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L'indizio

| Enzo O. Verzeletti


Non vorrei ritrovarmi alle prese con i soliti auguri di “Buon Natale” . E soprattutto non vorrei ritrovarmi a chiudere l’augurio in tono serioso dicendoti: "...e felice anno nuovo!"...

Questo ritornello è logoro, non canta e non suona più.
Permettimi di formulare altri desideri, altri auguri per te.

Ti auguro di poter pulire la tua casa e i tuoi ricordi, di liberarti dagli oggetti, dai rimpianti, dai rancori.
Ci sono troppe cose vecchie che ingombrano la mente e il cuore.

Ti auguro deliberati eccessi, selezionate insubordinazioni, e perfino lucidi “peccati”.
È bello, in questi tempi confusi, esercitarsi a discernere ciò che è bene e ciò che è male.

Ti vorrei augurare di riuscire di tanto in tanto a dimenticarti.
È stancante dover portare costantemente la preoccupazione di se stessi.
Che grande sollievo riuscire a “nascondersi” dietro un altro e dirgli, semplicemente: "passa davanti me..." o anche "mi fido di te...".

Ti auguro di non volere troppo, di non sapere troppo, di non credere troppo.
La vita non è un castello, è un percorso con i suoi dubbi, con le sue lentezze e con i suoi passi perduti.

Ti auguro di resistere all'umore mercantile del nostro tempo, di non essere né un ragioniere e nemmeno un bottegaio.
Bramare, consumare, è un piacere, ma non bisognerebbe mai pagare il piacere più di quanto vale.

Ti auguro di posare gli occhi sulle modeste bellezze del mondo: il viso di un bambino, un sorriso sconosciuto, la luce che filtra dalla bruma, e su questa piccola gemma spuntata da un tronco vecchio.
L’istante offerto da tale grazia ha il sapore dell'eternità.

Ti auguro di amare, di amare in ogni circostanza, pazientemente, nelle piccole cose, perché solo l'amore ha il potere di rendere immortali. Moriamo perché non sappiamo amare.

Ti auguro di guardare un po’ più in là del tuo giardino e della siepe che lo circoscrive, per lasciarti condurre al margine dell'invisibile, si proprio là, verso il punto di fuga.
Allora, forse, la domanda sorgerà: ci sarà in questo inafferrabile altrove, qualcuno che ci aspetta?

Ecco, per te, amica o amico, il mio più caro augurio: che tu possa qualche volta, nella vita di tutti i giorni, lasciarti sorprendere dalla speranza.

Che dici? È troppo? Come cavarsela con un tale programma?
Hai ragione.
Allora atteniamoci alla vita così com'è, leggera e grave, a volte imprevedibile, imperfetta sempre, ma atteniamoci con attenzione, pronti a scorgere l'indizio del tuo Natale.