarvi? Date uno sguardo ai trionfi che riportò il Rosario ne' secoli andati, e poi giudicate. Lascio stare e le tante vittorie, che quà e là sparse e descritte leggonsi riportate dai devoti del Rosario sopra nemici invisibili. Lascio di ricordare e gli interni tumulti delle passioni acquetati, ed i prodigiosi risorgimenti alla grazia dei più fetidi cadaveri pel Rosario operati, ed altre mille insigni grazie e dolcezze di spirito, che voi medesimi, i quali non è da credere, che a caso abbiate posto il cuore all'amore del Rosario, potete alla mente richiamare a pascolo di vostra devozione e pietà. Le quali come che si debbano avere in egual pregio delle altre, pure perché sono meno note, e fuggono a' nostri sensi, e danno agli increduli maggiore ardire di contraddirle, a quelle mi restringerò, che accadute al cospetto di tutto il mondo nessun luogo lasciano di negarle a quelli pure che hanno maggiore l'impegno di metterle in dubbio.
L'eresia e gli attentati degli Albigesi
Correva il secolo XII che levatasi in Francia un'empia setta d'eretici detti Albigesi discepoli redivivi di Manete, bestemmiavano in mille guise i dogmi più augusti di nostra religione SS. ed i privilegi e la gloria della maternità divina.
Né contenti d'aver sparsa del rio lor veleno le belle contrade per cui feconda discorre la Garonna, sostenuti dalla forza delle secolari potenze più coll'armi che colla persuasione ogni dì viemmaggiormente crescevano ad inondare l'Ibero ed Italico suolo.
Chi mi dà lagrime da deplorare quanto basta, chi mi dà vigore da esprimervi l'insolenza con cui trascorrevano quei ribaldi, segnando i dì coi delitti e colle più infauste vittorie sul cattolico nome? Distruggitori delle opere meritorie, menano in trionfo l'iniquità, opprimono ogni virtù, negano i Sacramenti, bestemmiano Cristo e l'Augusta regina del Cielo. Entrano armata mano ne' Santuarii a disturbarne le sacre funzioni, a confonderne i riti ed il culto; atterrano le sacre immagini, stendono la sacrilega mano ai doni della Chiesa per saziarne la loro avarizia, stimando pompa della superbia ciò che è giusto tributo della pietà all'alto dominio di Dio, e fanno le pubbliche strade rosseggiare del sangue di chi lor si oppone. Ogni cosa è pianto e desolazione, ogni cosa sacrilegio e profanazione.
Meste e dissipate le solennità, i Sacerdoti gementi, le vergini squallide e la cattolica fede oppressa dall'alta amarezza, perché i suoi nemici le si avventano a depredare le sue ricchezze; e genti impure e straniere alle quali il Signore ha vietato di porre il piede nella sua Chiesa, han violato i gelosi cancelli del Santuario.
Fra tanti mali altro Geremia venne a soccorso di un altro Giuda ed altra spada gli consegnò. Quella Vergine a cui vanto si ascrive un perpetuo trionfo sopra ogni fatti di errori volle giustificare la fiducia che in lei ripone la Chiesa istessa. Qual luce è mai questa che di mezzo a tante tenebre mi balena allo sguardo? Ah! si, Vi ravviso, Vergine Immacolata e bella, e siete voi dessa e vi conosco a quegli occhi divini, a quelle dorate chiome, a quella regal porpora che vi piove luminosa dagli omeri, veggovi tra le eburnee mani il Santo Rosario, l'amica voce ascolto che mi bea l'animo ed il cuore dicendomi: «Figli miei, m'onorate voi col Rosario, sarà questo rimedio celeste e sicuro a tutti i mali».
S. Domenico, il Rosario e la lotta contro i nemici
Tal fu, o fratelli, la celebre apparizione e l'insegnamento cui diede ella a Domenico, ed in Domenico a noi.Lieto il Patriarca del celeste dono esce qual Angelo da' suoi rapimenti, e dappertutto sen vola a promulgare la nuova rivelatagli devozione. Quindi in ogni Chiesa, in ogni adunanza, in ogni rustica e colta contrada fa che risuoni il Rosario, per ogni bocca e non contento di sentire nella compendiosa dottrina de' misteri in esso raccolta un'aperta confessione dei privilegi di Maria, animossi a condurre in campo cinti da sì possente arma i cattolici principi e le schiere fedeli a rintuzzare l'aperta violenza dell'empia setta Albigese. Bella scena, U. C., v'invito a godere in questo nuovo teatro di guerra: qual tenero spettacolo non fu in quei tempi vedere codesti novelli Maccabei sostenitori dell'antica lor religione uscir nella nuova fiducia dai loro ripari, e con una mano stringendo la spada, e coll'altra il SS. Rosario, uno per mille provocare quegli empii alla battaglia.
