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Aspettare un altro?

| Enzo O. Verzeletti


"Sei tu quello che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?"

Parole che sembrano contenere più di una domanda, quelle del Vangelo di domenica prossima[1]: sembrano addirittura un'accusa: “Dov’è Dio?” “Cosa fa Dio?”
Potrebbero essere le parole di tanti, troppi, sopraffatti dal calvario, oltraggiati dalle ingiustizie.

Perché il calvario di mio nipote? Perché la sofferenza degli innocenti?
Ma anche, in fondo, perché la sofferenza dei colpevoli? Perché noi li pensiamo meritevoli di giusta punizione? Perché si pensa che in genere, razza insensibile, non soffrano?

Perché questi uomini, queste donne, questi bambini, innocenti, uccisi o paralizzati, solo perché sono nati a Mosul o ad Aleppo? Perché tutte queste vittime di mine o attentatori suicidi in Siria e in Iraq?
"Sei tu quello che deve venire, o dobbiamo aspettare un altro?"

Quest’ultima domanda però non l’ho fatta io, l’ha fatta Giovanni Battista: quando era in prigione.
Giovanni? Ma come? Lui che aveva riconosciuto il Messia, ancor prima di nascere, quando le loro madri erano in attesa? Lui che l’aveva immediatamente riconosciuto di nuovo al battesimo nel Giordano?

Che strano: Gesù, invece di comportarsi come un profeta che parla con forza, condanna e minaccia alla maniera di Geremia, racconta parabole e aiuta pubblicani e peccatori; l'uomo al quale Giovanni dice di non essere degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali non “ha in mano il ventilabro per ripulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel granaio"[2].
Forse non è Gesù il formidabile giudice che comanda al fuoco di scendere dal cielo sui malvagi? Forse non è Gesù il potente Messia che manifesta la gloria di Dio sconvolgendo il mondo cui siamo ormai troppo bene abituati?
Questo è il dubbio del Battista raccontato nel vangelo:
"Sei tu quello che deve venire, o dobbiamo aspettare un altro?"
Lui risponde:
"Andate a dire a Giovanni quello che ascoltate e vedete: i ciechi vedono, i lebbrosi vengono purificati, i sordi ascoltano, i morti vengono risuscitati e la buona notizia è annunciata ai poveri."
Forse Dio, per venire nel mondo, ha scelto la via dell'incarnazione piuttosto che quella della manifestazione del potere, forse è diventato uomo tra gli uomini per trasformare il mondo dall'interno e non dall'esterno…
Cosa sta facendo Dio?
Non sembra fare nulla di quello che ci apparirebbe veramente straordinario e degno della sua potenza: non devia la pallottola del tiratore impazzito, non allontana l'aereo dal terrorista fanatico, non afferra la roccia che cade dalla montagna, la slavina che scende a valle, non ferma i cataclismi, i terremoti, gli tsunami, non risana con un tocco tutti i malati terminali.
Sono certo che i segni della sua presenza oggi, nel nostro mondo, sono gli stessi di quelli del passato, quelli che Lui stesso ricorda a Giovanni Battista:
"I ciechi vedono, i lebbrosi sono purificati, i sordi ascoltano, i morti risorgono, e la buona notizia è annunciata ai poveri."
I segni della presenza di Gesù si realizzano quando uomini e donne mettono in pratica le sue parole: "Avevo fame ... Ero straniero ... Ero in prigione ... Ero malato ... mi avete ... "

"Avevo fame":
pochi giorni fa ho visto uomini e donne che ricevevano prodotti alimentari alle porte dei supermercati per aiutare le mense dei poveri.
Ho visto e vedo organizzazioni benefiche che aiutano i sofferenti e i disabili di tutto il mondo e che agiscono solo grazie alla generosità.

"Ero straniero”:
Ho visto e vedo accogliere persone in fuga dal loro paese in guerra, abbandonando le loro proprietà e rischiando la vita sulla strada dell'esilio.

"Ero prigioniero":
vedo persone prigioniere di stupefacenti, altre vittime dell’AIDS, altre ancora schiave semplicemente di passioni incontrollate;
ho visto e vedo persone preoccupate per la salute fisica o morale di altri.

"Ero malato.":
ho visto e vedo non solo negli ospedali e nelle case di riposo, persone che trascorrono del tempo ascoltando, confortando, portando gioia e consolazione.

Dove sei Gesù? Cosa stai facendo in tutto questo?
Forse sei lì, esattamente dove siamo noi e stai facendo quello che hai sempre fatto:
agisci in noi e per noi e continui a ripetere sempre:
"I ciechi vedono, i lebbrosi vengono purificati, i sordi ascoltano, i morti vengono risuscitati e la buona notizia viene annunciata ai poveri."

Sei tu quello che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?

 

[1] Mt 11,2-11.

[2] Lc 3,16-17.