
Epifania del battesimo
La manifestazione di Dio al mondo
è il tema dell'Epifania
ed è anche il tema del battesimo di Gesù[1]: manifestazione di Dio a tutte le nazioni, ma più in particolare manifestazione di Dio ai poveri, alle persone sfavorite dalla vita o dalla società.
Ricorre in tutta la Bibbia: tutta la Bibbia è Epifania. La novità del Nuovo Testamento è che questa manifestazione non è prevedibile e marca la differenza tra Giovanni e Gesù.
Il Battista è un profeta, “un uomo mandato da Dio”[2] per provocare il presente in nome di un futuro in cui ogni storia personale viene trasformata per misericordia, giustizia e sapienza.
Il mondo – e i singoli – resiste, fraintende e ignora, urtando costantemente contro i comandamenti, calpestando la libertà e la dignità del prossimo; Giovanni è un uomo duro, aspro nelle parole e nei modi, “violento” e appassionato come tutti i profeti.
Come tutti i profeti, finirà sotto i colpi della persecuzione e della vendetta dei potenti: è un araldo della giustizia divina: proclama la priorità e il carattere assoluto dell’obbedienza a Dio: “Ama Dio con tutto il tuo essere, ama il tuo prossimo come te stesso”.
La predicazione profetica scorre costantemente tra la preoccupazione per i “piccoli” (poveri, malati, sofferenti) e il perseguimento della giustizia di Dio, intesa come rispetto dei comandamenti: le sventure dei piccoli sono viste come conseguenza del peccato dei grandi, che si oppongono alla giustizia divina. Il peccato è l’opposto della giustizia, la disobbedienza a Dio, il disprezzo verso i piccoli. Si dirà anche che la sventura è conseguenza del proprio peccato (vedi il discorso degli amici di Giobbe).
La Bibbia condanna il peccato dei ricchi e dei poveri, ma i secondi, peccatori quanto i ricchi, hanno più bisogno di aiuto, e forse più facilità a coglierlo, perché i ricchi sono pre-occupati dalla loro ricchezza.
La preoccupazione di Dio per i piccoli non viene dal loro senso di giustizia, ma dalla loro povertà o dalla loro sventura: hanno e sono nel bisogno.
Chiaro che non è scontato mettere i bravi da un lato e i cattivi dall'altro: la vita è più complicata di così.
Giovanni Battista predica l’urgenza del pentimento, perché pentirsi è trarre profitto dal perdono di Dio; sarebbe un peccato aspettare il letto di morte per farlo, e non approfittarne subito, un vero sperpero di grazia (e di tempo di vita, visto che “nessuno conosce il giorno o l'ora”.[3] Per Giovanni c'è anche un’altra urgenza: l’ora dalla giustizia di Dio viene non solo per ciascuno, ma per tutti e non immagina che quest’ora del giudizio possa accadere altrimenti dalla sua profezia, veemente e violenta come i tempi che vive: il ventilabro (la pala) farà danni.[4]
Io credo che non ci siano “buoni” e “malvagi”: ci sono peccatori pentiti e altri, per i quali non ci sarebbe salvezza, perché “nessuno è giusto, nemmeno uno”.[5]
C’è chi si tuffa nell’acqua del Giordano, immergendosi nel pentimento o nel riconoscimento delle proprie miserie, finché non viene tirato fuori dall’acqua. E ci sono altri, quelli che sguazzano nei loro agi, offuscamenti e immagini fasulle di sé e di dio come ci sono il fariseo e l’esattore. Entrambi pregano, ma il primo ringraziando di essere migliore degli altri[6], il secondo riconoscendo i propri limiti.[7]
Poi c’è qualcuno che non entra in nessuna scatola preconfezionata: c’è Gesù.
Gesù unico giusto.
Non ha motivo di entrare in acqua: non ha peccati da annegare per purificarsi, niente di Lui non appartiene già a Dio fin dal principio.
Ma Gesù non ha neppure motivo di stare sulla riva, seduto sulla “panchina dei beffardi”.[8]
Giovanni l’aveva detto: “…viene uno che è più forte di me, al quale io non son degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali: costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco…”.[9]
L’unico giusto non poteva che venire per rendere giustizia. Solo che il giustiziere non ha nulla da fare in acqua ...!
