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Visioni o miraggi?

| Enzo O. Verzeletti - 26/07/2017


Leggo sul web: USA, funghi allucinogeni a un gruppo di religiosi per studiare il viaggio mistico[1]
Non nascondo lo stupore.

Forse sto attraversando una fase di “aridità” mistico-contemplativa.
Oppure è sempre valida la domanda “Custos, quid de nocte?"
[2]

Sta di fatto che l’articolo in questione mi lascia basito.
Pare che alcuni religiosi, anche preti e suore, si stiano prestando ad un particolarissimo esperimento di natura scientifica: “prendono un paio di dosi di psilocibina, la triptammina presente nei funghi psichedelici” con il fine dichiarato di supportare un’indagine che altera “il pensiero religioso dei partecipanti”, per “condurli in un’esperienza spirituale che li avvicini (o li allontani) sempre di più alla loro fede”.

Cosa non si farebbe dunque per udire, vedere, contemplare e toccare Dio con tutti i mezzi, forse ispirati da memorie giovannee[3]?
Evidentemente non c’è preghiera o incontro che appaia bastevole.
Penso che i “religiosi” dovrebbero avere altre priorità, altri interessi, altre “visioni”.
Scivoli o scorciatoie, “ascensori” o “scale mobili” per verificare la possibilità di viaggiare in una specie di vagone di lusso verso il rapimento, mi sembrano in verità trucchi dozzinali oltre che poco leali. E inoltre, anche qualora l’indagine scientifica dimostrasse che la cosa funziona, quale garanzia di validità verrebbe da un’esperienza raggiungibile solo perché il pensiero razionale è momentaneamente indebolito? Forse questo aiuterebbe nel rispondere alla propria vocazione? O non si tratta piuttosto di coma spirituale, farmacologicamente indotto?

Mi sorge piuttosto il dubbio, sospettoso come sono, che tra scopi scientifici e scopi mistici, tra funghi ed erba – la differenza è solo botanica – tra veleni allucinogeni di certi rospi e “bianche marie” assunte o iniettate, l’indagine a scopo scientifico, ammantata di effetti terapeutici e divini, lasci trasparire una malevolenza affabulatoria, atta a circuire gli ingenui, raccontando loro che, vedi un po’, le droghe sono pure utili, e neanche solo quelle leggere. Magari in futuro daremo anche l’attestato di benemerenza a chi le assume (beninteso, purché abbia scopi “alti”!) e, di conseguenza ai “benefattori” che ci lucrano ingentemente, dal narcotrafficante ai governi degli stati complici, giù giù fino all’ignaro pusher minorenne, vera vittima sacrificale.

Forse è ancora necessario ricordare che non esistono scorciatoie per arrivare alla felicità o all’estasi mistica, ma esiste la volontà d’ingannare e ingannarsi, che poco a poco uccide la sicurezza – quella propria e quella altrui –, la capacità di credere in se stessi – oltre che in Dio –, la capacità di resistere, di fronteggiare, di lottare, di sperare e sognare. In altri termini la capacità di vivere.

Da più parti si sente dire che con le droghe, in fondo in fondo, ci si può convivere. Si parla addirittura di legalizzazione per la riduzione dei danni – quindi un danno c’è! –. Si parla perfino di benefici sociali[4], di creazione di nuovi posti di lavoro, di aggiunto “valore sociale”.
Ci sono aspetti della questione assai preoccupanti.
È facile svalutare la complessità della discussione con atteggiamenti superficiali. C’è chi parla di droghe tirando in ballo anche il caffè e il cioccolato... tacendo sul narcoterrorismo, sulle dipendenze, sulla liceità di coltivare oppiacei su scala industriale, e argomentando con ragionamenti anti proibizionisti come se si trattasse di commercializzare caramelle balsamiche alla rucola.

La storia racconta che furono i jazz men neri a far conoscere la marijuana alle classi medie bianche; la guerra del Vietnam divenne famosa non solo per l’uso del Napalm e le orrende carneficine ma anche per l’uso massiccio di eroina tra i soldati; l’Iraq e l’Afghanistan, altro teatro dell’assurdo, videro i soldati americani armati anche di anfetamine.
La storia delle droghe è senza dubbio assai “stravagante”, va in tutte le direzioni e tutte le gradazioni e converge là dove s’incontrano medicina, antropologia, storia culturale e politiche pubbliche ed economiche.
Dalla “A” – come astinenza – alla “Z” – come zoo – attraversa tutto l’alfabeto, e tutti i continenti, tutti i ceti… e pare ora anche le confessioni.

Sostanze “leggere” o “pesanti”, naturali o sintetiche, in ultima analisi favoriscono “visioni” o miraggi? 

[1] http://www.repubblica.it/scienze/2017/07/14/news/funghi_allucinogeni_a_un_gruppo_di_religiosi_per_scoprire_il_viaggio_interno_alla_ricerca_di_dio-170535821/?ref=RHPPBT-VT-I0-C4-P9-S1.4-T1

[2] “Sentinella, quanto resta della notte”. Is. 21,11

[3] 1 Gv. 1,1

[4] http://www.repubblica.it/economia/2017/07/21/news/l_analisi_di_mercato_sulla_cannabis_light_giro_d_affari_da_44_milioni_l_anno_e_1000_posti_di_lavoro_-171153347/?ref=RHRS-BH-I0-C6-P10-S1.6-T1


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