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Le genti vicine

| Enzo O. Verzeletti


Ieri Papa Francesco
ha regalato parole importanti ai missionari di fondazione italiana.

Eravamo un'ottantina di persone all'interno della Sala Clementina, una delegazione che ha avuto l'opportunità di ascoltare non soltanto incoraggianti e consolanti parole, che inducono al rinverdimento costante della vocazione missionaria, ma anche la possibilità di cogliere nel vivo delle parole del Santo Padre un elemento centrale del nostro tempo:

"Anche la Chiesa Italiana ha bisogno di voi, della vostra testimonianza, del vostro entusiasmo e del vostro coraggio nel percorrere strade nuove per annunciare il Vangelo. Ha bisogno di rendersi conto che le gentes lontane ora sono venute ad abitare nei nostri paesi, sono gli sconosciuti della porta accanto. Anche gli italiani della porta accanto, i nostri concittadini. È necessario riscoprire l’affascinante avventura del farsi vicini, di diventare amici, di accogliersi e di aiutarsi. Questo atteggiamento riguarda tutti: sacerdoti, persone consacrate e fedeli laici. Il tema dell’ottobre missionario straordinario 2019 è “Battezzati e inviati”, scelto proprio per ricordare che la natura intrinseca della Chiesa è missionaria. La Chiesa esiste in cammino; sul divano non c’è, la Chiesa."[1]

Il concetto di missio ad extra ritorna sovente nei nostri discorsi, perché fa parte del Carisma del Fondatore e del suo mandato, della nostra regola e quindi più in profondità dell'identità missionaria e saveriana. Missione nei cinque continenti, dunque, che ora sono anche sei, visto che è stato aggiunto quello digitale.
Occorre guardare però anche come il fluire della storia trasforma la realtà molto prima delle nostre idee.
Se nei secoli scorsi e fino alla fine dell'Ottocento si poteva ancora pensare di annunciare e testimoniare la Buona Novella a chi non la conosceva, identificando i "non-cristiani", come coloro che non hanno mai sentito parlare di Vangelo, questo oggi non è più possibile. O almeno non è più sufficiente.

È semplice comprendere che possiamo essere battezzati, aver letto il vangelo e tutta la Bibbia, aver perfino acquistato il catechismo della chiesa cattolica, ma non aver mai avuto quell'esperienza che si è soliti chiamare "incontro col Cristo".

Altrettanto semplice è constatare che l'assenza di questa esperienza non può riguardare soltanto chi abita in un altro continente. Quanti di noi possono dire a loro stessi in tutta franchezza: "Io ho incontrato il Cristo?"
Quanti, poi, dopo aver avuto quest'esperienza possono dire a loro stessi di percepirla costantemente nel proprio vissuto quotidiano?

Viceversa non è così semplice andare un poco oltre o, se preferite, più in profondità per scoprire o ritrovare la natura di quell'esperienza.
Andare poco oltre, cercando per trovare, è per me il senso del camminare, del non rimanere fermi, "sul divano".

Si tratta veramente di andare poco oltre, forse semplicemente di bussare alla porta accanto per "sintonizzarsi" col proprio vicino e scoprire che al di là di ogni possibile, forte, acuta resistenza, anzi sullo sfondo di ogni contrapposizione e di ogni inimicizia si può scorgere dell'altro.

Scorgere questo "altro", che forse banalizzando potrei chiamare "fraternità" o "somiglianza" o "comune sentire" rappresenta il primo affiorare del possibile incontro o del possibile ritrovamento.

Certamente seduti sul divano, ciascuno nella propria stanza, presi da se stessi e dalle proprie necessità, assorbiti in un'occupazione costante o in preoccupazioni costanti, sarà più difficile scoprire il Dio nel quale siamo accolti.

 

[1] Leggi il Discorso sul sito del Vaticano