La venuta di Gesù confonde le acque. L’arrivo dei profeti e di Giovanni aveva già offuscato la separazione tra giusti e peccatori, sostituendola con la separazione tra pentiti e… autoreferenziali, ma Gesù nell’acqua, Gesù pentito, non sembrerebbe avere proprio senso.
Se colui che, senza macchia, viene a fare giustizia si siede sul banco degli imputati, di che stiamo parlando? Dove è andata a finire la giustizia di Dio?
Allora dove sta la linea di demarcazione tra bene e male? Dov'è la separazione?
La protesta di Giovanni è la nostra quando giudichiamo gli errori degli altri mostruosamente insopportabili. Dov’è la giustizia divina? Ma Dio non li condanna? Non mette ordine? Dovrebbe farlo per noi! Prenda in mano la situazione!
Gesù non risponde a questa aspettativa, per questo Giovanni, dalla prigione, manderà qualcuno a chiedergli: “Sei tu quello che deve venire, o dobbiamo aspettarne un altro?”[10]
Qui, però, tace…e “acconsente” … all’incomprensibile: «Lascia fare per ora, poiché conviene che così adempiamo ogni giustizia»[11].
La profezia di Giovanni si è conclusa. La giustizia retributiva è tramontata.
Il peccato rimane peccato, rimane condannabile e condannato, continua a generare il male, l’infelicità e la morte. Ciò che è cambiato sono i peccatori: io e te. Per dirla con Paolo, “la legge dello Spirito che dà vita in Cristo Gesù ti ha liberato dalla legge del peccato e della morte”[12].
La canna incrinata non sarà spezzata e lo stoppino fumigante non sarà spento…,perché le parole pronunciate su Gesù quando è uscito dall’acqua sono pronunciate anche su di me e su di te quando usciamo dall’acqua con Lui: “Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto”.[13]
Ecco cosa fa vivere il più peccatore dei peccatori. La giustizia di Dio condanna il peccato, ma rende giusto il peccatore. Ed è la percezione dello sguardo di Dio su di me e la Sua Parola che mi cambiano davvero. So di essere figlio di questo Padre, conosco il suo amore. Niente di naturale, di meritato neppure. Atto puro di amore. Il battesimo di Gesù dice la morte, e dice la mia risurrezione, dice che la nuova vita è possibile e offerta per me e per tutti coloro che sono peccatori come me.
Anche la proclamazione della giustizia di Dio è cambiata.
Posso, io peccatore, annunciare la condanna del peccato senza prendermi per più o altro da me stesso, semplicemente prendendomi per un figlio amato e perdonato dal Padre?
Posso annunciare che povertà, infelicità, oppressione potrebbero scomparire in mezzo alla Sua gente, in mezzo alla Sua creazione, se tutti ci risvegliassimo all’amore del prossimo?
Posso, puoi, chiamare i malati della vita alla guarigione?
Posso, puoi, agire liberamente per la giustizia, perché questa giustizia mi e ti è stata offerta per distribuirla?
Possiamo: il futuro è oggi; il Figlio di Dio si è fatto uomo e la Sua giustizia è stata resa nota al mondo; saremo Suoi testimoni, fino agli estremi confini della terra, con le parole e con la vita, perché siamo il miracolo di Dio manifestato nel cuore del mondo.
[1] Cfr. Mt 3,13-17.
[2] Gv 1,6.
[3] Mt 25,13.
[4] Cfr. Lc 3,17.
[5] Rm 3,10.
[6] Il fariseo, stando in piedi, pregava così dentro di sé: “O Dio, ti ringrazio che io non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri; neppure come questo pubblicano. Io digiuno due volte la settimana; pago la decima su tutto quello che possiedo. (Lc 18,11-12).
[7] Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore. (Lc, 18,13).
[8] Cfr. Sal 1,1.
[9] Lc 3,16.
[10] Lc 7,19.
[11] Mt 3,15.
[12] Rm 8,2.
[13] Mc 1,11.

