Argante, l'internauta
Molière sapeva dare titoli suggestivi alle sue commedie, come "Sganarello o il cornuto immaginario", "Il dottore amoroso", "Gli importuni", "La scuola dei mariti", "La scuola delle mogli".
“Il malato immaginario”, ad esempio, è una commedia molto nota e i personaggi che la popolano sono esilaranti.
Argante, il malato, ricco e ipocondriaco, soppesa il prezzo delle medicine, la perfida Belinda, la sua bella moglie, invece, non aspira altro che alla ricca eredità, mentre la figlia Angelica, convenientemente promessa dal padre al figlio del medico, ama un altro: il bel Cleante.
Non altrimenti che Olezzo, Purgone e Buonafede potevano chiamarsi rispettivamente il farmacista, il dottore e il notaio, mentre Pulcinella, che ama non riamato Angelica, fa l’usuraio. Infine Beraldo, fratello del malato immaginario, tenta di allertare Argante, affinché si avveda che tutti all’intorno mirano a spremerlo ben bene come un limone.
Mi chiedo: ma se Molière rivivesse oggi, avrebbe scritto una commedia intitolata "Il malato virtuale"? Se non gli fosse toccato in sorte di vivere nell’epoca di Luigi XIV, avrebbe trovato oggi il favore di altri re?
Pensate da quale irresistibile impulso creativo avrebbe potuto essere afferrato nel vedere giovanotti armati di smartphones, inquadrare il mondo per catturare dei Pokemon Go! - Quand’anche fossero dei Don Bosco Go o alla ricerca di un "sesto continente" (da colonizzare) –
O nell’osservare distinti signori risucchiati dal tubo dello you virtuale, come nel marchingegno della macchina del tempo. Oppure inebriati da formidabili strumenti tecnologici, atti a far esperire in tempo reale l’allontanamento da tutto ciò che sta a pochi passi. Il tutto in nome della realtà aumentata e della mixed reality, quasi vittime di pozioni allucinogene, capaci di trasportare nell’oceano del non luogo e dell’eterno e onnipotente etere.
Per non parlare degli iperconnessi in chat, di lavoro e non (21 messaggi nel tempo di un secondo, da 14 accounts, di cui 7 di gruppo), e dell’internauta ossessivo-compulsivo dal clic seriale sulla straordinaria iconcina “aggiorna”, noto click worker, che apre un pacco dopo l’altro, scatole cinesi, tenendosi funambolicamente in equilibrio sulla rete, che sta sotto e non si sa se per salvarlo o catturarlo.
Mentre Pulcinella tesse nell’ombra, lontano dai riflettori, le maglie della rete, i vari Buonafede, Purgone ed Olezzo (psichiatri, psicologi, assistenti sociali, ma anche politici, giornalisti, opinionisti, economisti, informatici, “maghi” e “fattucchiere”) dispensano sapienti consigli, ricette, segreti del benessere, false cure, manie e nuovi karma.
La commedia di Molière, come il suo tempo richiedeva, è a buon fine. A parte i medici, spesso descritti ad arte ed esageratamente come figure egoiste, ipocrite, avare, formaliste, occorre smascherare Pulcinella, per non rimanere ingabbiati nella cella digitale.
Fuor di metafora, la rete, il web, se non adoperata come analgesico contro la solitudine o per fabbricare falsi bisogni in nome del business, ha un potenziale di condivisione di saperi e contenuti che può diventare strumento di dialogo. Perché non sia solo mezzo per coltivare un’immagine di sé da vetrina, o una continua playstation per giocare al proprio gioco preferito, quale che sia, occorre ritrovare il senso delle parole e la dignità dei contenuti per tessere le maglie della relazione con il tu, costruire la comunità reale e abitare un luogo fisico.

