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Uno sguardo sulla contemporaneità, graffiti digitali. Rubrica di Enzo O. Verzeletti

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Ossimori

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Insostenibile leggerezza di armonie discordi...

Casa comune del discorso poetico, l’ossimoro è ormai occupato da illustri abusivi.
Ciò non sfugge all’analisi di acuti giornalisti.
Si passa dalle antiche convergenze parallele al moderno moderatismo intransigente, dalla discriminazione positiva alla crescita negativa.
Certo, sono espressioni più eleganti rispetto alle rozze guerra preventiva o fuoco amico.
Si dà il via ai “giochi del disgelo” negli sport olimpici su un “ghiaccio bollente”[1], e al recupero (forse) della nozione di gentilezza, attraverso un manifesto che insegna a lasciare le parole ostili fuori dal web[2] : si scopre che si può avviare un confronto d’idee senza insulti e senza offese.
Bene.

Resta il fatto che mentre si capisce cosa abbia significato nel recente passato il new concept di guerra preventiva, non si capisce bene cosa sia questo nuovissimo “moderatismo intransigente”.
“Sarà - mi dico - una nuova forma di verità, appunto: un new concept…”
In breve questa abitudine di mutuare figure retoriche dal discorso poetico e riconoscere loro validità nel discorso politico mostra l'inconturbabile passione per l’offuscamento e il velamento della realtà fino a farla diventare fantasia.
La realtà però è testarda e, a chi possiede anche una minima dose di concreto disincanto, svela l’autentico nome, per esempio, della crescita negativa: è recessione.
Vale a dire che l’ossimoro in politica diventa manipolazione verbale: non è tanto un trucco, un belletto, è un'impresa di inversione dei valori, se non di cancellazione di significato.

Potrei dire che ciechi guardiani vigilano sul benessere della repubblica italiana, ma qualcuno obietterà che si sta tentando di “superare le vecchie divisioni", incurante del fatto che le divisioni vere, nei luoghi della politica, mancano, ma si lavora alacremente per crearne di apparenti.
Quando i rappresentanti eletti in un partito, hanno poi nel tempo cambiato colore, oppure, eletti come rappresentanti dei cittadini, hanno fatto i propri interessi disattendendo l’impegno assunto, non c’è figura retorica che tenga, c'è solo odore di tradimento.
Nessuno purtroppo riconosce volentieri i propri errori e si ritira volontariamente, anche solo per il tempo di una legislatura, nel proprio deserto; ci si definisce piuttosto "costruttivi" (scatenando battaglie su tutti i fronti e contro tutti) e si assicura sempre la propria disponibilità a larghe intese future.

E se improvvisamente, invece di navigare a vista sull’onda dei sondaggi, si riprendesse in mano un old concept? La coerenza, intendo.
Credete sia una nozione obsoleta come i telefoni in bachelite?

La rappresentazione dominante integra positivamente l’esser maligni, per mostrare l'astuzia pronta all’accordo, magari riprovevole, ma consustanziale al successo nel mantenere saldo il potere, dando luogo a prese di posizione virtuali, che mascherano puro opportunismo.
Questo si vede e si capisce.
Non si vuole qui fare del moralismo, ma lanciare un invito a riflettere.
Ha ancora senso «Cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose (il vestiario e il cibo) vi saranno date in più» (Matteo 6, 33)?
Se vi suscitano anche un lieve sorriso, basterebbe evidentemente ammettere che per molti il regno di Dio è qualcosa di inattuale, lontano, incomprensibile, se non proprio inesistente.
Sarebbe sufficiente allora con coerenza riconoscersi in pazienti ansiosi, abitanti di uno stabile pericolante e sotto il controllo di vigili distratti, in attesa di un despota magnanimo - spesso solito prendersi vacanze di lavoro - abituati a ingerire un sano cibo tossico.
Dunque, meglio cominciare a curare se stessi, prima degli altri.

Nel 1969, Jacques Dutronc cantava, diagnosticando il tipo di malessere da curare:

Je suis pour le communisme,
Je suis pour le socialisme
Et pour le capitalisme,

Parce que je suis opportuniste.
Il y en a qui contestent
Qui revendiquent et qui protestent
Moi je ne fais qu'un seul geste :
Je retourne ma veste, je retourne ma veste. Toujours du bon côté.

Je n'ai pas peur des profiteurs,
Ni même des agitateurs;
Je fais confiance aux électeurs,
Et j'en profite pour faire mon beurre.

Il y en a qui conteste
Qui revendique et qui proteste
Moi je ne fais qu'un seul geste
Je retourne ma veste, je retourne ma veste toujours du bon côté
Je suis de tous les partis
Je suis de toutes les patries
Je suis de toutes les coteries
Je suis le roi des convertis

Il y en a qui conteste
Qui revendique et qui proteste
Moi je ne fais qu'un seul geste
Je retourne ma veste, Je retourne ma veste toujours du bon côté
Je crie vive la révolution
Je crie vive les institutions
Je crie vive les manifestations
Je crie vive la collaboration
Non jamais je ne conteste
Ni revendique ni ne proteste
Je ne sais faire qu'un seul geste

Celui de retourner ma veste, de retourner ma veste toujours du bon côté
Je l'ai tellement retournée
Qu'elle craque de tous côtés
A la prochaine révolution Je retourne mon pantalon.
[3]

 

[1]http://www.repubblica.it/speciali/olimpiadi/pyeongchang2018/2018/02/07/news/virus_gelo_politica-188236039/

[2] http://paroleostili.com/

[3] https://www.youtube.com/watch?v=M6SsRZ0fSNY

Sentieri. / Piste antiche, / itinerari moderni. / Lontani dall’asfalto. / A piedi, / passo dopo passo. / Orizzontarsi. / Ricordare l’ebrezza originaria: / del camminare, / della libertà. / Dove inizia ogni esodo, / ogni ricerca, / ogni scoperta. / E ogni possibilità d’incontro.

Enzo O. Verzeletti, Tramites, 2017.

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