Skip to main content

Nel pallone

| Enzo O. Verzeletti


Tempo d’estate, tempo di calcio-mercato.

Lo spettacolo per il momento è solo sullo schermo e sui giornali. Non ha ancora niente a che fare con l’universo della prestazione sportiva, della destrezza fisica e dell’acume tattico, a parte qualche “amichevole” e tournées per aprire mercati.

Le stars, gli attori, le vedettes calcano le passerelle.
Gli spettatori, folle di tifosi, si accalcano negli aeroporti, per acclamare il nuovo acquisto, quello strappato alla concorrenza a suon di milioni.
Dal tappeto rosso srotolato fino al manto verde, sfilano stelle e soldi, per la parata della massima divisione.

Da tempo il calcio non è più uno sport. I sociologi lo chiamano “fatto sociale totale”. Traduce la complessità di un’epoca. Seduce per la semplicità delle regole del gioco. Coniuga il talento individuale con lo sforzo collettivo.
È anche una metafora della condizione umana, della vita. Molti i perdenti e pochi i vincitori. Non tutto è eroismo, né epopea. I più tenaci non saranno obbligatoriamente ricompensati per i loro sforzi. Ci saranno rovesci di fortuna, imbrogli, ingiustizie e arbitrati dubbi. Si soffrirà prima di poter esplodere nell’urlo liberatorio di gioia sfrenata per quel goal segnato all’ultimo istante.
È anche un’allegoria della guerra o della lotta per la vita. Il linguaggio lo rivela: “attaccare”, “difendere”, “tirare”, “contrattaccare”, “resistere”, “schiacciare”, “vincere”, “perdere”, “arretrare”, “arrendersi”, “scartare”.
Assistere ad un match suscita una passione tale da costituire una prova psicofisica, capace di provocare emozioni forti, ma anche ansietà, stress, e addirittura infarti: in ultima analisi un’avventura perfino perniciosa.

È anche lo sport politico per eccellenza. Si situa alla confluenza di questioni attuali quali il senso di appartenenza, l’identità, la condizione sociale. Può diventare questione di “fede”.
Il calcio moderno risponde anche al bisogno di socializzazione. Le società si sono attrezzate perché la domenica e tutti gli altri giorni, festivi e feriali, siano ricchi di appuntamenti immancabili da vivere in gruppo, con famiglia e amici. Gli stadi, quelli di ultima generazione, e prossimi venturi, rifulgono o rifulgeranno di spazi-ristorazione e shopping, aree bambini, “farmacie, cinema e lap-dance[1]

Che siano nuovi oratori? Tipo quelli pensati da don Bosco, riveduti e corretti per suggerire nuovi stili di vita?
Luoghi dai nomi carichi di echi biblici! “Allianz Stadium” o “J/Museum”– dove passare perfino la festa della mamma[2].
A Torino, in effetti, prese il via e si sviluppò l’opera di don Bosco…
Dagli spalti fino al manto erboso – sintetico? (ma… la materia sarà valida?) – lo Stadio si presta alle grandi liturgie tribali, ai riti identitari fra sventolio di bandiere e striscioni, di sfottò e di canti, inni ufficiali e cori salmodiati.  Sudate partite, sul campo e sugli spalti, talora sfociano in guerriglia urbana tra opposti fanatismi.

Scherzi a parte, tutto può rientrare nel mondo del calcio: dai giochi degli sponsor – bevande, vestiario, vetture, dopobarba, shampoo, softwares, biancheria intima, gadgets - ai diritti di diffusione, fino alle scommesse, legalizzate o meno. Il volume di affari e l'indotto sono impressionanti.
Non manca il mercato dei feticci: scarpini, magliette, palloni, fabbricati generalmente in zone povere del mondo, dove sembra sia lecito pagare i lavoratori meno che nelle zone più ricche, salvo poi vendere quei prodotti a peso d’oro negli stessi paesi ricchi. Una maglia proposta in Europa a 80/100 euro equivale a numerosi mesi di salario del bambino-operaio che l’ha prodotta in India.

Senza nulla togliere al calcio giocato, la sua forma spettacolare è uscita abbondantemente dai limiti del terreno di gioco. Le azioni si giocano anche in borsa. Le puntate si fanno nella sala giochi. Il fair play migra dal suolo natio dei valori dello sport e diventa mal sopportata regola finanziaria. Business is business! Certamente. Il calcio è un gioco.

 

[1] http://www.corriere.it/video-articoli/2017/07/05/tavecchio-negli-stadi-anche-farmacia-cinema-lap-dance/5bf62a4e-61a4-11e7-bdfb-e027df3feb8d.shtml

[2] http://www.juventus.com/it/news/news/2017/la-festa-della-mamma--la-passiamo-al-j-museum-.php 


ARTICOLO PRECEDENTE

PROSSIMO ARTICOLO