Skip to main content

Lo scriba

| Enzo O. Verzeletti


«Avete capito tutte queste cose?».
Gli risposero: «Sì».
Ed egli disse loro:
«Per questo ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli
è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».

Matteo 13, 44-52 - Domenica, 26 luglio 2020.

Siamo al centro del messaggio evangelico e ci sono tre piccole parabole, le più piccole, che raccontano in poche righe cos'è il Regno dei Cieli e come possiamo trovarlo.
Nelle prime due viene paragonato ad un tesoro e ad un mercante in cerca di perle preziose, nella terza ad una rete gettata nel mare. Il Regno, prima di tutto è un tesoro nascosto, che qualcuno cerca con l’ostinazione di un mercante di perle preziose; in sintesi sembra un invito ad essere cercatori di tesori.
A prima vista il discorso sembra semplice, tuttavia quando lo si rilegge ci si imbatte in una selva di ostacoli.
Quello che attrae la mia attenzione oggi è: perché Matteo conclude un capitolo interamente dedicato alle parabole del Regno con un’affermazione di Gesù a proposito dello scriba?
Ai versetti 51-52 è scritto: «Avete capito tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
Chi è questo scriba? Quali sono le cose nuove e quali le cose antiche? Si tratta di un’altra parabola ancora?

Alcuni pensano che questo scriba diventato discepolo sia lo stesso Matteo; in effetti Matteo è innovatore in relazione alle sue fonti, con particolare riferimento al vangelo di Marco.
Matteo sarebbe dunque un chiaro esempio di scriba divenuto discepolo del Regno.
Potrebbe anche trattarsi di una comunicazione sintetica il cui significato sarebbe più o meno questo: chi capisce - chi è tra i beati che hanno occhi e orecchie per vedere e per sentire - costui è uno scriba divenuto discepolo del Regno; una persona del genere trae dal suo tesoro cose conosciute e cose non ancora conosciute.
Se provo ad andare in questa direzione penso che si può andare anche oltre: se un discepolo del Cristo diventa capace di attingere dalla Parola (la perla di grande valore) cose antiche e cose nuove, allora ognuno di noi ha la potenzialità di essere sia discepolo che scriba.
Anzi: chi ha occhi e orecchie per intendere è uno “scriba” del Regno.
Ora la questione è semmai perché a qualcuno sia “dato” (donato?) di conoscere i misteri del regno dei cieli e a qualcuno no: un problema collegato alla capacità di comprensione?
Bisogna essere proprio geni raffinati? No. Perché è noto che le cose nascoste sono rivelate ai semplici e ai piccoli: gli stessi apostoli non erano degli scienziati e neanche uomini particolarmente raffinati.
Il verbo comprendere però è ripetuto più volte nel vangelo di Matteo ed in particolare nel contesto del capitolo 13; si può affermare costituisca il tema dominante di tutto il capitolo.
Mi è difficile credere che il Padre scelga di fare un dono così grande, come la comprensione della Parola, a qualcuno sì, e a qualcuno no.
In ogni caso chi comprende trae dal suo tesoro il vecchio e il nuovo. L’allusione per qualcuno è al Vecchio e al Nuovo Testamento, ma qui non si parla concretamente dei testi biblici: i vangeli verranno scritti dopo la morte di Gesù; dunque il tesoro è senz’altro la Parola del Cristo, quella della Sua predicazione in Palestina 2000 anni fa, ma il tesoro è forse anche ciò che alberga nella mente e nel cuore del discepolo.

Nei Vangeli, l'altra occorrenza del binomio "nuovo" e "vecchio" si trova in una discussione tra Gesù e i Farisei a proposito del digiuno che dà origine agli esempi del vestito vecchio rattoppato con tessuto nuovo e del vino in otri nuovi e vecchi (Mc 2,18-22[1]; vedi paralleli in Mt 9,14-17; Lc 5,33-39). Qui il senso del rinnovamento è totale e continuo.
Per scoprire quale realtà copra il termine "nuovo", Marco ci mette sulla strada giusta all'inizio del suo vangelo: Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorità. Comanda persino agli spiriti immondi e gli obbediscono!». (Mc 1,27)

L’insegnamento di Gesù è il “nuovo” per eccellenza, e il nuovo consiste nella rivelazione di tutto ciò che è rimasto nascosto fin dall’inizio del tempo; il nuovo insegnamento rivela fondamentalmente che ciò che è, è perché è un bene per un altro; non esiste altra legge; non basta non uccidere o non rubare, la soluzione sta nel far vivere e nel donare. Non c’è altro. Non esiste altra morale. In termini tecnici…è l’amore cristiano…

Allora forse possiamo azzardare una risposta alla domanda iniziale; chi è lo scriba divenuto discepolo del Regno?
Forse chi durante questa vita potrà disegnare sulla terra, con i propri passi e le proprie azioni, percorsi di benevolenza; ciascuno di noi può diventare uno scriba del Regno.
Ma non a tutti è “dato”. Siamo tutti scrittori, perché la nostra esperienza di vita lascia tracce in questo mondo, non solo per noi stessi, ma per tutti coloro che ci circondano. Non sono sempre tracce edificanti. Si può essere scrittori e non scribi e viceversa. Sappiamo infatti che l'uomo buono dal suo buon tesoro trae cose buone, mentre l'uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae cose cattive. (Mt 12,35)

Quale testo vogliamo scrivere sulle vie del mondo?
Un romanzo criminale? Un romanzo d’amore? Un giallo? Una storia triste? Una storia allegra? Un saggio?
Non so, ma il credente che è diventato discepolo ha il potere di realizzare la perpetua novità dell'insegnamento del Cristo, lasciando impronte di bene sulla terra; non è forse questa la missione alla quale siamo chiamati?

Il discepolo divenuto scriba incarna la promessa fatta al profeta Ezechiele: vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne (36, 26). E per qualcuno sarà anche vero ciò che aveva in mente l'apostolo Paolo: ma le loro menti furono accecate; infatti fino ad oggi quel medesimo velo rimane, non rimosso, alla lettura dell'Antico Testamento, perché è in Cristo che esso viene eliminato. (2 Cor 3,14-17).

La trappola peggiore consiste, secondo me, nel sentirsi al sicuro nei panni dello scriba divenuto discepolo del Regno: si ripeterà solo il vecchio e si ridurrà la possibilità di lasciare orme di bene sulle vie del mondo, traendo il nuovo dall’antico. Ecco perché il cristiano o è in cammino, o non è.
Certamente il cammino va oltre l’orizzonte immediato che possiamo intuire, non è sempre facile, tanto meno immacolato, ma nessun percorso è possibile per chi non comincia a camminare qui e ora, traendo dal suo tesoro il vecchio e il nuovo. Nella teoria e nella pratica.

 

[1] I discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Vennero da lui e gli dissero: "Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?". Gesù disse loro: "Possono forse digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora, in quel giorno, digiuneranno. Nessuno cuce un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo porta via qualcosa alla stoffa vecchia e lo strappo diventa peggiore. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!".

 

N.B. In copertina palindromo bustrofedico riprodotto sul fianco nord del Duomo di Siena; opera originale a questo link. Si tratta di un simbolismo acquisito dal mondo cristiano nel Medioevo, ma di origine più antica; si ritiene che le quattro parole "sator", "tenet", "opera", "rotas" possano fare riferimento al seminatore della parabola matteana, il quale mantiene con cura le proprie opere. Le quattro parole possono essere lette da sinistra verso destra, da destra verso sinistra, dall'alto verso il basso e dal basso verso l'alto e il loro significato non cambierebbe. Al centro, la parola "tenet" crea l'immagine di una croce.