
Il sicomoro
A volte penso che tutte le cose che ci circondano, non solo i cosiddetti oggetti inevitabili e spesso ingombranti che appesantiscono le nostre anime, ma anche le cose belle, quelle amate, volute, condivise, tutte abbiano una ragione essenziale,
quella di riempire, di ammobiliare il vuoto e magari anche, flebilmente e sullo sfondo, di aiutare a cercare la grande luce che sola un giorno (vicino o lontano, non importa) vivrà.
In questo mondo, che è il nostro, capita a tutti di erigere lentamente e costantemente degli steccati di ramoscelli (a volte capaci perfino di diventare bastioni fortificati) per delimitare il “nostro spazio” …o lo spazio dei nostri averi.
A volte ce ne accorgiamo solo dopo la morte di un amico, di una persona cara.
La stanza che fu la sua, i libri, le immagini, e tanti altri segni ancora che componevano un mondo, dandogli forma e corpo, eccoli qui improvvisamente resi al vuoto, alla pura e unica (sola) luce che attraversa tutto e che nulla può fermare.
Si indovina confusamente che un giorno, anche per noi, sarà così.
Più passano gli anni, più penso che il nostro cuore e la nostra anima oscillino tra la consapevolezza di questa lama luminosa che spoglia e spazza via tutti gli ingombri, tutte le barriere, e la paura che essa possa devastare prima del tempo ciò che è stato tessuto con attenzione e amore, tutto ciò che anche giustamente e naturalmente abbiamo disposto intorno a noi, a guardia, per un tempo limitato, della nostra vita.
Forse può addirittura capitare di sognare come sufficiente una ciotola e un bastone alla maniera di Diogene; alcuni hanno anche l'audacia e la forza di vivere così, senza necessariamente andare ad annidarsi in cima ad una colonna. Per un verso ciò che partecipa al decoro della Vita – però - non è estraneo alla sua potenza, ma capita che la ingombri!
Esistono oggetti, esigenze e situazioni che appaiono essenziali, cose piccole o grandi: libri, fotografie, ciondoli, dipinti d’autore o modeste stampe, forse conservate al nostro fianco durante i nostri giorni un po' ossessivamente; ma ci sono anche abitudini, attività, modi di fare, relazioni umane.
Si può farne a meno?
Il Vangelo di domenica prossima[1] ci dice che Zaccheo salì sul sicomoro, lui che era bassino, per riuscire a vedere Gesù in mezzo alla folla. Standosene arrampicato su quell’albero, chissà a quale ispirazione obbediva? Certo quando Gesù lo vide lì sopra, gli disse di scendere subito.
Curiosamente il vocabolario c’informa del fatto che il legno del sicomoro era adoperato già dagli antichi Egizi per fabbricare sarcofaghi per le loro mummie[2]…
La suggestione delle parole è sempre molto forte; forse che Zaccheo ebbe un’improvvisa illuminazione a proposito del significato del vivere e del morire? Sta di fatto che, invitato a scendere dal sicomoro, decise di liberarsi di metà dei suoi averi e di restituire quattro volte ciò che aveva rubato: pensò dunque di liberarsi di qualcosa che, evidentemente, ingombrava troppo la sua vita, bloccandolo…come una mummia!
Il Nazareno era passato di lì, vicino al sicomoro, proprio per dirgli che “il Figlio dell’uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto.”
[1] Lc 19,1-10.
[2] Cfr. la voce “sicomoro” su http://www.treccani.it/vocabolario/sicomoro/
N.B. Per informazioni sulla foto di copertina clicca qui.
