
Polvere e cenere
"Memento, homo, quia pulvis es, et in pulverem reverteris"
“Polvere” e “cenere” sono offerte a tutti come programma di conversione. “Ricordati che sei cenere e cenere ritornerai” è la formula tradizionalmente pronunciata dal sacerdote mentre pone la cenere sul capo dei fedeli, all'inizio della Quaresima.
La “polvere” riporta ai primi momenti della creazione: “Allora il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente”[1].
Nel resto del testo di Genesi, la “polvere” è integrata alla punizione inflitta da Dio al Serpente: “Poiché tu hai fatto questo, sii tu maledetto più di tutto il bestiame e più di tutte le bestie selvatiche; sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita”.[2]
Per quanto riguarda il peccatore Adamo, si sente dire: “Con il sudore della tua fronte mangerai il pane; finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai!”[3]
Cominciamo bene…
La polvere nel racconto biblico sembra essere il grado zero della materia, lo stadio precedente al dono del "soffio della vita" che trasforma l'umano modellato dalla polvere in uomo vivente.
Al grado zero l'uomo è minacciato di ritornare se il respiro scompare, se la vita ricevuta da Dio non provocherà in lui alcuna trasformazione durevole. Così l'Adamo peccatore, l’assente da Dio e complice del serpente che si nutre del nulla, non lascerà la polvere di cui è fatto.
È un avvertimento.
“Polvere” e “cenere” nella Bibbia, per la prima volta, appaiono associate nella bocca di Abramo, mentre tratta con Dio a favore di Sodoma minacciata di sterminio.[4]
Le parole di Abramo sono pronunciate con un tono di orgoglio: “polvere” e “cenere” sono i suoi titoli di nobiltà, che giustificano il coraggio di parlare a Dio.
Se la polvere è il primo stadio della materia prima di un corpo, la cenere è l'ultimo stadio.
Perché ci sia “cenere” ci deve essere stato un “corpo”; corpo animale o umano, ridotto in cenere; ridotto o offerto, in un atto volontario.
Le ceneri nella Bibbia vengono chiamate offerta, sono le ceneri del sacrificio: “Il sacerdote, indossata la tunica di lino e vestiti i calzoni di lino, toglierà la cenere, in cui il fuoco avrà ridotto l'olocausto sull'altare, e la deporrà al fianco dell'altare”.[5]
Le ceneri che derivano dal sacrificio e i vasi destinati a trasportarla sono oggetto di precise e particolari prescrizioni liturgiche: “Poi, spogliatosi delle vesti e indossatene altre, porterà la cenere fuori del campo, in un luogo mondo”.[6]
La cenere è il segno che il sacrificio è stato accettato, è il corpo trasformato dall'attraversamento dell'offerta.
La cenere posta sul capo dei fedeli il Mercoledì delle Ceneri non proviene da un fuoco, da un corpo qualsiasi, è ottenuta dal consumo dei rami d’ulivo benedetti dell'anno precedente.
Ogni anno, infatti, la Domenica delle Palme, il popolo cristiano è invitato a ripetere la grande acclamazione degli ebrei che accoglievano Gesù mentre entrava a Gerusalemme su un asino, agitavano le palme e cantavano:
«Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d'Israele!».[7]
Gesù così acclamato, avanzava verso la sua passione.
All’inizio della Quaresima, il sacerdote pronuncia l'avvertimento indirizzato da Dio all'uomo peccatore in Genesi 3, depositando le ceneri sulla fronte del credente e contemporaneamente testimonia l’assunzione immediata nell’offerta. A volte, abbagliato dalla forza della Parola biblica, capita che il sacerdote cambi la formula e preferisca dire: "Convertiti e credi al Vangelo". L'ingiunzione è più vaga e potrebbe essere meno spaventosa, se non assumesse una colorazione sottilmente accusatoria, presupponendo che tutti i fedeli che si fanno avanti per ricevere le ceneri debbano "ritornare" a un Vangelo che avrebbero abbandonato - e non è sempre il caso, ammettiamolo, almeno per alcuni.
Chi ha familiarità con Dio non ha davvero paura della polvere da cui proviene; sa che c'è una premessa e un seguito. Le ceneri deposte sulla sua fronte non sono per lui il doloroso promemoria di una condizione umana destinata alla perdizione, ma riassumono la sua offerta e lo strappano dalla polvere. Per altri, coloro che non hanno idea di Dio, anche se frequentano i suoi altari, c’è l'avvertimento biblico "Sei polvere e tornerai in polvere": ha lo scopo di avvisarli delle conseguenze del loro indurimento; meglio avvisarli, non dovrebbero essere privati di questo…
Le ceneri sono oggi anche queste piccole urne che si trovano nelle case, che a volte si collocano sul camino, sul comò o in un altro luogo della casa; oppure il contenuto si sparge in un giardino, in mare aperto o in un luogo deserto, "in un luogo mondo", come si faceva con i resti del sacrificio (è "mondo" il luogo che sfugge all'influenza della cattura umana).
Anche in questo caso, tutto è una questione di liturgia.
I corpi dei defunti, sia che si tengano, in un urna o in una bara, sia che si lascino andare come cenere al vento o al mare, non tolgono alla persona il diritto di completare da sola la propria offerta. Da vivi, riconosciamo questo ed è questo che il Cristo mostrerà sulla Croce.
[1] Gn 2,7.
[2] Gn 3,14.
[3] Gn 3,19.
[4] Cfr. Gn 18,27-32.
[5] Lv 6,3.
[6] Lv 6,4.
[7] Gv 12,13