Le gloriose insegne altro non recavano in mostra che Maria rivelatrice del Rosario; le trombe Cristiane altro non risuonavano che il nome di Maria, e quante erano lingue tante in tono devoto di pentimento cantavano alla Vergine la sua dolce preghiera. Veniva all'incontro l'oste poderosa d'armi e d'armati, tutta mettendo la propria fidanza nelle sue forze, e ricevendo l'umile schiera de' nostri, cogli improperi del filisteo gigante. ma stringonsi appena, appena si affrontano i primi assalitori, che sfolgorando le santissime insegne di Maria, quasi terribile vampa di fiamma divoratrice, già abbagliandoli li scompiglia, li confonde. Trema l'elmo sulla pallida fronte, istupidisce la mano, vacilla il piede, e cambiasi in viltà l'ardimento.
Su, su, fortissimi eroi, la vittoria è già nostra: Maria combatte per noi, e trascorre qual fulmine di schiera in schiera mettendole in fuga. Che più v'arresta? Seguite, uccidete, affrettate al polveroso corso il piè trionfale, e rosseggi del sangue de' fuggitivi la vostra spada, non si perdoni a veruno che sia a Maria nemico. Si, o fratelli, il Rosario riportò così compiuta vittoria sull'Albigese empietà che priva d'appoggi, dai sozzi covili suoi discacciata, invano tentò più di rialzare la viperea cervice, ed insidiare alla sicurezza degli altari, e a quella dei troni.
Il Rosario e le vittorie di Vienna e Lepanto
Ma che dire non vi potrei dell'epoca memorabile dell'istituzione del Rosario scorrendo collo sguardo lungo la successione dei tempi se riferir volessi la serie luminosa di quei benefizii che riconosce da così gran tesoro la religione? Ci aspetta colà nelle Enchinadi e sulle Unghere spiagge il Perso e il Turco, che minaccia ruina e sterminio all'Italia e a Roma, a tutta la cristianità, e si promette cambiare i templi sacri al Dio vero in immonde moschee. Venite, seguite gli inviti di un Pio V, d'un Carlo VI che per l'onor del Vaticano e dell'Impero vi chiamano a respingerli di là dai mari, o a rintanarli nei loro deserti. E che? Temete forse quell'apparato di navi, che il Mediterraneo nasconde sotto le selve colà trasportate a sostenere il formidabile sforzo dei bronzi ottomani? Temete forse quella moltitudine di gente e di cavalli, che fin sotto Vienna accampata incute per tutt'Europa spavento e terrore? Ah! timore troppo ingiurioso a Maria ed al suo Rosario. Ma dove sono le Debore ed i Baruch per cantare le glorie di questa ben più eccelsa Giaele? Dove le liete donzelle di Gerusalemme per applaudire alle vittorie di questa valorosa Giuditta? Udite la voce del Santo Pontefice Pio V, incontratelo sulle soglie delle sue stanze, mentre levasi dall'orazione; vedete qual giubilo gli balena tra la maestà del sembiante! attendete ascoltate: Abbiamo vinto, abbiamo vinto! Sì, mercè del Rosario abbiamo vinto, e già rotte e lacerate e disperse volgono indietro le vele, e fuggono a ricoverarsi sotto Bisanzio le navi nemiche. Così risponde il S. Pontefice e fà eco di giubilo e di tripudio alle sue voci, già padrone della campagna, il gran Carlo VI, che più non avendo nello sgombro suo regno ove adoprare il forte suo braccio, corteggiato dalla vittoria rientra già in Vienna a rassegnare ai piedi di Maria il trionfo da lui riportato mercè le pubbliche solenni preci fatte dalla potenza del Santo Rosario. E che è adesso di sì immenso stuolo di guerrieri che infestavano i mari ed i regni colla loro forza e col loro ardimento? Maria li disperse come polvere al vento, e nella virtù del Rosario è vuoto il campo dei nostri nemici. Oh! sì, all'efficacia di questa celeste preghiera nulla nulla può resistere, tutto deve cedere e venir meno. Egli è per questo che colui il quale siede al timone della mistica navicella di Pietro, e regge i destini del cattolico mondo, par non sappia additarci arma migliore del Rosario di Maria per combatter le battaglie del Signore, e le nostre orecchie son tuttora ripercosse dal suono della mite e potente sua voce.
