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Tutti santi?

| Enzo O. Verzeletti


Beati i miti perchè erediteranno la terra.
 Matteo 5, 1-12. - Domenica, 1° novembre 2020.

"Beati, beati, beati": un ritornello che conosciamo bene, talvolta nella vita quotidiana rischiamo di ascoltarlo con poca attenzione, trasformandolo in una musichetta che ci assopisce.
Le Beatitudini non sono una ricetta per vivere felici e tranquilli, senza rischi; e neppure descrivono il profilo del simpatico ragazzo cristiano o della coraggiosa ragazza cattolica che sorridono sempre (i “Sempre-felici”-figliuoli-di-Dio) anche quando pestano loro i piedi.
Le beatitudini sono un manifesto: la prima parola ufficiale, pubblica, di Gesù adulto, il suo inizio di predicatore. Come spesso accade nella Bibbia, ciò che prende avvio ha connessioni con il cominciamento, con l’inizio, con il Genesi.
In Genesi 3, il serpente dice ad Adamo ed Eva che possono vedere tutto, avere tutto, fare tutto, subito, senza passare per Dio, senza frequentarlo e senza ascoltarlo: è una menzogna.
Le Beatitudini raccontano come gli Adamo e le Eva, che noi siamo, possono vivere veramente, senza ipocrisie e false immagini di sé, solo quando accettano di resistere alla logica del serpente, senza arrecare danno al prossimo, senza sfruttarlo, anzi facendo di tutto per aiutarlo. In realtà gli Adamo e le Eva non sanno tutto, non vedono tutto, non hanno tutto e la loro vita può finire in un attimo, perché l’esistenza terrena sfugge, ma c’è una forza molto superiore (la chiamiamo “Dio”), che offre - gratuitamente - una vita assai più ricca delle soluzioni belle e pronte che vengono di solito suggerite. Occorre scoprirlo, non basta averlo sentito dire.

Essere indigente, essere solo, non sono le eterne occasioni per farmi commiserare dagli altri, ma appuntamenti con quella forza alla quale do il nome di Dio, occasioni per cercarlo e trovarlo.
Come mi riempirà in un modo che appartiene solo a lui e a me?
Il modo migliore per comprenderlo è cominciare a guardare bene come Gesù ha vissuto le Beatitudini nella Sua vita terrena. Per esempio: "beati i miti"; si capisce bene che i miti non sono degli sciocchi felici, buoni con tutti, cattivi con nessuno, uguali a grandi stupidi che camminano radendo i muri con un sorriso di facciata a volte tra il melenso e il compassionevole, a volte tra l’umoristico e l’accattivante.
No: essere miti è essere come Gesù quando è mite.
Nel Vangelo di Matteo (Mt 21,5), Gesù viene presentato come mite mentre entra in Gerusalemme per la Pasqua, e subito dopo - al versetto 12 dello stesso capitolo - viene mostrato mentre sferza i mercanti del tempio, e li caccia urlando.
Gesù è mite, è vero, ma non quando ascoltiamo la Sua Parola finché non lasciamo che Lui ci permetta di comprenderla; è mite come Gesù, chi rinuncia alla tensione di salvare la propria pelle e i propri interessi e può quindi dire e fare ciò che gli sembra giusto senza preoccuparsi dell'immagine di sé o di quella che altri gli attribuiranno.
Potrei continuare a riflettere come ho fatto finora per la mitezza, per ogni versetto delle beatitudini.
"Beati i miti": beati coloro che agiscono secondo lo Spirito inviato dal Padre, senza spendere il loro tempo a scusarsi per ciò che fanno e attenuando ciò che dicono.

La vita in Cristo si rivela con uno stile sempre originale e personale, al ritmo inaspettato dello Spirito e questo è ciò che rende beati: sapere che si entra in una dimensione vitale e personale abitata da Dio.
Non sempre questo piace a tutti coloro che sono intorno, ma è un buon segno:
"Beati voi quando diranno ogni tipo di menzogna contro di voi."