
Andiamo altrove
Al mattino si alzò quando ancora era buio
e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto
e là pregava.
Marco 1,29-39 - Domenica, 7 febbraio 2021 - Anno B.
Marco sembra qui descrivere una giornata “tipo” di Gesù di Nazaret, articolata in quattro episodi fondamentali, che hanno luogo subito dopo la guarigione dell’indemoniato all’interno della sinagoga: la liberazione della suocera di Simone dalla febbre; la liberazione di molti altri da malattie e demoni; il ritiro in preghiera; la decisione di andare a predicare altrove.
Ognuno di questi episodi è definito da una modalità precisa di realizzazione. Innanzitutto, si svolgono a Cafarnao e s’inseriscono tra l’uscita dalla sinagoga e la ripresa del cammino per le strade della Galilea, il tutto tra la tarda mattinata del sabato e il mattino del giorno successivo.
Come e perché Gesù guarisce la suocera di Simone?
Semplice: la guarisce perché altri glielo chiedono. Si era recato a casa di Simone con altri tre discepoli, presumibilmente per il pasto, ma la donna è malata; non si parla affatto di compassione da parte di Gesù o di un'intima connessione con lei; così la prende per mano e la solleva. Non sono parole che abbiano bisogno di interpretazioni speciali; se qualcuno non sta bene o è molto affaticato, tentiamo anche noi di “sollevarlo” dandogli una mano. Gli effetti non sono sempre gli stessi evidentemente, e forse neanche interveniamo sempre quando qualcuno ce lo chiede.
Invece, la suocera di Simone, guarita, poi può cominciare a “servire” Gesù e i discepoli.
La cosa oggi potrebbe far sorridere, o addirittura suscitare ondate … di sdegno femminista.
Non mi sembra il caso. Sappiamo fin dal secolo scorso, da alcuni scavi archeologici, che la prima chiesa di Cafarnao fu costruita sopra una casa privata con graffiti sulle mura della sala principale, che testimoniano di una comunità cristiana solita riunirsi lì per il culto fin dalle origini del cristianesimo. Probabilmente la prima comunità cristiana, di cui la suocera di Pietro era membro eminente, in quel sabato, all’uscita dalla sinagoga, s’incontra e si riunisce in casa di Simone per il pasto in comune. Si tratta della prima chiesa domestica.
Arriviamo così al secondo momento del brano di oggi: sopraggiunta la sera, davanti alla porta di quella stessa casa, si affollano - portati da altri - malati e indemoniati; hanno saputo della straordinaria potenza di Gesù e sanno che Gesù è in quella casa; non dimentichiamo che la guarigione dell’indemoniato in mattinata era avvenuta davanti agli occhi di tutti, quando lo spirito immondo aveva dato autonomamente in escandescenze, sentendosi in qualche modo chiamato in causa.
Gesù opera molte guarigioni, ma non permette ai demoni di parlare, perché non vuole che le persone sappiano chi è. La particolare atmosfera di segretezza, qui, ha un senso così rilevante, che forse dovremmo anche noi farci scrupolo a parlarne.
L’unico motivo per cui se ne parla è perché dopo la crocifissione, la resurrezione e la discesa dello Spirito, l’imperativo del Cristo ai suoi inviati è proprio parlarne. A tutti.
Nel parlarne non possiamo correre il rischio che la mente umana cristallizzi il Cristo in un'immagine fuorviante: anche se i termini usati sono nobili come quelli di "Figlio di Dio" o "Messia" non possiamo congelare Dio in concetti o rappresentazioni che immaginiamo noti.
Farlo significherebbe incorrere in forme di idolatria. Da queste prende le distanze il Cristo per primo, quando dice “Andiamocene altrove”.
Mi spiego meglio: non è forse vero che quando qualcuno accetta un ruolo che gli viene conferito, tutti credono di sapere quello che quella persona dovrà fare nel migliore dei modi?
Se non risponde alle nostre aspettative, meglio offrire il suo ruolo a qualcun altro che saprà farlo senz’altro meglio! Come i leader della politica...nessuno dei quali però, per nostra fortuna, è un dio. Ma gli umani sono abituati ai personalismi, si sa, che consentono sempre di abbattere idoli per issarne altri, ugualmente caduchi.
Il terzo momento fondamentale ci presenta Gesù che prega. Nel deserto. Come forse ho già detto ... altrove … il deserto è il luogo del vuoto assoluto da ogni genere di distrazione, necessario per mettersi in attesa e in ascolto dello Spirito. Gesù prende le distanze da tutto ciò che ha costituito la sua giornata, per riconnettersi con la fonte della sua missione e della sua ispirazione: con il Padre.
Sappiamo da quel che segue che andrà con i suoi discepoli “altrove”, per le strade della Galilea, in mezzo agli uomini e alle donne di ogni tempo per portare la sua presenza di accompagnamento, guaritrice e salvifica.
Il Nazareno trasmette una forza trasformatrice, ma la sua azione non ha mai mirato alla propria promozione, ad alcuna ideologia o a qualsiasi altra visione preconcetta del mondo.
Se agisce, è perché è chiamato, perché gli viene chiesto di farlo; solo per amore; non è un attivista che ha bisogno di attivarsi per sentirsi significativo. Il Cristo è il significato in sé.
Agisce, perché le persone ripongono in Lui la loro speranza - e alcuni lo fanno pregando solo la preghiera che Lui ha insegnato - ma allo stesso tempo rifiuta che la Sua azione venga ostacolata dal piedistallo alla messianicità, costruito dagli uomini. Restando in preghiera lo stesso Gesù si mette all’ascolto di tutte quelle grida che possono essere udite solo nel silenzio del cuore.
Per quanto paradossale possa sembrare, la guarigione deriva sempre dalla Sua preghiera, perché quando noi preghiamo, Lui prega con noi.
“Quando due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”.