I vantaggi della nascita del Rosario
Per esso spera che sian ben presto rotte ed infrante le catene che da lungo tempo il tengono avvinto, e così spiegare liberamente a pro di tutti l'opera sua di vita e di salute. Per esso si attende il ravvedimento de' figli traviati, ed il loro ritorno al suo seno di padre, per esso il pieno trionfo della verità e della giustizia, la prosperità della Chiesa, il felice avvenire della società.
Recitiamo dunque il Rosario, ed il Cielo coronerà di prospero successo i suoi ed i nostri voti, ci sarà dato intuonare l'inno della vittoria e del ringraziamento. recitiamolo, e daremo in quella all'incredulità baldanzosa splendida prova di quell'umile soggezione, di quel caldo affetto che professiamo e professeremo mai sempre a quella sublime autorità che forma l'ultimo anello di congiunzione fra l'uomo e Dio, fra la terra e il Cielo.
Il Rosario della Vergine, Cristiani miei, sia dunque la spada che s'impugni da voi ad esterminio dei vostri nemici, ed a sostegno di quella religione che vi è pur così cara. Rinforzar la vostra fede contro le massime di chi mira ad indebolirla, conservar illibato il costume a fronte degli esempi di chi a depravarlo cospira, sarà questo il primo effetto di tal divina orazione.
Infatti i santi misteri da voi meditati essendo altrettante professioni di fede rinfrancheranno il vostro intelletto a sostenere i dommi a respingere gli assalti giornalieri per cui odonsi investite dagli empi le divine verità.
Non essendo poi altro il Rosario che un epilogo della vita ammirabile di Maria, un compendio di tutta quanta la dottrina della croce, vi riempiranno di fervenza per praticarla, vi insegneranno a formarvene la vostra gloria, e la vostra sapienza contro un mondo stolto ed ingrato, che ormai se la riguarda a stoltezza ed a scandalo.
III
Crederei di aver già pienamente raggiunto l'intento mio dopo gli argomenti addotti allietandomi di aver mosso l'animo vostro alla pratica di una divozione così salutare quale si è il S.S. Rosario, se però qualche dubbio non venisse a turbare la pura gioia della sperata vittoria.
1) Le troppe occupazioni
Ed ecco parmi udir taluno in cuor suo dire: Nobile invero e sovra ogni altra eccellente è questa pratica, ma come mai trovare il tempo opportuno per adempierla con fedeltà e costanza? Di mezzo ai mille affari che ne assorbono le cure, fra il continuo avvicendarsi di mille e svariati impegni ci è impossibile di tanto eseguire. Che dite, fratelli miei dilettissimi, che dite? Come è mai a credersi, che da voi si tenga questa pratica nel debito onore, mentre la posponete alle meschine e basse cose temporali? Per guadagnare quella lite credete ben spese le intere notti, o veder modo che vi riesca l'intento. Per far acquisto di quella somma vistosa, a trovare il mezzo di soddisfare con più larghezza ai piaceri ed ai comodi della vita, quanti sudori, quanti affanni! Per conseguire quel posto, acquistar quell'onore, concludere quel lucroso contratto, quanti progetti, quante consulte, quanti studii profondi!
E per la recita del Rosario, per acquistarvi il favor del Cielo, per prosperare in quella a mille doppi i vostri materiali interessi non troverete sufficienza di tempo? Quando più viva ardeva nei petti la fede, quando la religione era il supremo pensiero del popolo cristiano, quando la devozione e l'amore in verso di Maria era più caldo, allora sì che i nostri padri anche fra cure multiformi e pressanti, trovavan modo di recitare il Rosario.
Chi più occupato di un monarca intento a regger popolo, a dettar leggi a vasto e cospicuo reame? Eppure Luigi IX il Santo, anche dopo un giorno di travagli e di affanni, non adagiava le stanche membra sul duro suo letticciuolo, se prima non avesse pagato questo tributo figliale di lode all'augusta sua Signora, la Regina del Cielo.
Chi più occupato ed astretto del duce d'esercito, fra l'infuriar della mischia, le grida dei feriti, i gemiti dei moribondi e la ferocia del nemico che s'avanza furente di sdegno anelante alla strage? Eppure mirate l'intrepido D. Giovanni d'Austria, l'eroe di Lepanto, nel più forte della pugna tenere in una mano brandita la spada, nell'altra stretto il Rosario di Maria, e nei brevi momenti di tregua recitarlo con tenero e fiducioso affetto.
