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User-friendly

| Enzo O. Verzeletti


Spigolando in libreria mi salta all’occhio la Success story… mi fermo… la consulto: avessi trovato la chiave? Una nuova forma di agiografia aggiornata, rispondente a criteri oggettivamente attuali e con protagonisti ancora viventi?

Le Success stories, raccontano, in pratica, tutte la stessa cosa: un’amicizia iniziale tra due liceali impacciati e timidi, la loro complicità contraddistinta dalla vivace curiosità attorno alle discipline più promettenti, insieme alla noia mortale procurata da quelle più inutili, le facezie e le goliardate degli anni di università, oppure gli espedienti messi in atto per sopravvivere nella galera dei quartieri difficili.
Esiste una perfetta complementarietà tra l’ingegnere e il venditore, tra l’inventore e il comunicatore, tra il genio e il suo impresario.
Il mito è sempre e comunque un’amicizia vincente, conquistatrice e produttiva, l’unico ed autentico antidoto alla solitudine generata dalle costrizioni familiari e sociali, la vera occasione per uscire dai binari di una vita grigia e già tracciata, verso la quale ci si sente ineluttabilmente spinti.
È l’amicizia che ha fatto la storia dei successi mondiali e invidiati da tutti.
Non ci sarebbe stato Steve Jobs (fondatore di Apple) senza Steve Wozniak. Non ci sarebbe stato Bill Gates (Microsoft) senza Paul Allen. Non ci sarebbe stato Jerry Baldwin (Starbucks) senza Zev Siegl, e nemmeno Henry Luce (il creatore della rivista Time) senza Briton Hadden.
Guarda caso queste coppie di cavalieri valorosi e capitani coraggiosi, hanno finito col divergere… e uno dei due si è messo in tasca i proventi.

Continuando a spigolare, scopro che esiste l’amicizia morale generalizzata per l’umanità, l’amicizia ecologica per la natura da proteggere e l’amicizia per gli animali che le nostre industrie maltrattano (trenta milioni di deliziosi cani, gatti, canarini, pappagalli, tartarughe, criceti, serpenti, pesci di acqua dolce e salata, coniglietti, creature di Dio, che animano l’arca di Noè dei quartieri cittadini).
Non fa niente se sono obbligati a vivere reclusi in casa – gabbie più o meno dorate a seconda del reddito del padrone – e si concede all’amato Fido l’ora d’aria – con museruola e guinzaglio – o li si chiama affettuosamente, con nome proprio di persona, rischiando che l’umanoide – quello che fa quattro passi solo con il navigatore attivato – pochi metri più in là, risponda al suo posto.

Mah…passo oltre.

Pare che l’amicizia, feticista e proiettiva, riguardi anche diversi equipaggiamenti, informatici e elettronici con accessori multipli, che organizzano la nostra vita; smartphones e gadgets domotici che si vogliono per definizione user-friendly, amici degli utenti… sui palchetti non mancano neanche i manuali for dummies, per rendere ancora più friendly gli oggetti già user friendly.

Desolato smetto di spigolare. Esco in strada.

Così, mi dico, esseri viventi e macchine popolano un mondo omni-amichevole, cullati in un’atmosfera general sympathy, dentro un grande abbraccio universale, soffice rete di legami armoniosamente connessi, condensati attorno ad un nucleo di “naturale” amichevolezza.
Allora com’è possibile che i grandi della terra si siano lasciati disertando la conferenza stampa, senza nemmeno una dichiarazione comune? Avendo altresì individuato il nemico comune contro cui combattere.

E com’è possibile che un super amico ti inviti a seguire la balena blu? O che il confidente del cuore ti inchiodi sulla pubblica piazza, condividendo un tuo video, una tua chat o un tuo album fotografico?

Evan Williams (co-fondatore di Twitter) – a proposito, ma ci sarà anche un amico-fondatore? – prende le distanze dalla sua "creatura",  dicendo che "attrae sempre più persone che la usano solo per offendere"[1], mentre su Facebook si studia l’umore dei ragazzini per vendere la pubblicità.[2]
Davvero non riusciamo a vedere contemporaneamente tutto questo e a comprendere le connessioni logiche fra queste due realtà? L’amicizia artificiale da una parte e ciò che la svela come vuoto etico dall’altra?
Dobbiamo imparare a guardarci in faccia, oppure possiamo solo pararci… le spalle, facendo finta di non vedere?

E se guardando bene scoprissimo “che dietro il portafoglio, un cuore, ancora, c'è”[3]?

 

[1] http://www.repubblica.it/esteri/2017/05/21/news/co-fondatore_di_twitter_si_scusa_perche_twitter_ha_contribuito_suo_malgrado_a_vittoria_trump-165978718/?ref=search

[2] http://www.corriere.it/tecnologia/social/17_maggio_01/facebook-studia-l-umore-ragazzini-vendere-pubblicita-9f826f16-2e64-11e7-8176-4e0249fd95d5.shtml

[3] https://www.youtube.com/watch?v=j4hK74GjurA