
Voce
Ecco, io mando il mio messaggero davanti a te,
egli ti preparerà la strada.
Marco 1, 1-8. - Domenica, 6 dicembre 2020, Seconda di Avvento.
Lo seguireste uno vestito di peli di cammello, che mangia locuste?
Non ne sono sicuro …
Tuttavia, è proprio con quest’uomo che inizia la buona novella tramandata da Marco.
Qui non c’è alcun angelo, alcuna mangiatoia, alcun pastore; niente magi, solo un uomo dall’apparenza selvatica che grida in mezzo al deserto.
Quest’uomo attira le folle: accorreva a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme; in tanti si lasciano convincere, fino a farsi battezzare in segno di radicale conversione pubblica. Sono persone che vogliono cambiare vita.
In effetti tutti abbiamo sete di cambiamento, tutti cerchiamo qualcosa o qualcuno che abbia un senso per noi, per la nostra vita. In questa accezione, pur assai riduttiva, tutti ancora aspettiamo il Messia, a meno di non averlo già incontrato …
Qualcuno potrebbe pensare che lo stesso Battista sia il Messia atteso: non è lui, è un altro che viene dopo di lui, uno “più forte”, a tal punto che anche chinarsi per sciogliere i lacci dei suoi calzari sarebbe un onore. Proprio così.
Sciogliere i lacci dei calzari è un atto di sottomissione e di cura al tempo stesso, quindi da servo fedele. Certamente colui che si lascia aiutare a togliere i calzari - le scarpe - può farlo alla maniera del padrone con lo schiavo nell’antichità, ma quand’è che noi camminiamo scalzi? In casa, o, nella Bibbia, quando qualcuno cammina sul suolo sacro, alla presenza di Dio, in segno di timoroso rispetto, ma anche di dignità e libertà personale.
Nella vita quotidiana camminiamo scalzi quando ci sentiamo “come a casa nostra”.
Forse è per questo che il Battista non si ritiene degno neanche di chinarsi a sciogliere quei lacci: percepisce quel gesto come un’onorificenza immeritata in confronto all’altezza e all’immensità dei sentieri che Gesù percorrerà.
Più tardi, nei vangeli, prima della passione, quando ai discepoli occorrerà un coraggio più grande di quello occorso al Battista per battezzare Gesù, il Cristo stesso sarà il primo “degno” – addirittura - di lavare i piedi ai suoi discepoli, per renderli capaci - e degni – di sostenere umilmente il prossimo nel percorrere le vie del Signore.
Ora, nel tempo indicato dal vangelo di questa domenica, anche il Maestro, come tutti gli altri, riceverà il battesimo dal Battista, su Gesù scenderà lo Spirito, e gli astanti potranno udire la voce di Dio dire: Tu sei il Figlio mio, l’Amato; in te ho posto il mio compiacimento.
Quanti saranno stati lì, per assistere al segno di elezione di Gesù? Moltissimi.
Ciononostante ancora troppi, pur avendo ascoltato l'annuncio dell'imminente venuta del Messia, pur avendo assistito alla conferma dell’annuncio, pur avendo visto la colomba e sentito la voce, hanno lasciato andare Gesù nel deserto.
Dopo i quaranta giorni nel deserto, nessuno riconoscerà più Gesù; Lui camminerà sulla riva del Mare di Galilea, ma nessuno gli presterà attenzione; dovrà prendere l'iniziativa, chiamare i primi discepoli, compiere il primo miracolo e solo dopo si inizierà a parlare di lui.
L'annuncio e il battesimo di Giovanni hanno lo scopo di preparare i cuori, cuori riluttanti, apparenze a parte.
È difficile convincere qualcuno di qualcosa, quando quel qualcuno ha deciso di non ascoltarti.
È come gridare nel deserto.
Non è sempre così?
A Natale annunciamo che Dio ha dato il suo unico figlio per amore del mondo e sta continuando la grande opera iniziata per noi con la creazione. Tutti ci credono? A chi importa veramente?
Se credo che siano in pochi ad essersi lasciati avvertire e ancora di meno i realmente convinti, abbandono la speranza?
So che Saulo di Tarso, contro ogni aspettativa, si è convinto e ha radicalmente cambiato la sua vita. Chi grida nel deserto sarà ascoltato.
È buio a Gerusalemme, quando Isaia parla; è buio anche circa 600 anni dopo, quando Marco scrive; anche oggi è buio a Gerusalemme, nella città santa, simbolo di tutte le genti.
Viviamo un periodo cupo: è buio nei cuori di milioni di uomini, donne e bambini ovunque. L’oscurità può sempre avvolgere la terra ed è già successo lungo tutto il corso della storia.
Proprio come lo scoraggiamento e la tristezza (e altre più gravi calamità) le tenebre non hanno età. Ma se qualcuno grida nelle tenebre, annunciando l’avvento del Cristo, l’oscurità si ritira. Ogni volta che una bocca si è aperta per dire "la vita vera è qui, in mezzo a noi, preparatevi”, le tenebre si dileguano, come in Isaia, prima del sorgere del sole, appaiono barlumi e bagliori. Sempre continua a realizzarsi per qualcuno la Parola che dice: quando il Signore elargirà il suo bene, la nostra terra darà il suo frutto. (Sl 84,13).
Il Cristo è sempre in arrivo, anche se non per tutti nello stesso momento; questo celebriamo a Natale; il Bambino è eternamente nascituro per chi acconsenta ad accoglierlo e renderà bella la vita ovunque passerà, in forme del tutto inaspettate.
Preparate la strada, fate in modo che avanzi rapidamente, liberate le vie di accesso al borgo più remoto, al villaggio dimenticato da tutti, fino al fondo dell'edificio più insalubre.
Preparate la strada del Signore.
“La sua salvezza è vicina a chi lo teme e la sua gloria abiterà la nostra terra.
Misericordia e verità s'incontreranno, giustizia e pace si baceranno.
La verità germoglierà dalla terra e la giustizia si affaccerà dal cielo.
Quando il Signore elargirà il suo bene, la nostra terra darà il suo frutto.
Davanti a lui camminerà la giustizia e sulla via dei suoi passi la salvezza.” (Sl 84,10-14).
N.B. In copertina Panoramica di Gerusalemme dal Monte degli Ulivi,
Di Bienchido - Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3295246;