Prima domenica di Avvento.
Il Vangelo del giorno ci dice che quando verrà il figlio dell’uomo
fra due uomini nel campo uno sarà preso e l’altro lasciato, fra due donne alla mola una sarà presa e l’altra lasciata; è necessario vegliare come farebbe il padrone di casa, cosciente che il ladro può sopraggiungere da un momento all’altro.[1]
Chi è il ladro? Chi viene preso? Chi viene lasciato?
La Parola induce al tremore. Dobbiamo vegliare e accorgerci.
È possibile che il Signore misericordioso, lo stesso che ordina di perdonare settantasette volte sette, al suo arrivo divida l’umanità in due metà: quella buona cui donare la vita e quella cattiva alla quale sono riservati pianto e stridore di denti?
A me sembra una interpretazione troppo matematica.
E poi, perché cominciare così l’Avvento?
Si parla di parusia del Signore, di presenza del Signore; siamo a Natale, a Pasqua, a Pentecoste o in pieno Apocalisse?
Siamo al momento dell’irruzione del figlio dell’uomo.
Non importa esattamente quando, in quale circostanza del nostro tempo personale.
Anzi. Il tempo è del tutto irrilevante, perché la nostra dimensione temporale non è quella dell’eternità.
Il momento dell’irruzione del figlio dell’uomo è quel punto in cui la nostra dimensione temporale entra in rotta di collisione con l’eternità, esattamente come nel momento in cui siamo concepiti, come nel momento in cui veniamo alla luce, come nel momento in cui scopriamo improvvisamente la fede, come nel momento in cui moriamo, come nel momento in cui ci svegliamo alla vita nuova.
Non è il figlio dell’uomo che viene a prenderne uno e a lasciarne un altro, siamo noi che dobbiamo essere uniti e non farci trovare doppi.
Quando? In ogni momento del nostro vivere, nelle nostre attività quotidiane.
Tutto quanto va oltre è mistero.
La conclusione della storia viene illuminata come da un faro da Isaia: nella prima lettura[2] dice:
“Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra”.
Al tempo di Noè gli uomini “mangiavano e bevevano […] e non si accorsero di nulla […]”
L’Avvento è il tempo dell’accorgersi, dell’uscire dalla superficialità, dalla sbadataggine, dall’avere la testa sempre altrove, incastrata in realtà aumentate, specchiata nel virtuale, magari avendo cuori e corpi disconnessi.
“State pronti perché nell’ora che non immaginate il Figlio dell’Uomo verrà.”
Come un ladro.
Un ladro particolare: non da evitare, ma cui andare incontro.
Non è una rapina, è un dono.
[1] Mt 24,37-44.
[2] Is 2,1-5.