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Popolo è un po' po...co

| Enzo O. Verzeletti


Filastrocca popolare:
“Andiamoci a riprendere il nostro popolo!”
“Siamo il popolo e non ci ferma nessuno!”
“Il popolo italiano è tornato sovrano!”
“Il popolo al governo, Italia sovrana!”
“Siamo popolo ribelle! Vogliamo riprenderci il presente e il futuro!”
“Democrazia vuol dire che il potere è nelle mani del popolo!”
(Davvero?)
Ah…IL POPOLO! Come dimenticarsene?
“Non puntare agli umori negativi del popolo, ma dare speranza!"

Il rischio di urtarsi all’incredulità, sbattendoci il muso c’è sempre...

Ma chi è “popolo”?
“Complesso di individui di uno stesso paese che, avendo origine, lingua, tradizioni religiose e culturali, istituti, leggi e ordinamenti comuni, sono costituiti in collettività etnica e nazionale, o formano comunque una nazione, indipendentemente dal fatto che l'unità e l'indipendenza politica siano state realizzate…” (Treccani)

Quindi, cari, di chi stiamo parlando?
Ondeggia l’immagine del popolo (quello italiano) nelle proiezioni politiche dei popul-sofisti…Chiaro: nessun abuso del termine, tutti lavorano sicuramente e alacremente in buona fede! Non mi permetterei mai di dubitare!
Parlano di popolo come di realtà fisica di una collettività, compatta e definita, insieme di elementi variamente quantificabile (con sofisticate indagini… d’intelligenza artificiale) in base a un potenziale x che vorrei chiamare potenziale elettorale, a prescindere dalla posizione sociale occupata dai singoli elementi all’interno dell’insieme…

Tutti parlano di popolo, mentre la massa multiforme, anonima e senza volto di questo popolo invocato si rivela essere un fantasioso concetto, abbellito da un tocco di ecumenismo, inventato ad hoc per ignorare le (o prosperare sulle) molteplici fratture fra vasti gruppi dai bisogni e desideri numerosissimi e spesso contrastanti.
Una sola cosa è veramente evidente: il popolo di cui parlano i regimi elettorali è una rappresentazione politica dell’elettorato e dunque in pratica risulta poi essere composto da quelli che hanno “vinto” le elezioni.
L'espressione "il popolo ha deciso" nelle parole di un politico è lo stendardo di una vittoria assai relativa, reiteratamente mostrato per convincere che le cose stanno effettivamente così; mentre il popolo come gruppo politico-sociale non esiste e, tantomeno, esiste qualche sua decisione.
“Popolo” è un termine che bisognerebbe lasciare dentro alcuni contesti, per esempio dentro la costituzione per indicare l’insieme dei cittadini italiani.
Invece abbiamo avuto contesti nei quali il popolo consisteva solo nella parte di un insieme molto più vasto e assai differenziato; per esempio, “il popolo delle rivoluzioni” nel diciannovesimo secolo (massa ridotta e carnale che rivendicava il frutto dell’ingiustizia sociale), “il popolo eletto” dell’Antico Testamento, (minoranza guidata da una fede e da un pensiero profetico), “il popolo della rete” (minoranza virtuale di persone che si esprimono in genere via social e per sondaggi) “il popolo bue”, tragica proiezione delle dittature che relegano “il popolo” a coacervo di deleganti impotenti, come dimostra la nota frase: “Il popolo delega, ma non può certo esercitare sovranità alcuna…al popolo non resta che un monosillabo per affermare e obbedire”.

Preferisco dunque pensare, se proprio non possiamo fare a meno di questo termine un po’ ambiguamente onnipresente, che, in una repubblica parlamentare democratica, la parola “popolo” indichi coloro in rappresentanza dei quali si ottengono seggi in un parlamento, dove una maggioranza perspicace e onesta e un’opposizione intelligente e altrettanto onesta cerca di governare il Paese al meglio per tutti.

Purtroppo i nostri “popul-sofisti” – mi si consenta il neologismo inventato – in campagna elettorale sono più inclini a invocare il popolo con la preoccupazione di escludere i loro oppositori dal loro concetto di popolo; prova ne sia l’inconsapevole confessione del popul-sofista, che, assalito dal dubbio circa la vera essenza del popolo di cui parla, rincara la dose parlando del "vero popolo", come per escluderne un altro, del tutto non -vero, che gli negherebbe il diritto di parlare, ovvero di dire qualsiasi cosa gli venga in mente, purché colpisca. Sia il vero popolo che quello non-vero sono fantasmi, ma il popul-sofista continua ad agitarsi nel goffo tentativo di mascherare la propria aspirazione ridicolmente totalitaria.

Parenti stretti del “popolo” sono “l’opinione pubblica” e “la manifestazione” e non perché non esistano, ma perché le tre cose hanno una radice comune: il numero di persone che servono per poter dire che sono significative. Infatti quando si vuol sostenere qualcosa, si deve dare l’impressione del “tutti pensano che…” e del “c’era un fiume di gente…”. Se pochi “pensano che…”, o “c’erano quattro gatti”, il popolo è finito. Insieme all’opinione pubblica, alla manifestazione e al popul-sofista.

Quindi, per favore, la smetterei con questa storia del “popolo”, perché è una falsa divinità imposta ai cittadini contro le loro stesse idee.

Arrendiamoci alla situazione attuale: abbiamo un regime politico del quale non si sa molto bene ciò che sia e che non trova neppure più dei difensori lucidi fra i suoi beneficiari.
Si pensi ai dibattiti dei media, inevitabilmente pertinenti e legittimi nell’universo dell'opinione pubblica; si pensi al bastione del “prima gli italiani”, dello sgombero, del porto chiuso, e insieme allo sbandieramento di rosari e vangelo, come se tutto questo messo insieme fosse congruente.

Basta veramente che uno sventoli il vangelo, per credere tout court che sia cristiano, nonostante le parole e gli atti contraddittori?

Allora perché non altre questioni se “il popolo decide”? Perché non l'abolizione della Repubblica e l'istituzione di una monarchia, per esempio? O la castrazione chimica? O la pena di morte? O il ritorno della schiavitù?
Il popul-sofista, in linea di principio, è sprezzante nei confronti di qualsiasi gruppo che non sia il suo, quello dei suoi elettori, ma assicura sempre di essere votato alla volontà popolare e, per di più…alla faccia del “tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro”, frase che, mi pare di capire, non era rivolta alla cerchia ristretta degli amici…
Forse c’è stata un’incomprensione? Un problema d’interpretazione?

Quindi, per piacere, non parlate più di “popolo”, suggerisco di discutere del “bene comune”, potreste provare a contraffare anche quello, però ci vorrà un po’ di tempo, almeno…