
È arrivato uno
Tempo d'estate, tempo di viaggi...
Se è vero che il viaggio è scoperta e apprendimento, si può imparare a viaggiare?
Possiamo imparare a viaggiare?
Nessuno studio teorico è possibile qui. S’impara, facendo; s’impara a viaggiare, viaggiando.
E se lo studio è sempre un andare oltre, il viaggio è allo stesso tempo concretezza e metafora dell’andare oltre, dell’uscire, dell’esporsi al non conosciuto, dell’esistenza stessa.
Uscire: tutto inizia da lì. Dall’imperativo continuo ad uscire: dall'utero della madre, dalla culla, dall'ombra addossata alla casa paterna, dai contorni del paese o della contrada...
Anche la corsa dei bambini è sempre stata un andare un po’ più lontano del cortile di casa, a piedi prima, poi con la bicicletta, il motorino… la macchina… il treno… l’aereo…
La spinta a scoprire il mondo, a crescere, ad autonomizzarsi lancia verso l’erranza, di abramitica memoria.
Andare: lasciarsi sedurre da ciò che non si conosce, sfidare l'esterno, svoltare altrove.
Sono forse le prime tre “stranezze”, le tre varietà di approssimarsi all'alterità, i primi tre modi di esporsi, perché non c'è apprendimento senza esposizione, spesso pericolosa, all'altro.
Sì, il viaggiare forma, a qualsiasi età, al viaggiare è legata anche una domanda educativa per i giovani, portata avanti da molti pensatori. A cominciare da Rousseau, non la piattaforma, il filosofo, quello de L’Emile o dell’educazione.
E se il viaggio è apprendimento, dicevo, si può imparare a viaggiare? A viaggiare "bene"? Ad approfittare di questa grande esperienza? Del rischio, dell’altrove, del diventare straniero e infine, del tornare, come Ulisse? Chi lo sa?
I viaggi sono un po' come le storie d'amore, bisogna viverli per sapere come andrà a finire.
Bisogna esercitare prudenza, ma anche saper essere imprudenti al momento giusto.
Il viaggio nel quale s’impara non è un percorso predeterminato, non una gita organizzata, di carattere turistico o culturale. Aveva ragione Bruce Chatwin quando scriveva che l’uomo, umanizzandosi, aveva acquisito insieme alla posizione eretta e al passo sicuro, un istinto migratorio, inseparabile dal suo sistema nervoso; di più, il nomadismo sarebbe il motore della storia, non foss’altro perché i monoteismi sono sorti nel mondo pastorale, per definizione nomade.
Pensandoci bene, secondo Luca, il Cristo, subito dopo aver insegnato a pregare il “Padre Nostro”[1], diede l’insegnamento di chiedere con insistenza, di cercare, di bussare per un altro giunto da un viaggio. Perché?
Credo perché siamo tutti in viaggio e si può cercare, chiedere e bussare veramente solo per qualcun altro. Perché noi riusciamo a comprendere solo per amore ciò…che è importante, e spesso lo riusciamo a scorgere prima per gli altri che per noi stessi.
La chiave per me è tutta qui.
Forse è vero che siamo il poetico sogno di Dio, ma questo si può scoprire solo camminando, cercando, bussando, chiedendo.
È arrivato uno...è giunto da me un amico da un viaggio!…Scusate, devo andare... ho da cercare, bussare, chiedere, pregare...
[1] Lc 11,1-13.
N.B. In copertina adattamento di un celebre quadro di Gauguin, allegoria delle età della vita.

