
Giuseppe
Il cristianesimo iniziò con uno scandalo, quello della croce: è un Messia crocifisso che i primi cristiani presero per loro Signore e che proclamarono risorto dai morti.
Ma la croce non è stata il primo scandalo; nel suo resoconto della vita del Messia crocifisso, Matteo comincia raccontando una nascita non meno scandalosa[1], perché all'origine di Gesù Cristo, c'è la pubblica vergogna di una donna incinta prima della convivenza con il marito designato.
Non sono difficili da immaginare le mormorazioni e i pettegolezzi che corrono nel villaggio, gli sguardi, i sospetti, il disprezzo; non sono difficili da immaginare i dubbi che divorano Giuseppe, il pensiero insidioso di essere stato tradito, l’ansia delle sue notti insonni, il non sapere cosa fare, se denunciare pubblicamente Maria, se ripudiarla - ma in questo caso sarebbe stata lapidata alle porte della casa di suo padre, come prescritto dalla Legge di Mosè[2].
La vita non è mai semplice: Giuseppe non è preparato a sorprese di questo genere, eppure la sua religione e la sua cultura hanno la soluzione … da uomo "giusto", dovrebbe aderire scrupolosamente alla “volontà di Dio”.
Oggi forse Giuseppe, per qualcuno, sarebbe da catalogare … tra i “buonisti”…
Giuseppe sceglie un’altra via, Giuseppe è l’uomo che sceglie altre strade.
"Essere giusto" agli occhi di Dio non è solo obbedienza ai comandamenti, ma un modo di essere.
Siamo appena all’inizio del Vangelo e le cose già stanno andando molto forte.
Giuseppe ci introduce in una dimensione decisamente nuova: non più quella del "diritto", la legge di Mosè, "il mio buon diritto", ma il diritto dell'amore e del rispetto per l'altro, perfino e fino nella sua colpa, vera o presunta.
Ha l'onere - e l’onore - di chi è chiamato a decidere da solo, e l'umiltà di chi si prende il tempo per non farlo alla leggera. Non si affida all'intransigenza della cultura e della religione, e non si abbandona neppure ad una comprensibile tristezza o rabbia. Ascolta oltre ciò che pare essere oggettivo, fattuale, ineluttabile.
Spesso si dice che l'etica cristiana è l'etica della responsabilità: è vero, ma non solo.
Prima di tutto è l’etica del porsi francamente delle domande, è l’etica della ricerca; ed è l'etica della persona, quella che privilegia la persona umana, non solo la “mia” persona, ma anche quella dell'altro, anche se colpevole.
Giuseppe ricerca: è aperto alla novità, al nuovo di Dio, a ciò che è al di là della sua coscienza immediata, è pronto a porre a se stesso domande franche, vere. Per questo si risveglierà dal suo sonno – letteralmente resusciterà – e sarà consapevole: uomo giusto perché sveglio, uomo nuovo, svegliato dal Dio nuovo.
Cosa vuol dire essere “uomo giusto”?
Giuseppe prende su di sé lo sforzo della volontà, il ribollimento interiore di argomenti e sentimenti contraddittori, non allontana la situazione inquietante perché non corrisponde all’ideale; non ci viene detto che Giuseppe si comporta in modo giusto, ma che Giuseppe è uomo giusto.
Le azioni sono il frutto di una trasformazione e Giuseppe la vive, vive la certezza di essere degno di decidere la strada giusta nella vita. Questa è la mente sveglia, la consapevolezza di Giuseppe. È cosciente, perché è capace di sospendere il giudizio e di cercare oltre il possibile … l’impossibile!
Questa è, io credo, la differenza con Adamo ed Eva che mangiano il frutto dell'albero della conoscenza del bene e del male: loro si lasciano governare dal desiderio di prendere il posto di Dio, di sapere esattamente tutto e quale sia la regola da applicare.
Certo, riceveranno anch’essi la vocazione a coltivare la terra, e quindi il dono della creatività, lo spirito di decisione, e quindi la vocazione al libero arbitrio, ma Giuseppe va molto oltre: evita l'alienazione, quella che fa sentire sotto il controllo di un dio tiranno, o, ancora peggio, sotto il controllo di una religione che si prende per voce quella di un Dio tiranno.
L'angelo appare, ci dice il testo, nel cuore di questo intenso processo decisionale, per dissolvere la paura e offrire il coraggio per andare oltre. Non appare una tavola di pietra, incisa con lettere di fuoco, accompagnata da una minaccia di tortura eterna, ma una parola che infrange il codice punitivo, una parola, che sveglia un movimento innovativo, che letteralmente illumina e fa vivere o rivivere.
L'angelo che appare nel sonno è una “forma” della voce di Dio che accompagna e che benedice; è Dio che viene a visitare la nostra intelligenza, la nostra volontà, la nostra ricerca di possibili soluzioni. L'angelo è Dio che ci dà il coraggio di essere profeti nel nostro tempo e nel nostro mondo per far avanzare la giustizia oltre ciò che è stato conosciuto prima. L'angelo è questo coraggio che ci consente di prendere una decisione e quindi di rinunciare ad altre alternative e assumere la decisione presa anche se è difficile e imperfetta.
È così che Giuseppe si trova capace di prendere una decisione incredibile. Adotta il bambino che non è suo. Non c'è amore più grande per Maria e amore più grande per questo bambino.
Da dove viene questa forza soprannaturale? Dove troveremo la forza del gesto che ci fa vivere? E la forza del prossimo passo?
Gesù è il figlio di Maria, e il figlio del perdono di Giuseppe, il figlio del suo buon cuore, il figlio della sua umile e saggia fede, il figlio di Dio.
Da Giuseppe, i legami di sangue non sono più i primi; sono i legami dell'amore ad essere predominanti.
Giuseppe decide di portare Maria a casa e di chiamare il bambino "Jeshua", vale a dire "il Signore salva”.
Il dio cristiano non è il dio di "cosa dirà la gente".
Non è un dio alla moda, un dio "in", facile da seguire in pubblico.
La fama e gli onori umani non sono affari suoi.
Vive tra gli esclusi e gli scarti della società ben pensante.
Non frequenta la città alta e le sue luci, ma la città bassa e i suoi vicoli bui.
Questo oltraggioso Dio lo accoglieremo a casa?
Ci vergogneremo del nostro Dio?
Vivremo la nostra fede in segreto?
Ripudieremo Cristo e sua madre in segreto?
Giuseppe ebbe un sogno... he had a dream!
[1] Mt 1,18-24.
[2] Dt 22,20-21.

