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Demoni

| Enzo O. Verzeletti


«Taci! Esci da quell'uomo.»
Marco 1,21-28 - Domenica, 31 gennaio 2021 - Anno B.

In questo brano Marco presenta l'autorità di Gesù su un uomo posseduto da uno spirito “immondo”, cioè da una volontà estranea e malevola.
È interessante notare che non solo Gesù conosce i demoni, come è ovvio che sia, ma anche i demoni conoscono Gesù. E quando gridano più forte? Quando il Maestro insegna nella sinagoga; gridano per coprire la voce del Nazareno.
Scala del paradisoQuesto gridare per coprire la voce di un altro lo incontriamo tutti i giorni, dal litigio domestico fino al dibattito pubblico: per esempio, immagino che molti, se non tutti, siano in grado di osservare e riconoscere quelle persone che vogliono avere ragione per forza nei talkshow - soprattutto quando hanno torto - che fomentano la rabbia dei più deboli, si fanno alimento artificiale di fake news, e alla fine producono danni, lesivi della libertà di tutti.
Su questa tipologia di grido la Parola del Cristo esercita un’autorità assoluta, liberando la persona posseduta.
A questo punto mi pongo una domanda: come esattamente avviene questa liberazione?
Gesù smaschera la voce urlante dello spirito immondo, la mette a tacere e la caccia; ecco perché chi grida, grida spesso in crescendo: perché non venga ascoltata la voce di chi sta smascherando la sua malevolenza: gridare di più è la reazione allo smascheramento, mentre l’ultimo atto dello spirito immondo è lo stritolamento della persona posseduta.
Il racconto di Marco è una illuminante lezione di vita per tutti noi. C’è un'enorme differenza tra grido e grido, tra le urla dello spirito immondo e quelle della vittima stritolata. Nessun luogo è esente o immune dal virus demoniaco, parla perfino dentro la sinagoga.

Questo brano sollecita e interroga a più livelli. Cominciamo da quello individuale: devo vedere che anch’io ho i miei "demoni". Che provengano da atavismi o dalla mia storia personale, poco importa: il risultato è sempre lo stesso, mi alienano da me stesso, mi sfrattano da casa mia e mi fanno stare malissimo; ho paure che mi paralizzano, ho le mie ossessioni, le mie rabbie, i miei risentimenti, le mie attitudini paranoiche, la mia pigrizia intellettuale, i miei periodici rifiuti a rendermi trasparente, le mie introversioni di desideri autentici, le mie fissazioni, le mie fughe dalla realtà, e così via. E Dio sa che la lotta è dura.
Quindi mi interessa molto cosa ha capito Marco e quello che sta cercando di dire.

Andando un poco oltre, l’evangelista dice che l’insegnamento di Gesù non è come quello degli specialisti della legge: costoro dicono ciò che è "corretto" o "non corretto" in base alle norme, ma non possono cambiare nulla nel modo di essere degli umani.
Il Nazareno invece insegna e mostra la sua vita: come è nato, come ha vissuto e come è morto in questo mondo. Dopo insegnerà anche la Sua resurrezione, che appartiene ad un’altra dimensione, che forse solo come Tommaso si può toccare.
Dunque vivere alla maniera del Nazareno potrebbe essere il modo della liberazione. E per me lo è.
C’è un dato non secondario in tutto questo, che dottrinalmente è espresso più o meno così: “accettare la croce”, “prendere sulle spalle la propria croce”: ovvero, ci piace come Gesù è nato, ci piace come Gesù ha vissuto, ci piace molto meno come Gesù è morto, il fatto che sia risorto rimane spesso … leggenda.
Sono disposto ad essere crocifisso, se per caso riuscissi ad imitarlo così bene?
È questo che mi turba? È questo che consente agli spiriti immondi di sfrattarmi dalla mia casa e di stritolarmi?
Ma se vivo stritolato da tutto ciò cui io stesso accordo il potere di fare male a me e agli altri - gli spiriti immondi detengono il “primato del peggio” in termini di sofferenza da infliggere - non sarà per caso veramente liberatorio imitare il Cristo?
Bene. Un cristiano può farlo solo per fede nella Sua e nella nostra resurrezione.
Ho spesso notato che le persone genuine e trasparenti a volte creano disagio negli altri, come se i “veri esseri” smascherassero attraverso la propria condotta gli ipocriti, le persone superficiali, i bugiardi, perché è vero che ... il fuoco e l'acqua sono incompatibili.
Nella nostra storia Gesù non ha nemmeno bisogno di uno scambio diretto con l’indemoniato: lo spirito immondo si smaschera da solo: “Cosa ci fai qui, Gesù di Nazaret? Sei venuto per farci scomparire? So chi sei: sei abitato da Dio.”
Qualcosa nell’insegnamento di Gesù in quel momento, dentro la sinagoga, deve aver messo il terrore nel demone. Sia ancora sottolineato di passaggio: il demone sa chi è il Nazareno e sa chi è Dio. E infatti la malevolenza combatte ogni essere autentico fino alla propria catastrofe finale, se non v’è liberazione.
La Parola ha sempre molteplici funzioni e smaschera l’ambiguità tra la verità e la menzogna. 
È il caso sia del significato del “gridare”, sia dell’invito a tacere da parte di Gesù.
Il grido può provenire da coloro che, a ragione, soffrono - è il grido dei deboli, dei poveri, degli umiliati, degli offesi - ma anche dai “posseduti” - è il grido dei sopraffattori, degli sfruttatori, dei falsi testimoni, degli arroganti.
D’altro canto l’invito a tacere di Gesù, espresso con autorità, è un rimprovero per lo spirito immondo: “Taci! Esci da quell’uomo.”; vuol dire più o meno: smetti di urlare, lo sai la mia presenza dissolve la tua.
Molto diverso è, per esempio, l’invito a tacere sulla missione di Gesù, in qualche modo perché i tempi non sono maturi.
Certo, nel piano di Marco non è semplice comprendere il vero significato del Cristo in Gesù di Nazaret; almeno finché la croce non è nel nostro orizzonte di senso, e non lo è soprattutto la resurrezione.
La croce e la resurrezione vanno molto oltre la storia personale di Gesù di Nazaret: indicano un evento atteso, dentro il quale l'ordine del silenzio rifiuta ogni liberazioni magica, facile o illusoria.
Li ho visti quelli raggiunti dal Messia; vivono come quella persona incontrata qualche tempo fa: diceva a se stessa di essersi "divertita" per diversi anni (così descriveva costumi sessuali e abusi che ora giudicava licenziosi), poi, dopo aver visto morire i suoi amici, e aver accompagnato la propria compagna nei suoi ultimi momenti, in seguito alle cure, sorpreso di trovarsi ancora vivo dopo dieci anni, oggi non esita mai, se chiamato, ad andare al capezzale di una persona malata o morente.
Ora questa persona sa chi è veramente. Ora può vivere, ora può anche parlare, per insegnare la sua vita agli altri; ora la sua autenticità può disturbare tutti coloro che si nascondono dietro le molteplici maschere della menzogna.

Per me questa storia di esorcismo rappresenta ogni volta un momento di verità; cerco di guardarmi, a volto scoperto, e di vedere i miei "demoni", che gemono in me così tanto da non voler uscire.
Nell’attesa del Messia.

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