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Uomini e talenti

| Enzo O. Verzeletti


Avverrà come di un uomo che ... 
Matteo 25, 14-30. - Domenica, 15 novembre 2020.

Un uomo deve partire e affida la sua fortuna a tre servitori, dividendola secondo le capacità di ciascuno: cinque, poi due e infine un talento.
I primi due servitori fanno affari e raddoppiano ciò che hanno ricevuto, mentre il terzo seppellisce il talento e lo restituisce inalterato al padrone, suscitandone l’ira.
Questa parabola può mettere a disagio qualcuno, perché a prima vista il padrone se la prende per il mancato raggiungimento dell’obiettivo, proprio con il servo, cui ha dato meno. Il servitore passivo viene descritto come malvagio, infingardo e fannullone e la sua fine … non la augureremmo a nessuno. Il disagio è tanto maggiore se dietro il volto di questo padrone vediamo profilarsi quello di Gesù.
Com’è possibile che venga tolto proprio a chi ha ricevuto di meno?
Quando ci si trova davanti a questa domanda nel nostro quotidiano, è perché la vita ci ha raggiunto; si sono complicati i nostri piani più belli; i nostri massimi sistemi risultano sovvertiti da logiche altre rispetto a quelle che immaginavamo li governassero.
Come la mettiamo? Cosa fare di fronte all'imprevisto della vita?
Per esempio, ci sono genitori che hanno creduto di aver dato il meglio della loro capacità educativa, poi scoprono che il figlio è tossicodipendente.
Oppure: una giovane coppia sperimenta la felicità della nascita di un figlio, e poi scopre che è portatore di una grave sindrome.
Ancora: andava tutto quasi per il meglio, poi è arrivato un virus qualunque da chissà dove e il il nostro mondo si è sconvolto.
Ecco. Siamo esposti a rischi simili. È il rischio di cui parla questa parabola, il rischio di vivere una vita.
Certo se decido volontariamente di non avere figli, non li avrò: né sani, né malati … né alternativi ... 
Cosa hanno fatto i primi due servi? Hanno accettato il rischio della vita e raddoppiato ciò che hanno ricevuto.
Cosa ha fatto il terzo? Ha avuto paura del suo padrone e non ha messo a frutto quel poco di cui era capace; è rimasto fermo dopo aver nascosto il suo talento con l’intento di conservarlo inalterato, di non farlo diminuire, di non perderlo; in altri termini non ha osato mettere a repentaglio il suo talento, non ha accettato il rischio; quindi non ha guadagnato, però ha perso ...

La domanda “come la mettiamo” si pone ancora.
Quando la vita ci sfida, come trovare la strada senza perdersi? Come mettersi in movimento con la speranza che il poco che abbiamo a disposizione sia risolutore? Come farsi aiutare a realizzare l’effetto moltiplicatore del miracolo dei pani e dei pesci, così pochi per una moltitudine di affamati? Certo, se quello non avesse messo a disposizione i suoi pani e i suoi pesci per timore di non averne più … nessuno avrebbe avuto da mangiare.
Ma torniamo al terzo servitore: ha agito in quel modo per paura del suo padrone.
La paura è l'esatto contrario della fiducia; ma dove andiamo a prenderla questa fiducia?
Cosa guida Gesù quando infrange la legge del sabato per guarire qualcuno?
La Sua fiducia, nel commettere un’infrazione alla Legge del Dio d’Israele, viene da un sentimento di compassione e dalla certezza che sarà amato (e quindi non punito), perché a sua volta ama.
Il rischio di vivere autenticamente non si può accettare se non siamo capaci di amare. E se siamo poco capaci … anche questa capacità crescerà, se ci crediamo e la pratichiamo tutte le volte che ci è possibile. Ad amare...s’impara.
La parabola dei talenti è seguita dalla scena del giudizio finale in cui il Figlio dell'uomo dice: "Avevo fame e mi hai dato da mangiare, avevo sete e mi hai dato da bere ... »
Così la nostra tradizione rimane viva, così manteniamo viva la vita in noi e negli altri, così il vangelo rimane vivo.
Quando si ha l'impressione di aver ricevuto poco dalla vita, condividere ciò che si ha e avere fiducia che cresca è così importante, perché è proprio in quelle circostanze che i “miracoli” accadono.

Quando guardo la mia vita, vedo così tante azioni minimali e ordinarie che mi dico: "Sono state tutte cose inutili?” No: era la Parola al lavoro.
Questa è la nostra fede.