Skip to main content

Buon compleanno!

| Enzo O. Verzeletti


Mercoledì scorso ho ricevuto un invito ad una festa di compleanno;
mi trovavo fuori, tuttavia…

...qualcuno mi ha raccontato della bella serata trascorsa: una ventina di persone (all’incirca classe ’60 con poche eccezioni), buona musica ad opera di un tastierista provetto, un buffet da farsi venire l’acquolina anche a distanza di settecento chilometri e soprattutto tanto calore umano. C’erano tutti gli ingredienti giusti.

Nel racconto spiccava l’“evento culmine”: il canto sulle parole di una famosa canzone italiana, in coro e molto ben riuscito (senza karaoke, dunque, per fortuna).

Quali saranno “i migliori anni della nostra vita” dei quali si parla in questa famosa canzone?

Immagino queste persone che hanno cantato insieme e penso che ciascuno a buon diritto e in cuor suo abbia dato una risposta diversa, personale.

Cosa si portano dietro i migliori anni? Gioia o nostalgia? Memorie o ricordi? Pace o inquietudine?
Probabilmente di tutto un po’, insieme.

Qualcosa mi fa dire che in ogni caso esiste un momento della nostra esistenza, diversamente collocato nel tempo per ciascuno di noi, che similmente ad uno spartiacque, delimita il campo della nostalgia e lo rende fonte di un qualcosa di nuovo: una specie di argine naturale, che fa scorrere la nostra vitalità ad un altro livello, producendo nuove energie.
Si tratta di un salto, talvolta evidente, talaltra quasi impercettibile, che trasforma il già vissuto e l’ancora da vivere nelle acque di un nuovo ruscello, aperto su panorami inediti.

Allora si verifica proprio quello che dice la canzone: “Penso che ogni giorno sia come una pesca miracolosa” …e non siamo neanche sospesi su una nuvoletta rosa, anzi…molto ben piantati con i piedi per terra!

Auguro a chi festeggia il compleanno in questi giorni - e a tutti noi: parenti, amici, conoscenti e “prossimi”[1] di ogni tipo - nuove stagioni di migliori anni, rese fertili dalla riconciliazione[2] con se stessi e con gli altri, da una pace sempre ritrovata e da un gioioso stupore col quale poter  aprire gli occhi ogni giorno verso la terra e verso il cielo.

 

[1] “E chi è il mio prossimo?” (cfr. Lc 10,25-37).

[2] Cfr. Col 1,19-20.