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Dalla terra alla luna

| Enzo O. Verzeletti


Si celebra in questi giorni l'anniversario dello sbarco dell'uomo sulla luna.

Nel 1957 cominciò la saga moderna della conquista dello spazio, sullo sfondo di feroci rivalità che avevano contrapposto per più di un decennio Stati Uniti ed Unione Sovietica. Saga punteggiata da grandi momenti di emozione collettiva: dal lancio del primo satellite artificiale, lo Sputnik, al primo animale nello spazio, la cagnolina Laika; dall’invio del primo astronauta, Yuri Gagarin, alla “passeggiata” di Neil Armostrong sul suolo lunare, il 21 luglio del 1969.
Quella passeggiata ha impresso sulle vie della storia il segno concreto della conquista dello spazio e nelle menti degli americani il simbolo del pensiero vincente a stelle e a strisce.

Da allora l’idea dello spazio è uscita dall'epica per entrare nell'era della realtà, delle sfide scientifiche, tecnologiche, economiche. E militari.
Mai fino a quel 21 luglio 1969 l'uomo si era trovato di fronte un orizzonte di tale portata: incredibilmente più vasto dello spazio oceanico, che si stagliava di fronte agli uomini del XV secolo; lo sviluppo della caravella aveva consentito, allora, la navigazione in alto mare, negli oceani di estensione cinque volte superiore a quella delle terre emerse. Nel XX secolo, invece, la progressiva conquista dello spazio ha scosso e rivoluzionato la maggior parte delle aree della vita economica, politica, culturale. E militare.
Se per molti secoli lo spazio era stato il territorio dei sogni e delle fantasticherie, frequentato solo da poeti, scrittori e registi, oggi è diventato oggetto di esplorazione, scoperta, sorveglianza, studi balistici, industriali, e rete autostradale per le telecomunicazioni, oltre che per aerei, navicelle, satelliti. E droni.
Anche lo spazio si è trasformato in luogo comune.
In terra sono apparsi oggetti "legati al cielo": telefoni cellulari, antenne paraboliche, computer con modem, radio, fax, che hanno popolato la nostra vita quotidiana.
Il pianeta si è ampliato, in pratica, in proporzioni gigantesche. La sfera terrestre è circondata di un involucro sferico “proficuo” sotto diversi aspetti, di ben quarantamila chilometri di spessore: un volume quattrocento volte superiore a quello della terra. Anche i Paesi meno sviluppati nel settore dell’industria spaziale si sono dotati di satelliti, e la loro quota di “spazio” è in costante aumento.

Si verifica che se da un lato le capacità mondiali in termini di trasmissione di dati, percezione fotografica, rilevamento e analisi sono state favolosamente migliorate, l'attuale rivoluzione mediatica con moltiplicazione di canali televisivi e la trasmissione istantanea di dati, immagini e suoni, ha accelerato l'occidentalizzazione del mondo, portando con sé una doppia conseguenza: la trasformazione degli stili di vita, delle abitudini di interi continenti e, allo stesso tempo, il rifiorire della ricerca di radici culturali proprie.
Tanto più accelerato risulta essere il processo di mondializzazione dello spazio, tanto più forte è la spinta identitaria dei gruppi umani, che si manifesta in movimenti culturali o religiosi di re-identificazione, di re-sistenza o di franca re-tribalizzazione.

Mentre i governanti si chiamano e si rispondono direttamente, per media interposti, senza passare attraverso il canale delle ambasciate e i tecnici si occupano di moltiplicare il potenziale di resa economica e di controllo dello spazio offerti dalla tecnologia, gli Stati meno evoluti, senza occhi e orecchie nello spazio appaiono mutilati e disabili; nel frattempo l’abitante medio del pianeta terra – quello del primo mondo più di ogni altro - rimane sempre di fronte allo stesso problema di sempre: la relazione interpersonale.
La soluzione di questa questione viene erroneamente ricercata nell’identità gruppale, nella tribù (quelli che "cinguettano di...", quelli che "chattano con...", quelli che “postano su...", "noi di sinistra", "noi di destra", "noi del tal quartiere", "i fedeli della Apple", "gli Androidiani", etc. etc.) e non si capisce perché la solitudine fisica, personale, concreta sia così diffusa e talvolta così marcatamente rifuggita.

Ci sono quattro aree chiave della vita associata: economia, politica, cultura, vita di relazione: le prime tre sono ormai affidate al potenziale di colonizzazione dello spazio, con possibili conseguenze inimmaginabili, la quarta, la vita di relazione, rischia di fare la stessa fine, se non altro per il potenziale di controllo che le prime tre hanno su di essa.

Mi verrebbe da dire che potremmo invertire la rotta e ridiscendere dalla luna sulla terra.

Mi chiedo se anche lo sforzo di conquista continua dello spazio, non possa essere interpretato come uno dei modi di comportarsi degli esseri umani, quello esemplificato in Marta, la sorella di Maria e di Lazzaro (Lc 10,38-42).
Marta è tutta dedita alle questioni pratiche, pur necessarie, Maria invece si dedica all’ascolto della Parola. Il vangelo ci dice che è Maria quella che ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta.
Forse si tratta di un invito a stare attenti ad un troppo della conquista, del controllo, dell’azione pratica, che è sempre in agguato; ad un troppo che può sempre sorgere e ingoiare, che affanna, che toglie la libertà, mentre distoglie dal volto degli altri.
Prima le persone e la terra, poi lo spazio e le cose.