Fichi patetici
Se fossero pubbliche le tabelle degli assassini, dei ladri, dei mentitori, dei traditori, dei tentatori, dei corrotti,
e potessimo studiarle come quelle del maltempo e del bel tempo, delle piogge e della siccità, scopriremmo forse una legge regolatrice?
Quanti decenni servirebbero per avere una risposta, provare a migliorare e vedere i primi frutti? Sette, otto, nove, dieci? Un secolo, due secoli?
Come per il terrorismo egemone e onnipresente le news raccontano quasi esclusivamente brutture: crisi, rivolte, attentati, stragi, omicidi, pedofilia, corruzione.
Come se i fruitori di notizie fossero la battigia sulla quale riversare ondate nauseabonde di immondizia, mischiata ad apparente indignazione.
L'egoismo, la stupidità, la codardia, il risentimento, l'irresponsabilità, e provo a dimenticare il resto, tutto monta come una marea. Sembra di assistere ad una interminabile serie: nuove stagioni e puntate in perpetuo, che mettono in scena vere e proprie bande di oltraggiatori che annientano fisicamente o moralmente ora questo, ora quello, singoli, gruppi, istituzioni e, in primo luogo, se stessi.
Il tema dominante è la rappresentazione del male.
Proprio così. È lampante.
La rappresentazione del male?
Certo, perché la rappresentazione non è il male in sé. Se percepissimo tutto il male che si manifesta in maniera diretta e non mediata, rimarremmo annientati.
Se accettiamo il male come realtà e non come rappresentazione, anche quando non ci tocca direttamente, la questione si fa molto più seria.
Percepire la sofferenza degli altri è il primo passo per un’inversione di marcia.
Mi spiego meglio: l'uomo è tentato dal male in continuazione; in confronto ai secoli passati, al giorno d’oggi la novità è che ci sono tutti i mezzi perché ognuno possa mostrare la propria adesione alla malvagità contro il prossimo, fisicamente più vicino o più lontano, in ogni minuto della vita, senza sosta, senza tregua, ovunque e in ogni momento.
Da qui l'impressione massiccia di essere sopraffatti dalla sporcizia e dai rifiuti, di respirare un'aria tossica, velenosa, che viene da un mondo che sembra diventato immondo, cioè, per dirla senza fronzoli, che spaventa come una carogna. La rappresentazione (video, film, foto, articoli, news) fa la sua non trascurabile parte.
Qualcosa di molto simile è descritto nel Vangelo di Luca: “In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici.”
Gesù prende la parola e dice: “Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? [...] o quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme?” (cfr. Lc 13, 1-9).
Pensiamo forse, mi permetto di dire con lo stesso tono, che tutti i musulmani uccisi a Christchurch fossero colpevoli più di qualsiasi altro abitante del mondo intero, cristiano, musulmano, buddhista, gnostico o agnostico e di qualsiasi nazionalità?
Ma se, invece di legarci mani, piedi e testa alla sola rappresentazione del male, decidessimo improvvisamente di porre alcuni rimedi in tempi brevi? Di sfuggire alla dannata rotta?
Oggi c’è un’ulteriore novità. Una buona notizia! 51 bambini sono sfuggiti ad un’immane tragedia (essere arsi vivi) per la prontezza, l’intelligenza, il coraggio di alcuni di loro; sorge un moto di ammirazione, scatta il desiderio di elargire un premio, vedi caso due dei piccoli coraggiosi pare siano rispettivamente uno di nazionalità egiziana e uno di nazionalità marocchina, “Diamogli un premio!” – dice qualcuno – “Sì, la cittadinanza italiana!”
Bontà della notizia a parte (che in questo caso consiste nell’essere scampati all’orrore del male), la reazione istintiva, pur benevola, è sempre quella affibbiata al Dio cristiano: fai un’opera buona = premio, fai un’opera cattiva = castigo.
Ma Gesù non insegna questo.
Lo vogliamo fare un passo in avanti? Vogliamo comprendere che per quei bambini, nati in Italia, la cittadinanza non è un premio, è un diritto. Lo è per tutti i bambini nati in Italia da genitori che in Italia vivono e lavorano. “Lo ius soli non è in agenda” – dice qualcuno tra i politici - “Non c’è scritto nel contratto”.
Ma perché – dico io - il contratto di governo è il Nuovo Verbo? Vogliamo continuare a fare tutti la parte del fico sterile forse, o possiamo zappare la terra intorno, curarlo e farlo fruttificare?
Siamo noi i fichi sterili del vangelo, quelli della parabola narrata subito dopo i versetti che ho citato prima. Siamo noi i fichi sterili che vedono premi, dove sono diritti. L’autobus è quello della nostra umanità, cogliamo come un segno questa buona notizia, un segno che viene, guarda caso, da un gruppo di 51 piccoli, da ragazzi già capaci d’intendere e di volere, tutti in pericolo a causa di adulti scellerati, tutti uguali, ma tutti salvi.
Ecco l’inversione di rotta, la conversione, la soluzione in tempi brevi: dare, nel senso di fruttificare, leggi giuste, parole giuste, comportamenti onesti, benevoli, generosi. Da tutti. E per tutti. Semplice. Lampante.
Speriamo che la primavera porti i primi germogli.