Che forse si richiede da voi, che abbiate per questo a trascurar gli affari, a tralasciare le oneste speculazioni, a pregiudicare i vostri materiali vantaggi? No, pochi minuti bastano per compiere questo dovere di devozione, ed a cui sta punto a cuore l'util suo, il maggior suo bene, la gloria, non altro può costargli che il fermo proposito di efficacemente volerlo.
2) Ambiente e persone ostili
Dirà tal altro, non è la mancanza di tempo che ne distolga da questa pratica eccellente, ma altre difficoltà ben più gravi si frappongono. Trovasi per somma delle sventure in seno d'una famiglia ove la religione non è avuta nel debito onore sostenere tal fiata il ghigno beffardo di chi si fa bello dello scherno e dei disprezzo per quanto havvi di più sacro e venerando all'udirsi applicare nomignoli contumeliosi ed abbietti, se ci mostriam fedeli e costanti a sì santo esercizio, no, non ci regge l'animo in simili circostanze di portar sicura fronte, no, allora è meglio rimanerci dall'adempierlo. Ah! che odo io mai da chi avendo solennemente rinunziato al mondo ed alle sue massime, si è dichiarato seguace di Cristo! Vi ricorda che la sapienza umana è opposta a quella del Vangelo, vi ricorda che il mondo corrotto e corruttore odia le opere della luce e quanto a- Dio ed alla sua gloria si riferisce. Ditemi voi che così favellate, non è egli da anteporsi il favore del Cielo a quello degli uomini? Voi colla recita del Rosario vi guadagnereste la protezione e l'amore della più possente delle creature, per esso le grazie più elette, i carismi più salutari pioverebbero copiosi sul vostro capo: per esso sareste da innumerevoli pericoli dife si, da gravi cadute scampati, allontanati dalla via del male, in quella del benevieppiù confermati.
E per non sapere sprezzare il biasimo, sopportare le beffe di poche e spregevoli persone scegliete andar privi di tanti e sì grandi beni? Dov'è il senno, dove quello zelo che da voi con tanta forza si spiega quando si tratta di vantaggi temporali?
3) Le molte distrazioni
Ma non possiamo recitarlo colla dovuta devozione e col necessario raccoglimento, ché innumerevoli e svariati pensieri si vanno nella nostra mente alternando: ed ecco un altro specioso pretesto che molti intrattiene dalla recita del Rosario. Grande, per fermo, è la miseria nostra, ché senza l'aiuto divino nulla possiam fare d'accetto agli occhi dell'Altissimo; e che per questo? Appunto perché deboli ed infermi vieppiù abbisognamo del soccorso celeste, e però per mezzo della preghiera che tutto ottiene ed alla cui potenza nulla resiste, infallibilmente l'otterremo.
Che direste di chi, bramoso di riavere, le forze perdute per ostinato morbo, ricusasse gli inopportuni rimedii? Adoperatevi a tutto potere per recitarlo con devoto affetto, con ossequioso sentimento, e non dubitate che non sia per tornar gradito a Colei che sa compatire a tutte le infermità, ascolta ogni lamento, soccorre pietosa ad ogni bisogno. Sia questo il priego d'ogni classe di persone senza distinzione di sesso, di condizione, d'età. Sotto le dorate volte così preghi l'opulento ed il dovizioso, così sotto le militari tende il soldato, così dal rustico casolare l'agricoltor faticoso, e le incallite mani acconciando al tardo tramonto, stivato da numerosa prole, mentre gli armenti stan ruminando nel caldo presepio, goda d'invocare sul suo tugurio gli sguardi amorosi della Signora del Paradiso.
Esortazione
Qual vaga corona è questa, uditori, che vien tessuta dal Santo Rosario e quanto di onore e piacere apporta a Maria! che nobile intreccio di misteri e di orazioni le più efficaci a rinforzar la speranza, di misteri che ricordano il più grande e sublime della vita di Cristo e di Maria, di orazioni che chiedono le grazie per l'eterna salute le più interessanti!
Ed oh! avventurata quella famiglia cristiana, che ogni giorno quando taccion le cure affannose sull'imbrunire raccolta dinanzi al domestico altare o ad una immagine della Vergine Santa va a gara in offrirle questa mistica corona.
Parmi in quell'istante di vedere gli Angeli tutelari raccogliere in calici dorati il dono prezioso per deporlo ai piedi di Maria, la quale volgendo in verso della terra i suoi occhi pietosi, la possente destra innalza a benedire quei suoi devoti figli.































