Orgone il credulone
Oggi "mi piace" restare un altro po’ in compagnia di Molière e lasciarmi provocare da un’altra delle sue commedie: Il Tartufo (Tartuffe ou l'Imposteur).
Commedia in tre atti, nata come una farsa all'italiana, si concludeva, in origine, con il successo di Tartuffe, l’impostore e la realizzazione dei suoi obiettivi.
Appariva imbarazzante al potere regale e a quello ecclesiastico; venne quindi corretta – troppi gli interessi da salvaguardare – su ordine di re Luigi XIV. Andò in scena con due atti supplementari: Tartuffe veniva smascherato e falliva nel realizzare i suoi fini truffaldini.
Che dire? Ogni società ha gli impostori che si merita: i finti martiri della commedia sociale, quelli che organizzano la trama della farsa, camuffandosi di volta in volta in devoti fedeli (ipocriti), disinteressati benefattori (affaristi incalliti), emeriti onniscienti (tuttologi del vuoto pneumatico), illuminati della ragion pura (spacciatori di opinione), messianisti della ragion politica (lo devo spiegare?), votati di volta in volta alla causa più conveniente. Veri e propri strateghi del trasformismo, spugne viventi che assorbono ogni opportunità. L’impostura come “bene rifugio” è lo specchio di una società priva di riferimento antropologico, di un “valore uomo”, rappresenta la soluzione che permette alla persona e alle strutture di vivere nonostante il vuoto dell’anima, utilizzando il credito altrui.
L’impostore è colui che riscuote un’imposta immeritata da un creditore credulone, che gli ha tributato la propria fiducia e si ritrova invece raggirato, circuito e privato dei suoi beni.
L’impostore è in effetti colui che mette in atto strategie per catturare i bisogni degli altri, fotografarne i problemi e in apparenza offrire la soluzione migliore; colui che fa senza esserci, pronto a vestire ogni abito, dal moralizzatore beghino, al compagno di merende, al complice astuto e alacre per ottenere consenso, successo, notorietà.
Nuota come un pesce nella comunità liquida dell’adattamento. Per darsi, parassitariamente, visibilità e durevolezza.
Non è difficile dire chi sia Tartufo: si, come è stato ben detto da altri, il prete, il politico, l’Azzeccagarbugli, lo psicoanalista, il guaritore, il curatore d’anime a vario titolo, il diplomatico sopraffino o l’affabulatore, sempre munito di malafede congiunta ad intelligenza.
Più difficile è mettere sotto il riflettore il suo antagonista, Orgone, il “credulone” del gruppo che regala il consenso, facilmente riducibile, se non desto, a gregge.
E qui non si tratterebbe del gregge biblico che si abbevera alla fonte o che pasce nei verdeggianti pascoli erbosi, perché sente per amore e vive con convinzione ciò che lo rende non simile, ma uguale ai suoi compagni.
Si tratta di coloro che rinunciano a parlare perché hanno perso la speranza di essere ascoltati.
Si tratta di coloro, che, forse assai più dolorosamente dei primi, ricavano dall’"esser gregge" un tornaconto, cui non è facile rinunciare; forse, e imperscrutabilmente, vivono il Regno in qualche misterioso angolo della loro anima, senza avvedersi che a guidarli non è un buon pastore, ma un mercenario.
In fondo in fondo c’è sempre qualcuno disposto a vendere, a pezzi, la torre Eiffel, o, tutt’intera, la Fontana di Trevi, o più semplicemente a sgraffignare un pizzico di immortalità in un attimo fuggente.

