
Possibile?
A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto.
Luca 1,26-38 - Domenica, 20 dicembre 2020, Quarta di Avvento.
Il dialogo tra l’angelo e Maria è certo sorprendente.
La giovane donna ascolta le parole dell'angelo, si limita a chiedere una delucidazione e poi prende atto della cosa con l’intelligenza del cuore di chi sa che non potrà essere altrimenti.
In nessun luogo è scritto, per esempio, che Maria abbia opposto qualche ragione o sia andata a consultare il padre, il promesso sposo o l’autorità religiosa del villaggio per sapere se accettare o no l’annuncio dell’angelo. Il vangelo dice solo che rimane turbata dall’apparizione e dal saluto dell’angelo.
La figura di Maria inaugura un percorso femminile nuovo nella tradizione religiosa, un percorso caratterizzato dall’adesione alla volontà del Signore che giunge inaspettata, trasformando la vita, e dalla percezione viva degli eventi nella loro totalità.
La scena dell'annunciazione, come molte scene bibliche, viene offerta per indicare un registro, una modalità d’essere, e d’essere nel mondo, che può appartenere ad ogni donna, nonostante sia chiaro che l’esempio non è quello di una donna comune, né di una maternità comune.
Dopo la visita dell’angelo, Maria partirà "in tutta fretta" e andrà da sua cugina Elisabetta; l’annuncio non è cosa da poco, occorre andare dall’altra donna, la parente ormai anziana, comunicare la novità, prendere atto che anche lì, presso l’altra donna, si sta verificando veramente l’altro evento annunciato.
In seguito Maria proseguirà la sua via, diventerà la moglie di Giuseppe in un modo che apparterrà solo a loro due e non sarà più lo stesso per nessun'altra coppia: come ogni legame di coppia, quello tra Maria e Giuseppe è unico.
Maria vivrà in un ambiente di donne, di amici, di incontri di ogni tipo, con persone che vorranno vedere il figlio e non sempre per fargli del bene.
L’agire della madre di Gesù non è formale, è sostanziale e dai vangeli sappiamo che esistono altre donne della tempra di Maria, che hanno vissuto una vita ben diversa dalla sua; tra queste c’è una prostituta del villaggio che deciderà di andare ad un pranzo da un uomo e massaggerà i piedi di Gesù con i propri capelli (Luca 7, 36-50), e c’è un’altra donna, totalmente estranea alla fede di Israele, che attraverserà senza preoccupazione tutti i blocchi per chiedere a Gesù la guarigione di sua figlia (Matteo 15, 21-28). A quest'ultima, tra l’altro, Gesù dirà: "Lascia che sia come desideri", non "come vuoi". Il desiderio viene esaudito, non la volontà, perché l’espressione “sia fatta la tua volontà” è riservata solo al Padre: "Padre, non come voglio, ma come vuoi" (Mt 26,39).
La parola evangelica insegna che quando una donna è abitata dallo Spirito, e non importa quanto di questo Spirito abbia consapevolezza, sa esattamente cosa fare: e se entra in dialogo con uomini, non è come una povera cosa alla quale i signori-papà debbano organizzare gli scenari da vivere, è sempre colei che “partorirà” secondo la volontà del Padre. Questa è la stupefacente eredità delle figlie di Dio.
E quando Gesù tiene un “corso” di preghiera ai suoi discepoli, non li rimanda ai grandi uomini dei quali l'Antico Testamento è pieno (Abramo, Mosè, Samuele ...), ma dice loro di seguire una piccola donna del quartiere, una vedova che ogni giorno cerca giustizia presso un giudice ingiusto (Lc 18,1-8); pregare vuol dire agire come questa donna e gli insegnanti di preghiera della nostra tradizione cristiana sono quelli che, per volere di Gesù Cristo, sono andati alla scuola di questa vedova di un villaggio orientale.
Non è dunque importante che una donna si riconosca in Maria, nella vedova del villaggio palestinese, nella prostituta del sobborgo di Gerusalemme o nell’atea senza alcuna formazione; rivolte ad ogni donna, risuonano sempre le stesse parole:
"Lo Spirito Santo viene su di te e il potere dell'Altissimo ti porta sotto la sua ombra "(Lc 1, 35).

