
Cuculo
Trovare lavoro in tempi difficili come i nostri non è facile e non lo è neppure mantenere un’occupazione. Bisogna tenersi in forma… ma come farlo da soli?
Per venire incontro a queste difficoltà e risolverle, non poche, ma tanto ingegnose persone, animate da buoni sentimenti, si sono lasciate prendere dalla passione di aiutare.
Si sono così sviluppate le professioni dette di “aiuto”.
Come non tessere l’elogio di questi nuovi “buoni samaritani”?
Da decenni assistiamo alla fioritura di professioni alla moda, con tanto di certificazioni, titoli, master e quant’altro, votate all’aiuto.
È nato il trainer, il counselor, il coach, ciascuno con molteplici aggettivi che qualificano il tipo di specializzazione nell’accompagnare la persona verso il pieno sviluppo, la piena realizzazione.
Una volta c’era solo il prete, poi, con il progredire del pensiero positivista, sono nati gli psicoanalisti, poi gli psicologi, poi il counselor, adesso c’è anche il coach, una sorta d’istruttore che aiuta a superare ostacoli: di relazione sul lavoro, nella coppia, nella famiglia, …forse nell'umanità tutta intera e (perché no?) …forse anche oltre! Insomma un vero management del benessere che promette di risolvere problemi.
Qualcuno si ricorderà di quel supereroe dei cartoni, fantasticamente tecnologico, in grado di compiere voli spettacolari… Come si chiamava? Sì, ecco: Buzz Lightyear! Un giocattolo nuovo, che volava urlando “Verso l’infinito e oltreeee!” e cercava di screditare il vecchio sceriffo Woody, altro giocattolo ormai antico: erano i protagonisti di Toy Story.
Qui però siamo nella vita reale, e dunque, ritornando alla realtà …sono nati anche gli influencer, vere e proprie star delle trafficatissime reti social, sulle quali impazza il Nuovo Verbo: il globish[1].
È tutto un rutilante volo tra feed-back, human resources, personal trainer, PT Solution, mental training, mental coach, wellness, health-life-relationship-parent-leadership-business-executive-team coaching - e tanto altro ancora che avrò dimenticato - per atterrare sul… “MONITORAGGIO ON THE JOB”.
Siamo al vuoto del pensiero, che paradossalmente coincide con il pieno della fantasia; mi spiego meglio: chiarisco che il problema non è il coach, che andrebbe anche bene: un lavoro come un altro.
Il problema è costituito dalla visione di fondo o, forse, dall’assenza di una visione di fondo.
Si crede risolvibile qualsiasi problema sulla base dell’infinito potenziale della mente umana, allenata o allenabile. Questa visione del mondo ha lo svantaggio rilevante di ridimensionare e occultare sistematicamente ogni aspetto tragico dell’esistenza. L’unico fine è il superamento dell’ostacolo in vista del successo individuale, assiomaticamente considerato IL fine, eventualmente non raggiungibile soltanto dallo sprovveduto, forse anche un po’ ignorante.
Contesti, costrizioni, costruzioni culturali e storiche vengono annientate dalla fiducia nelle strategie dell’esperto e nel potenziale della mente. L’esperto vende non solo il segreto del successo individuale, ma anche la congiunta felicità. Successo e felicità sembrano essere diventati sinonimi.
Ho incontrato uno di questi esperti durante una riunione che avrebbe dovuto essere costruttiva. L’esperto adoperava per la verità una ricetta piuttosto banale: il metodo principale consisteva nell’individuare i responsabili delle proprie disgrazie e del proprio malessere.
L’esperto diceva, dopo tenere allusioni alla sua infanzia e dopo aver evocato con viso illuminato e illuminante i suoi studi americani (of course!), che l'intero dramma delle valutazioni mortifere piombate addosso a tante persone… risale - com’è ovvio - a Genesi 3.
Certo sapevate che “IL PECCATO ORIGINALE” ha guastato l’esistenza di tante persone, ma sono certo che molti di voi ignorano ancora che effetto simile ha avuto, per esempio, la votazione in decimi inventata dalla Compagnia di Gesù agli albori della modernità.
Ricordate quel 4 in pagella? Ecco, di quello stiamo parlando.
L’esperto dispensava tutto il suo sapere iniziatico con un grande sorriso sulle labbra, pieno di benevolenza da attore consumato, e lo proiettava in una coreografia di forme, luci e colori abbaglianti in forma di slideshow(!)
Il guru praticava meravigliosamente la strategia del cuculo: il volatile che depone le uova nel nido degli altri: dava consigli, trasmetteva sapere, anche guadagnava, scusate se sono un po’ duro, su una incapacità iniziale “data” di altre persone ad inquadrare e risolvere un problema.
Voglio solo dire che un gruppo nel quale il malessere dell’anima del singolo o di tutto il gruppo è divenuto fonte di guadagno per molti deve porsi più di una domanda sulle proprie strategie, se non addirittura imparare a difendersene.
Nel vuoto del pensiero, nell’assenza di una visione del mondo di ampio respiro, il proliferare fantastico del problem-solving esistenziale come cura troneggia sulla rimozione della causa, sull’abbattimento reale dell’ostacolo.
Di questo passo non diremo più e finiremo per dimenticare ogni verità sull’origine reale dei problemi, sulle loro cause, che non stanno nella sofferenza del singolo, che è sempre e solo una conseguenza, ma negli egoismi individuali che si contrappongono al bene comune, scaricando in genere sui singoli la responsabilità morale di ciò che non va come ci si aspetta che dovrebbe andare.
Si noti che spesso i singoli non riescono a vedere i meccanismi generali che tendono a regolare i rapporti tra gli uomini, proprio come alcune vittime del cuculo non si rendono conto di covare uova altrui.
[1] Termine nato dalla fusione delle parole "globe" (globo) e "english" (inglese), (inglese globale), è una versione semplificata dell’inglese che si prefigge di usare solo i termini e le frasi più comuni e semplici della lingua.

