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Luce e Parola

| Enzo O. Verzeletti


Gli eventi celebrati in questi giorni sono la cosa più importante accaduta sulla terra.

Mi chiedo se non siano anche i più rilevanti accaduti “in cielo” dopo la creazione.

Per quanto Giovanni non parli esplicitamente della nascita di Gesù in una mangiatoia, il suo Vangelo ritorna nella Liturgia del tempo natalizio, per ben tre volte: Messa di Natale, del 31 dicembre e della seconda domenica dopo Natale.
Il Vangelo di domenica prossima[1] evoca la nascita del Nazareno come “inizio”, facendo eco al primo versetto del Genesi; Giovanni non richiama alla nostra memoria gli ultimi giorni di Erode, come Matteo, né i primi giorni dell'amministrazione romana, come Luca, ma il primo giorno in cui Dio parlò per creare il mondo; per l’evangelista l’accaduto non riguarda soltanto il mondo ebraico e/o l'impero romano, ma il mondo intero.

La nascita di Gesù Cristo non riguarda solo noi e la nostra civiltà: ha una rilevanza cosmica; dà significato al quasar più distante e violento come alla cellula più piccola del nostro corpo; è, dice l'evangelista, “all'inizio”, “all'inizio” di tutte le cose, di tutti gli esseri, di tutte le vite, di tutte le relazioni. Gesù stesso è l'Essere, la Vita, la Relazione.
“In principio era la Parola”, la Parola era Dio. È lo stesso Dio evocato dal Genesi e da tutto l’Antico Testamento: Dio unico in ogni senso del termine, uno e tanto unico da risultare inconoscibile, se Egli stesso non si fosse messo in relazione con gli uomini, comunicando la sua presenza col nascere nel mondo, in un preciso momento della storia, come uomo, per rivolgere la Sua Parola agli uomini, in ogni lingua e in ogni linguaggio.
È parlando, che Dio ha creato il mondo, ed è parlando che si è rivelato all’umanità

Può succedere di fare finta che tutto questo non sia mai accaduto, che non esista, oppure che sia una favola, o una leggenda significativa o anche proprio nulla.
In effetti si può condurre la propria vita senza preoccuparsi di Dio, preoccupandosi piuttosto di sé, della propria salute, carriera, felicità, famiglia. Ed è lo stesso anche per coloro che hanno meno degli altri, le preoccupazioni primarie sono la sopravvivenza e le necessità basilari e vengono sempre prima di ogni altra cosa: prima degli altri e prima di Dio.
Si certo, diciamo anche di credere in Dio, ma Dio rimane un’idea imbarazzante da alloggiare: tra scienza moderna - che fa anche a meno di lui - ed esegesi della Scrittura, che talvolta sembra non averne neanche bisogno.
Brancoliamo nell'oscurità - e talvolta affondiamo - senza preoccuparci del vento: del respiro di Dio.

Per Giovanni c’è un testimone che indica la Luce, il Battista, che non è la luce, la indica soltanto – e Giovanni stesso si fa testimone, “bucando” la nostra oscurità: anche lui è un testimone.
Testimone di cosa?
Testimone di una Parola che nell’Antico Testamento suonava così: “Ascolta, Israele, il Signore nostro Dio, il Signore è uno”[2]. Lo “Shema Israel” è la testimonianza dell’intera Sacra Scrittura, perché Israele è il popolo che ascolta la Parola. Dopo l’avvento del Cristo Israele non è più un popolo solo, ma diviene simbolo dell’intera umanità, delle genti di tutto il mondo.
Questo intendiamo quando parliamo di Chiesa con la C maiuscola: tutte le genti, illuminate dalla Parola di Dio.
L'esistenza della Chiesa non è una questione istituzionale: la Chiesa è dove due o tre sono riuniti nel Suo Nome, perché, dice Gesù, “io sono in mezzo a loro”[3].
E cosa vuol dire “essere riuniti nel Suo Nome”?
Lo dice lui stesso: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi.”[4]
Non si tratta quindi di essere membri di un’associazione religiosa, né di andare in chiesa ogni domenica: queste sono solo due conseguenze, due mezzi. La testimonianza data a Cristo è che ci sono figli di Dio nel mondo, che si amano come lui li amava: fino alla fine dell'esistenza, fino a dare la vita per i propri amici[5].

Ci siamo forse allontanati dal Natale?
Non credo. Nascendo nel mondo, Dio ha dato la sua vita, l’ha messa a disposizione del mondo, per coloro che ama.
Dalla mangiatoia alla croce è la stessa, unica vita offerta a tutti: una luce che illumina la nostra comprensione quando osiamo esporci ai suoi raggi, alla Parola del Dio vivente.
Come dice il salmista: “La tua parola è una lampada ai miei passi, luce sul mio cammino”[6].
Non è una luce che illumina come i fari di un palcoscenico, perché tu la rifletta e gli altri ti vedano, ma una luce che illumina e permette il cammino, proprio come la stella che guida i Magi.
Questa luce non è prodotto delle nostre opere, né degli astri, del sole o delle stelle, anch’esse create. Noi non siamo in grado di suscitare questa luce, né dalla moralità, né dai buoni comportamenti, neanche dalla filosofia o dalla matematica, e neanche dalla teologia o dalle buone pratiche.
Questa luce è la luce dell’inizio - del “primo giorno”, del Dio “uno”: la luce della Parola, è Cristo stesso, il figlio d’uomo e figlio di Dio, di cui celebriamo la nascita.
La cosa più preziosa che possiamo trasmettere, molto prima dei nostri beni, della nostra cultura, della nostra lingua o altro è proprio questa Parola; non si tratta di trasmettere carta stampata, vecchie leggi o vecchie storie, ma di viverla nella coscienza di essere parte di un’unica grande comunità di persone create per amare e rispettarsi: è solo questo di cui possiamo rendere testimonianza ai nostri figli, ai nostri vicini, ai nostri amici, con la testimonianza viva del nostro amore per loro.

“Non abbiate altro debito con nessuno, se non di amarvi gli uni gli altri”[7].

 

[1] Gv 1,1-18.

[2] "Ascolta Israele, il Signore nostro Dio, il Signore è uno.
Benedetto il nome del Suo glorioso regno per sempre, eternamente.
E amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue facoltà.
Siano queste parole che Io ti comando oggi, impresse nel tuo cuore. Le inculcherai ai tuoi figli, parlerai di esse stando in casa e andando per la via, coricandoti e alzandoti.
Le legherai come segno sulla tua mano, e siano sulla tua fronte, fra i tuoi occhi. Le scriverai sugli stipiti della porta della tua casa e della tua città" (Dt 6,4-9).

[3] Mt 18, 20.

[4] Gv 13, 34-35.

[5] Cfr. Gv 15, 12.

[6] Sal 119, 105

[7] Rm 13,8.


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