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Un altro cammino

| Enzo O. Verzeletti


Un villaggio di pescatori sulle rive del lago, alcune barche attraccate sulla riva, case color terra, vicoli stretti, sole alto nel cielo.…

Poca gente per le strade di solito affollate, sembra la vita si sia fermata. In lontananza si distingue una folla che si agita, accalcandosi davanti alla porta di una casa; sul tetto della casa quattro uomini e un quinto che giace su una barella.

È una storia che a ben vedere ha dell’incredibile, quella narrata in Marco 2, 1-12.
Gesù è “in casa”.
Nel frattempo quattro energumeni si fanno largo tra la folla e, non potendo raggiungere la porta della casa dove sta Gesù, pur di entrare, “scoperchiano” il tetto.
Evidentemente pensano che Quello che è “in casa” possa risolvere i problemi di quell’altro che sta fuori e che è malato. Ci credono.
Il paralitico è un disgraziato nel vero senso della parola: uno senza grazia, totalmente inabile, giace, non si muove, non parla, un sughero in balia delle onde, sballottato in mezzo alla confusione, issato per aria con tutta la barella e poi calato su un pavimento polveroso. Forse è senza famiglia, forse vive di elemosina, passando i suoi giorni ad aspettare che qualcuno lo noti.
Ha quattro amici però, che vogliono dargli una mano; quindi è disgraziato, ma fino ad un certo punto, non del tutto.

Ai suoi e agli occhi di tutti, la sua malattia è segno visibile di un male più profondo.
Perché è ridotto così? Che male ha fatto? Perchè proprio lui? Di chi è la colpa?
"Lui o i suoi avi si sono meritati questa disgrazia, se la sono cercata. È colpa loro.” - Questo molti pensavano allora.
Talvolta lo pensiamo ancora oggi, a proposito di noi stessi o degli altri.

L'incontro che il paralitico vive con Gesù sconvolge il consueto svolgersi della sua esistenza; è sempre così, quando si sperimenta realmente un incontro con colui che è - via, verità, vita - .

C’è folla attorno alla casa dove abita Gesù; ci sono così tante persone che i quattro non possono avvicinarsi. La folla è di ostacolo.

La confusione, le chiacchere, la lamentela, le urla, le spinte diventano sempre schermo che si frappone tra l'uomo paralizzato e la sua possibilità di guarigione.
Lo schermo "trasmette" (o riflette?) sempre lo stesso male.
Ci vuole un’idea diversa per trovare la via verso la soluzione.

Eccola l’idea!
I quattro salgono sul tetto della casa, tolgono le frasche o le tegole o quel che è, scoperchiano la casa e calano la barella; in un modo o nell’altro portano l’uomo paralizzato davanti a Lui.
Idea geniale.

Chissà come l’avrà presa il padrone di casa, cos’avrà detto di quest’azione da forze speciali piuttosto che da Croce Rossa, più simile al recupero di un ostaggio, che al trasporto di un infermo.

E la gente?
E cos’avrà detto Lui che era lì sotto? Sentendo e vedendo terriccio, foglie e calcinacci cadergli addosso?
Veramente di Lui sappiamo cos’ha detto, in maniera abbastanza imperturbabile, tanto da suscitare altro clamore:
"Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: "Figlio, ti sono perdonati i peccati." (Mc 2, 5).

Forse sarà capitato anche a te di dover “subire” la ristrutturazione di una casa, magari la tua.
Per rinnovare l’edificio, si inizia con la fase di decostruzione, di demolizione, di rimozione di tutto ciò che ostacola, che è vecchio e che non è più appropriato, per far posto al nuovo.
Si fa così per creare spazio a ciò che ha bisogno di essere costruito, sviluppato, riedificato.

Il gesto dei quattro amici del paralitico è un gesto forte.
Serve perché un uomo vecchio sia decostruito e rimandato a casa costruito di nuovo.
Loro passano dalla compassione all'azione pratica.
Dal commuoversi al muoversi.
Sarà la parola di Gesù a sciogliere l'identità bloccata.
"Figlio, ti sono perdonati i peccati."
L'uomo è liberato dal peso del proprio sguardo su se stesso e da quello degli occhi degli altri su di lui.
Può essere nuovamente libero di vivere secondo un criterio nuovo, sciolto da nodi, legacci e catene: il circolo vizioso della sofferenza spirituale viene spezzato.

Forse potrebbe bastare, ma c'è dell'altro.

La liberazione dal male attraverso la parola scandalizza i maestri della Legge, testimoni della scena, specialisti di Dio con le loro salde certezze, ben costruite, fondate su solidi pilastri e solide travi.
La parola di Gesù non li soddisfa: come osa parlare così? Insulta Dio! Pensa di essere Dio! È intollerabile, è incomprensibile.

Strano caso il loro: non considerano degno di attenzione, neanche immaginabile, che la fede e l’azione inaspettata dei quattro amici possano essere una soluzione per la guarigione di un infermo.
I quattro scoperchiano il tetto e piazzano il malato direttamente davanti alla Parola che libera.
Che cosa può mai succedere in risposta alla fede di chi crede veramente? Non si aspettavano forse gli scribi di trovarsi in una situazione simile? Che il Figlio dell'uomo parlasse di perdono e di liberazione?

Ma per loro, per i maestri, ci vuole dell’altro, ci vuole un miracolo, e Lui risponde: "Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile dire al paralitico 'Ti sono perdonati i peccati', oppure dire 'Alzati, prendi la tua barella e va' a casa'? Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te - disse al paralitico - : alzati, prendi la tua barella e va' a casa tua."

È così che il Vangelo descrive il miracolo, la guarigione fin dentro il corpo materiale, quella attesa da chi è abituato a pensare che la volontà di Dio può giungere a dividere perfino le acque dei mari.
Gesù, attraverso la parola, scioglie anche il male fisico, dopo aver liberato l'uomo dal male spirituale.

Anche i maestri della Legge dovranno fare un percorso di decostruzione, per conquistare una fede autentica.

È quanto basta perché il perdono sia concesso…e il miracolo segua.

Un cammino simile è difficile e questa parabola dice che non si può fare da soli. Ci vuole che qualcuno, un fratello, ci voglia bene e si muova con carità e ingegno per sostenerci.
Ci vuole che Caino senta e dica: "Sono io il custode di mio fratello."

Si sta bene adagiati in uno schema di pensiero al quale siamo abituati, sia esso il modo consueto in cui guardiamo a noi stessi e agli altri, o una conoscenza speciale o specialistica, che trovi nel “relativo” della vita concreta, incoerente, contradditoria, o talvolta anche solo banale, il caso particolare della legge generale.

“Il Figlio dell'uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra”.
La guarigione è offerta a tutti. All'uomo paralizzato nel corpo, ma anche all’uomo paralizzato nel pensiero. In ogni caso all’uomo paralizzato nella sua essenza totale.

Solo una profonda ricostruzione del sentire e del pensare, scoprendo il significato della Parola, può farci muovere per tornare nella nostra nuova casa. Vale per tutti e non può che portare a sentirci reciprocamente ed essenzialmente custodi l'uno dell'altro.

Un gesto simbolico e profetico quello dei quattro amici del paralitico; un gesto forte, che può risuonare per noi anche oggi.