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Lo strano caso del giovane e del lenzuolo

| Enzo O. Verzeletti


Quelli che assistettero all’arresto di Gesù, come narrato nel Vangelo di Marco, risultano coinvolti nella vicenda.

Tutti, tranne uno, forse: il giovane che ha lasciato cadere il lenzuolo per sfuggire alla presa degli accusatori di Gesù.

Perché, mentre gli altri sono fuggiti, questo giovane è rimasto un po’ di più degli altri sul luogo dell’arresto di Gesù? Perché ha corso questo rischio?
Era passato inosservato? Era riuscito a non farsi notare, come noi ascoltatori di questa storia? Era, come noi, almeno inizialmente, un testimone discreto e distante del dramma che si stava svolgendo?
Non discepolo, non traditore, non soldato, non romano, non ebreo; "neutro" in un certo senso. Forse questo giovane è lì semplicemente per farsi un'opinione più precisa, per simpatia, per curiosità, un simpatizzante discreto e defilato.
Gli avvenimenti lo costringeranno a diventare – suo malgrado – molto più coinvolto di quanto avrebbe immaginato.
Quel semplice e anonimo spettatore pensava forse di poter conoscere un po' più degli altri, rimanendo più a lungo?
Ora dovrà salvare la pelle, non il vestito...
Probabilmente all’inizio della suo “seguire” non immaginava il pericolo.
Per divincolarsi dalla morsa delle guardie dovrà rinunciare al lenzuolo rassicurante che lo protegge dal freddo e dagli occhi degli altri.
Dovrà abbandonare il lenzuolo che gli dà un aspetto, un'identità.
Deve lasciare il lenzuolo che lo copre per salvare la pelle.
"Chiunque vuole salvare la propria vita la perderà", dice altrove il vangelo (Mc 8,35).
E se questa “vita”, che vogliamo salvare, fosse solo l'immagine che abbiamo di noi stessi e pretendiamo di offrire agli altri?
Allora, davanti all’arresto di Gesù si perderebbe la maschera, si rimarrebbe nudi, spogliati di ogni certezza su quello che crediamo di essere. Rimarremmo nella nuda verità del nostro essere al mondo.
Come il giovane nudo rimarremmo indifesi. È nella sua “nuda verità”.

Perché la situazione è tale? Perché “il caso” può condurre a questa situazione, che per qualcuno diventa limite estremo?
Forse questo giovane che, come me, ascoltava il Vangelo, la predicazione di Gesù, in origine era meno coinvolto degli attori principali. Ad un certo punto deve aver sentito il desiderio di andare fino in fondo, magari anche oltre i discepoli, di fare quel passo in più, che consiste nel rimanere a guardare e a seguire un po’ di più; i discepoli sono fuggiti prima che lui rimanesse nudo, si sono portati dietro i loro mantelli, le loro lenzuola, le loro certezze, le loro immagini, i loro alibi, pronti a sviluppare tutte le possibili consolazioni per riprendersi dal fallimento clamoroso: "È colpa di Giuda "; "Se tu avessi preso le armi con me"; "Se Gesù non fosse stato così remissivo"; “Se Gesù avesse ascoltato i nostri consigli”; “Se Gesù non fosse sceso a Gerusalemme per la festa della Pasqua”, se e se…
Il giovane invece compie un passo in più, più esattamente, qualcosa lo spinge a seguire un po' di più, a cercare di andare più in fondo a questa storia “assurda”, a cercare di capire, e dunque rimanere più a lungo, correndo il rischio che altri mettano le mani anche su di lui.
Per sfuggire alla presa, alla cattura, deve abbandonare l’abito, la maschera, il segno pubblico della sua identità: il lenzuolo scivola e rimane lì, sul ciglio della strada.

Di questo panno, l'evangelista sembra non tenere traccia, però, nel Vangelo di Marco poco oltre ritorna un “lenzuolo”, esattamente in Marco 15, 42-46.
Il lenzuolo del giovane non è dunque perso?
In tutto il suo vangelo Marco parla di un lenzuolo solo due volte: una volta a proposito del giovane rimasto nudo, e un’altra volta a proposito di Giuseppe d’Arimatea, un tale che ne ha comprato uno, proprio per avvolgere il corpo di Gesù e per nascondere la nudità.
Gesù, del resto, fu crocifisso nudo, dopo che i suoi vestiti furono tirati a sorte (Mc 15,24); nudo, nella verità di ciò che era, senza maschere e senza trucco, nella sua autenticità di uomo crocifisso.
Con un lenzuolo Giuseppe di Arimatea si affretta, pudicamente e religiosamente, a coprire il corpo di Gesù: forse per dargli dignità, renderlo rispettabile, guardabile, accettabile, perfino venerabile…
Di questo lenzuolo, quello con cui Giuseppe di Arimatea avvolse il corpo di Gesù deposto dalla croce, alcuni affermano aver trovato traccia a Torino e ne hanno fatto una scienza.

Altri elementi per argomentare, spiegare, fornire prove forse?
Questo panno, la sindone, ha perfino dato il nome ad una disciplina apparentemente scientifica, la "sindonologia", termine strano con cui si designa la "scienza" che si occupa di analizzare la sindone di Torino, allo scopo di discernere se si tratti del lenzuolo che ha avvolto il corpo di Gesù oppure no.

Il lenzuolo! A cosa serve?
Mi succede di pensare che Giuseppe d'Arimatea nel comprare il lenzuolo per coprire Gesù, potrebbe aver acquistato proprio quello lasciato cadere dal giovane. Mi succede di pensare che Giuseppe abbia pagato di tasca propria per acquistare le false certezze abbandonate di un altro e così abbia contribuito a perpetuare nella storia l'illusione che, davanti al Dio-Uomo crocifisso, si sia padroni di qualcosa, in particolare di ciò che serve a nascondere lo scandalo di un corpo divino tradito, venduto, condannato, umiliato, inchiodato, morto, chiuso dentro una tomba, ermeticamente sigillato da una roccia. Certo, pietoso è stato il gesto di Giuseppe, eppure conservando un corpo morto, da imbalsamare, si prosegue senza spogliare totalmente la fragilità umana, anzi la si ricopre di false certezze, talvolta acquistate a duro prezzo o anche per bisogno istintivo e si lascia la fragilità misteriosa del corpo bene avvolta nelle certezze delle visioni religiose, filosofiche, morali, agnostiche, scientifiche, legali… Certezze che permettono di dare un significato accettabile al corpo morto del Dio-Uomo, avvolto nel “Santo sudario”, nella "Sacra Sindone". Corpo morto che rimane uno scandalo assoluto e destabilizzante. Non occorre neanche essere credenti e cristiani perché lo scandalo di milioni di uomini traditi, venduti, condannati, umiliati, inchiodati, morti, lasciati morire o direttamente uccisi, sia e rimanga uno scandalo assoluto.
Di volta in volta ciò che è da nascondere, da scoprire, da denunziare, da punire, da cercare di evitare, da curare, rimane collettivamente, mondialmente, praticamente ineliminabile.

E il giovane nudo rimasto senza lenzuolo?

Che fine ha fatto? Che c’entra col corpo morto di Gesù avvolto in un lenzuolo simile, se non proprio lo stesso?
La narrazione continua…per ora, vado ancora alla preghiera comunitaria…

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