
La storia sbagliata
La storia dei Magi nel Vangelo ha tutta l’aria di essere una storia sbagliata… o meglio, che i Magi abbiano sbagliato storia e siano finiti, come degli intrusi, in un’altra storia...
Stonano un po’ nell’arredo del Natale, sono saggi che praticano una “scienza” condannata dalla legge di Mosè: l’arte divinatoria, l’astrologia che permetterebbe loro di accedere a informazioni che i pastori del Vangelo possono avere solo per mezzo della “grazia” divina.
Sono stranieri, hanno letto le stelle, vanno ad adorare un re in Israele, il Re d’Israele, mentre gli specialisti locali della legge, hanno letto le Scritture, non vanno in alcun luogo; non si muovono. Eppure lo sanno, è scritto. Interrogati sanno anche rispondere: “Dove dovrebbe nascere il Messia?” – chiede Erode – “A Betlemme; è scritto.” – rispondono i capi dei sacerdoti e gli scribi. Ma a loro non viene in mente di andare a vedere.
I Magi: una traccia folkloristica nel mezzo della storia della salvezza? Una leggenda?
La leggenda attorno a questi tre strani personaggi in ogni caso è cresciuta come un’edera: non c’è presepe senza Magi. Puntuali come orologi svizzeri, loro che vengono più o meno dalla Mesopotamia, arrivano ai primi di gennaio in tre. Sarebbero principi, ma poi si stabilisce che sono re, viene loro anche dato un nome: Baldassarre, Melchiorre e Gasparre. Vengono etnicizzati e tipizzati: uno è asiatico, uno africano, l’altro europeo; uno è giovane, uno vecchio e l’altro di mezza età; vestiti come d’inverno con i colori primari: uno rosso, uno blu e l’altro verde. Infine vengono anche patrimonializzati come single, sposato e vedovo. Magari di questo passo in futuro diventeranno anche distinti per identità di “genere” …chissà, perché no?
Da dove vengono questi Magi? Come hanno fatto ad intromettersi nella Storia Sacra?
I Magi pare fossero zoroastriani, di una religione persiana che annunciava la nascita di un uomo eccezionale, Zoroastro (o Zarathustra), custode della rivelazione del progetto salvifico di un dio unico, che avrebbe instaurato un’era di giustizia e di verità.
Il percorso dello zoroastrismo è stato variamente reinterpretato fino ad essere fonte d’ispirazione e rovesciamento dei valori nel tanto drammatico, quanto insoddisfacente Also sprach Zarathustra di Nietzsche.
Tornando al nostro tema: quale percorso avranno seguito i tre misteriosi personaggi, i tre Magi, per ritrovarsi nelle primissime pagine della Buona Novella?
Nati sotto una “buona stella”, diciamo così, dobbiamo ammettere che la loro occupazione principale era in ogni caso quella di guardarle e contarle attentamente queste stelle.
Forse nella loro antica memoria riecheggiavano le parole del profeta Daniele, deportato a Babilonia, fedelissimo del Dio d’Israele, che intravede il ritorno in patria e la ricostruzione di Gerusalemme.
Daniele, divenuto per la sua riconosciuta saggezza, consigliere e interprete dei sogni di Nabucodonosor, è sopravvissuto a rischi enormi: è saltato fuori per ben due volte dalla fossa dei leoni, è uccisore di un drago, è abile giudice che salva la bella Susanna, smascherando i due vecchiacci bavosi, ed è amico degli altri tre Giudei, usciti incolumi dalla fornace ardente.
Per ritornare a noi, ecco perché i Magi, forse, messisi in cammino per cercare, andavano verso la capitale d’Israele: forse ricordavano le parole e i comportamenti di Daniele.
L'arte di cercare senza sapere esattamente cosa stiamo cercando e cosa troveremo, richiede una mente sveglia per cogliere l'attimo con sagacia, fino al momento in cui il senso di un avvenimento apparentemente misterioso s’impone come una evidenza:
"Dov'è il re dei Giudei che è nato? Perché abbiamo visto la sua stella a Levante. E siamo venuti per adorarlo"- chiedono.
Si, ma ciò che cercano non è a Gerusalemme; è poco più in là: a Betlemme.
Granelli di sabbia o stelle in cielo, numerosi sono uomini e donne su questa terra che hanno intrapreso dal Levante la strada del Ponente, seguendo il corso del sole.
Per trovare ciò che cerchiamo, dobbiamo avere la capacità di lasciare le strade a noi più note, perfino il nostro paese, come Abramo, e metterci in cammino.
Chi non si mette in cammino non cerca e non trova.
I nostri Magi hanno la testa tra le stelle e i maestri d’Israele hanno il naso sui libri.
C’è chi cerca mettendosi in movimento e chi rimane fermo senza distogliere lo sguardo dal testo, senza cogliere il senso di quello che sta succedendo.
C’è chi, poi, come Erode, sa benissimo ciò che potrebbe accadere e si muove perseguendo il suo fine.
Ci sono abbastanza indizi lungo la via per trovare senso anche a questa storia nella storia, che si ripete nel tempo. Seguendo questi indizi può realizzarsi una comprensione più vasta, che metta in discussione il significato della nostra vita, apra soluzioni inaspettate, e c’induca a cambiare.
Per questo i Magi tornano seguendo un’altra strada: dopo la lunga ricerca può sorgere un nuovo giorno e i nostri sogni possono diventare realtà.
I Magi, per realizzare il loro sogno, hanno dovuto migrare dalla loro storia dentro la storia di un altro popolo.
Anche alla nostra porta bussa sempre uno che migra da un'altra storia, con la propria storia, inserendosi nella nostra storia. È così che si fa la storia, e la storia cambia.
Una fra tutte queste storie è sbagliata?
Come quelle degli “estrusi” di questi nostri giorni?
O forse l’unica veramente sbagliata è quella di Erode e della sua corte di eruditi maestri?
Si, quella di Erode è veramente sbagliata.
Perché Erode sa esattamente cosa cerca e perché è sempre lì ad eliminare chi lo mette in questione.
La sua è una storia sbagliata, da non riscrivere, una storia storta, vestita di nero…che non molla mai… una storia incapace di passare dal senso gonfiato e autoreferenziale delle proprie convinzioni e del proprio essere al mondo, alla necessità di cercare e trovare soluzioni alle questioni che il mondo pone.
Sopprimere i problemi, come sopprimere le discussioni, cancellare i diritti di molti, “rovesciare la frittata” (Erode dice: ditemi dov’è, voglio andare ad adorarlo anch’io!): questa è la storia sbagliata.

