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Fuga in Egitto

| Enzo O. Verzeletti


L'eroe di questo episodio non è Gesù, è Giuseppe.

È a lui che Dio parla.
È Giuseppe che si prende cura della moglie e del figlio, è lui che organizza la fuga, è lui che guida il Messia lontano dal pericolo, è lui che “salva” il Salvatore.
Giuseppe è un umile eroe, spodestato anche del titolo di "padre" (il Vangelo non lo chiama mai “padre” …), ma che educa, protegge, guida e ama.

Matteo si impegna a raccontarci la storia della salvezza, che narra di un mondo violento e ingiusto, conforme al nostro, a quello che anche noi conosciamo: gli abusi esistono ancora e alle persone innocenti non viene risparmiata la durezza della vita; un mondo in cui la vedova e l'orfano non sono protetti e i deboli sono vittime dei forti.

I Magi se ne sono appena andati, e la vita è nuovamente capovolta: Giuseppe deve assumersi le proprie responsabilità come capo della sua famiglia e protettore della vita di Gesù e di Maria.
Tutto riposa su di lui - è chiamato per nome 4 volte tra i versetti 13 e 23 - Tuttavia non dice una parola, si alza, si mette in movimento, agisce, “obbedisce”.
Ancora una volta, durante il sonno, riceve una parola dal cielo – “Alzati!” che significa per lui partire il più presto possibile, prendere la via dell'esilio in Egitto, perché Erode non verrà ad adorare, ma ad uccidere.

“Alzati!” – È un'espressione imperativa frequente nella Bibbia:
"Alzati Elia e mangia"[1]
"Alzati, mia amata"[2]
"Alzati, Giona, vai a Ninive”[3]
“Alzati, Gerusalemme”[4]

Alzati! … È un imperativo ancora più frequente nel Nuovo Testamento.
Comincia proprio con Giuseppe:
"Alzati! Porta il bambino e sua madre e fuggi in Egitto.

Gesù dice al paralitico guarendolo:
"Alzati, prendi il tuo lettuccio e torna a casa".[5]
Dopo la trasfigurazione, Gesù ai discepoli:
"Alzatevi! Non temete!”[6]
Nel giardino del Getsemani, Gesù viene a risvegliare i discepoli:
"Alzatevi, andiamo."[7]
Gesù guarisce la figlia di Giairo, afferra la bambina per mano e dice:
"Talitha koum[8]
Gesù rianima il figlio della vedova di Naïm mentre viene portato al cimitero, ferma i portatori e dice:
“Giovinetto, dico a te, alzati!”[9]

Dio vuole uomini in piedi, suscita uomini attivi.

Se riesco ad ascoltare, potrei anche sentire, ad un certo punto della mia giornata o della mia vita, questo comando di Dio:
"Alzati! Svegliati ! Cammina!"
Giuseppe ci mostra silenziosamente come rispondere.[10]

Con la fuga in Egitto, Gesù, nato da poco, conoscerà immediatamente l'esilio e la vita dei rifugiati. Rivivrà simbolicamente l'esilio di Mosè in fuga dal faraone che voleva ucciderlo.[11]
Questa similitudine biblica è un accostamento che consente a Matteo di comprendere e annunciare che Gesù è il nuovo Mosè protetto da Dio, che porterà tutti i popoli verso la Terra Promessa.
Così l'intera storia di Israele ricomincia con la venuta di Gesù.

"Erode cercherà il bambino per farlo morire."[12]
Perché questa implacabilità contro Gesù fin dalla sua prima infanzia?
Perché questo scontro che durerà per tutta la sua vita pubblica e che lo condurrà alla Croce?
Perché sono contro di lui il potere religioso - i capi dei Sacerdoti, cioè i discendenti di coloro che avevano svelato a Erode il tempo e il luogo della nascita del Messia - e il potere politico – Erode e i Romani – ?
Perché questo rimando simbolico al Vecchio Testamento rappresentato dal ricordo del Faraone e dall’esercito egiziano contro Mosè?

Proviamo a immaginare come possa essere stata vissuta una simile partenza, in fretta e furia, per Giuseppe, Maria e Gesù, nel mezzo della notte, il bambino piccolo, verso l'ignoto…
Eppure tutto era andato così bene durante la visita dei Magi. E invece ora, è necessario partire, scappare, senza alcun tempo e modo per prepararsi o spiegare a questo e a quello - ai vicini – il perché.

Il perché è chiaro: l’imperativo è "proteggere" Colui il cui nome significa "Dio salva" e che si è messo nelle mani degli uomini.
Giuseppe comprende questa missione: la assume, semplicemente “obbedisce”, con grande maturità.
Giuseppe è per noi uno dei simboli più forti dell’obbedienza “significativa”, quella che davanti all’appello della voce interiore della coscienza non esita ad alzarsi e a rispondere assumendosi le proprie responsabilità, perché qualsiasi rischio è senz’altro minore di quello derivato dallo schivare e dal disattendere la fiducia del Signore nei nostri confronti, ancor prima che la nostra nei Suoi.

Sappiamo che Giuseppe rimase in Egitto fino alla morte di Erode: quindi affrontò tutti i problemi conseguenti alla fuga: il viaggio, la ricerca di un tetto, la ricerca di un lavoro per sopravvivere in un paese straniero.
Questa fu la sfida di Giuseppe, da superare giorno dopo giorno.

Quando Erode muore - circa 750 anni dopo la fondazione di Roma - Gesù è in esilio sulla terra, esattamente come lo saranno i suoi discepoli dopo di lui;
si descriveranno come stranieri e pellegrini.
Hanno capito e si ricordano che la loro patria è stata data loro da un Tutto Altro, trovato oltre i marchi visibili e le identità attribuite.

Che cosa significa avere fede se non avere la convinzione di un al di là di noi stessi che ci regala in eterno la gratitudine che cerchiamo, che riconosce il nostro valore umano e ci assicura il nostro posto nell’universo?

Se Gesù è in esilio sulla terra, si può comprendere che la sua terra natia non è né Betlemme, né Nazareth, ma è data da una Provvidenza che si prende cura di lui, così come veglia sugli uccelli del cielo e sui fiori del campo.

A noi sta solo configurare il nostro esilio in responsabilità e libertà, e finché non ne saremo capaci tutti, il Cristo, con tutta l’umanità, sarà sempre in esilio.

I limiti del provvisorio, che definiscono la nostra condizione di esseri umani, ci invitano alla ricerca incessante, alla libertà, alla responsabilità.
L'assunzione di responsabilità è quel mettersi in piedi e andare, o cominciare, o ricominciare attivamente; necessita per vivere tutti della gratuità della grazia e del perdono; certamente non possiamo ripetere il passato, per rifare meglio e realizzare ora ciò che sembra mancarci.
Ma la libertà è una gran bella cosa, perché ci permette di dare forma alla nostra storia personale nel tempo che ci viene dato...

Un Buon Anno di cuore a tutti!
Che il 2020 ci trovi in piedi…

 

[1] 1 Re 19,5.

[2] Ct 2,10.

[3] Gio 1,2.

[4] Is 60,1

[5] Mt 9,6.

[6] Mt 17,8.

[7] Mt 26,46.

[8] Mc 5,41 = “Fanciulla, io ti dico, alzati!”

[9] Lc 7,14.

[10] cfr Mt 1,20-24; 2,13-14; 2,20-23

[11] Es 2,15.

[12] Mt 2,14.