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Gomma e penna rossa

| Enzo O. Verzeletti


Scolaro.
C'erano due cose che temevo: la gomma e la penna rossa.

La seconda per l'ovvia ragione che il suo uso contro di me metteva in evidenza gli errori, la sintassi incerta o l'ortografia claudicante. Immaginavo che quelle cose che scrivevo con l’inchiostro sul foglio bianco a righe o a quadretti, dentro i quali era già di per sé complicato inserire il segno dalle giuste proporzioni, colpissero profondamente l'insegnante, facendolo sanguinare inchiostro rosso, fino a lasciar colare sulle mie parole tracce indelebili della ferita ricevuta…

Per evitare un simile orrore, causato dai miei – per me imprevedibili – errori usciti dalla penna, usavo preventivamente la gomma da cancellare: il primo dei due correttori, forse ancora più temibile della penna rossa. Come dire che mi somministravo da solo la correzione, finendo per fare ancora peggio!
Il rimedio a due punte, una morbida e l’altra dura, una sorta di “contro-penna”, di antidoto simile alle medicine che si adoperano per prevenire il mal d’auto, faceva però a pugni con l’alterigia cavalleresca della penna stilografica. La pagina di quaderno non sbagliava, sapeva che la gomma tentava di reprimere l'inchiostro: sconsolato osservavo la macchia allargarsi informe, fino a lasciar trasparire il foglio sottostante. Benché usata con cura, l’autocorrezione preventiva finiva sempre per ingrandire in maniera scomposta l’evidenza e, per di più, denunciava pubblicamente il mio tentativo di nascondere l’errore cancellandolo.

Poi si cresce, e ovunque scorgi persone che, per fini diversi dall’insegnare ai bimbi la bella scrittura, brandiscono severamente gomma e penna rossa.

C’è anche chi ascolta il papa con gomma e penna rossa in mano….

C’è perfino chi vorrebbe cancellare dalla fede cristiana ciò che va contro lo spirito del tempo. C'è anche chi ascolta la Parola per correggerLa: aspetta il passo “falso” per poi indignarsi: si dimentica facilmente Chi scrive.

La fedeltà al proprio tentativo di comprendere ciò che è scritto, viene confusa con il desiderio di correggere l'altro. La fedeltà dell’altro al proprio tentativo di comprensione viene misconosciuta. Talvolta l’atto di correzione si trasforma in tradimento manipolatorio ai danni di chi, in buona fede, ne rimane confuso come un bambino imprevidente, o sconcertato come una persona adulta.

Nell'episodio della donna adultera, di fronte alla trappola dottrinale posta a Gesù, Lui scrive per terra, sulla sabbia (Giovanni 8, 8), dove nessun correttore ha presa, né penna rossa, né gomma, né farneticazione umana.

Tutti sono soli ad affrontare la correzione che intendono dispensare dalla prospettiva della loro individuale capacità di giudizio.

Soli e con le pietre in mano. Che non sono, né diventeranno mai pane.